«Sul Cinema Massimo l’Amministrazione continua a presentare come successi quelli che sono semplici passaggi amministrativi, senza fare i conti con anni di ritardi e scadenze disattese. Prima l’approvazione del progetto, poi la gara, oggi l’aggiudicazione: la fabbrica degli annunci lavora a pieno ritmo, mentre il cantiere resta immobile, polveroso e impacchettato nel cuore della città. Ma dietro questa incessante comunicazione si nasconde il dato politicamente più significativo: uno dei luoghi simbolo della cultura aquilana non tornerà fruibile prima del 2029. E dopo tante promesse mancate, con quale credibilità si può chiedere agli aquilani di fidarsi anche di questa scadenza?
Basti ricordare che già a maggio il vicesindaco Raffaele Daniele, rispondendo alla mia interrogazione, prevedeva la stipula del contratto entro metà giugno, cui sarebbero seguiti 45 giorni per la progettazione esecutiva. Siamo al 30 ottobre e soltanto oggi viene comunicata l’aggiudicazione. Che fine ha fatto quel cronoprogramma?»
È quanto dichiara il consigliere comunale Alessandro Tomassoni (Gruppo Misto), tornando sul recupero del Cinema Massimo, già oggetto di sue precedenti iniziative ispettive sui luoghi della cultura cittadini e di un recente intervento in Consiglio comunale.
«Occorre distinguere gli annunci dai fatti: l’aggiudicazione non equivale alla stipula del contratto, né all’approvazione del progetto esecutivo, tantomeno all’avvio dei lavori. L’appalto integrato prevede ancora la progettazione esecutiva – incalza il consigliere – e non si può spacciare ogni passaggio amministrativo per una svolta senza spiegare le scadenze disattese. Mentre si celebrano i progressi sulla carta, il cantiere resta inesorabilmente fermo, a testimonianza della distanza tra la narrazione e la realtà.
Il primo lotto, relativo alla messa in sicurezza dell’edificio, si è concluso nell’ottobre 2018. Otto anni dopo, il Cinema Massimo è ancora chiuso, nonostante un progetto di fattibilità del 2020 e circa 7 milioni di euro di finanziamenti, in gran parte stanziati già nel 2016 e nel 2018, poi integrati nel 2024. Tra ritardi e criticità progettuali sollevate dalla Soprintendenza, i provvedimenti del 2026 riguardano ancora il secondo lotto, con ogni passaggio della stessa procedura celebrato come una nuova svolta.
C’è poi un dettaglio tutt’altro che secondario, anzi emblematico: mentre oggi si dà notizia dell’aggiudicazione, la piattaforma ufficiale delle gare del Comune, nella scheda n. 677, riporta ancora la dicitura “Proposta di aggiudicazione”. È soltanto un mancato aggiornamento del portale oppure manca ancora il provvedimento definitivo? Una distinzione giuridica e procedurale che merita un chiarimento.
Ci dica allora il vicesindaco Daniele se e quando sia stata formalizzata l’aggiudicazione definitiva, quando verrà stipulato il contratto e quale sia il cronoprogramma aggiornato, spiegando soprattutto perché le scadenze da lui stesso indicate siano state disattese. È ora che ai cittadini si forniscano risposte chiare e tempi verificabili, anziché celebrare continuamente passaggi amministrativi mentre il divario tra promesse e risultati continua ad allargarsi.
Il Cinema Massimo è uno dei luoghi dell’anima aquilana, simbolo di una socialità che ha segnato generazioni. Ed è questa la contraddizione di L’Aquila Capitale italiana della Cultura: non basta riempire le piazze di eventi nei fine settimana se il centro storico continua a essere privato di luoghi di incontro e aggregazione da vivere ogni giorno.
Al di là dell’ennesimo annuncio, dunque, la domanda resta sempre la stessa: quando inizieranno davvero i lavori e, soprattutto, quando il Cinema Massimo tornerà finalmente agli aquilani?» – conclude Tomassoni.
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