Cinema Massimo, Tomassoni attacca: “Riapertura non prima del 2029, simbolo dei ritardi della ricostruzione culturale”

Cinema Massimo, Tomassoni attacca: “Riapertura non prima del 2029, simbolo dei ritardi della ricostruzione culturale”
11 Mag 2026
L’interrogazione discussa oggi in Consiglio più che un atto ispettivo è un impegno verso i cittadini e la memoria storica di spazi che non sono meri edifici, ma l’anima sociale della nostra comunità. Recuperare questi preziosi luoghi di aggregazione significa contribuire a ridare vita al centro storico, lasciarli nell’oblio significa tradire l’identità stessa della città.
È quanto afferma il consigliere comunale Alessandro Tomassoni (Gruppo Misto), che lancia l’allarme sul recupero del Cinema Massimo, simbolo di una ricostruzione culturale o lenta o ferma al palo, da anni un cantiere inattivo, polveroso e impacchettato, nonostante annunci ottimistici.

La mia iniziativa ha squarciato il velo di una narrazione ufficiale ben lontana dalla realtà,” incalza Tomassoni. “I fatti dicono che il Cinema Massimo, tra ritardi progettuali e incertezze burocratiche, non riaprirà prima del 2029, come ammesso oggi in aula. Un fallimento certificato, tra l’altro, anche dalle dure osservazioni della Soprintendenza, che ha bocciato un’impostazione progettuale troppo modernista a scapito del restauro conservativo, necessario per tutelare gli elementi storici e identitari della struttura tanto cara agli aquilani.
“Non si può essere soddisfatti – prosegue – perché emerge una realtà diversa da quella raccontata finora: una narrazione piena di contraddizioni e “manovre di distrazione”, la verità è che il progetto, peraltro oneroso, è stato impostato male sin dall’inizio, e da lì derivano criticità e ritardi ormai evidenti.

“A gennaio 2026, in concomitanza con il deposito della mia interrogazione, è spuntato l’annuncio dell’approvazione del progetto esecutivo, solo poche settimane fa, a ridosso del Consiglio, quello sulla gara per i lavori del secondo lotto. Ma basta guardare il “cantiere” per capire la contraddizione: il progetto di fattibilità tecnico-economica risale al 2020 (DGC n. 545/2020) e i circa 7 milioni annunciati oggi non sono nuove risorse, ma fondi già stanziati dal CIPESS tra il 2016 (n.48) e il 2018 (n.24) per euro 4 milioni e 254 mila, poi integrati nel 2024 (n.58). Spacciare per novità fondi in dote da quasi un decennio è fuorviante.”

“Dunque il bilancio è abbastanza impietoso nella città Capitale della cultura in corso – prosegue il Consigliere del Gruppo Misto -: un Cinema che non riaprirà prima del 2029, un Teatro Comunale ancora assente dopo 17 anni e che riavremo, probabilmente, solo per lo scorcio finale di “L’Aquila Capitale della Cultura 2026”, un Teatro San Filippo riaperto soltanto da qualche settimana, diversi altri spazi culturali cittadini ancora senza certezze sui tempi di recupero.
“Un’inerzia che incide inevitabilmente sul modello di città. la vera sfida è costruire una comunità viva ogni giorno, restituendo centralità alla qualità della vita, ai servizi essenziali, agli spazi di socialità, alla cultura accessibile e alle condizioni che permettono a cittadini, famiglie, giovani e attività economiche di vivere stabilmente il centro storico.

L’Aquila avrebbe bisogno di una prospettiva organica e duratura, non di interventi frammentati o legati alle scadenze elettorali: non bastano iniziative episodiche o importate da altre realtà se non si rafforza prima il tessuto locale e i suoi luoghi di aggregazione, fisici e culturali, come non pensare al mercato cittadino in Piazza Duomo, alle piazze vissute ogni giorno, agli spazi di socialità vera come Cinema, sale studio, biblioteche.

 “Ed è proprio questo il nodo politico e amministrativo che oggi, purtroppo, resta ancora irrisolto: senza una strategia complessiva, eventi e manifestazioni, pur di pregio, rischiano di restare episodi isolati, fini a sé stessi, incapaci di generare continuità, sviluppo e una reale qualità urbana. Serve invece una visione integrata che tenga insieme economia, socialità e cultura nella vita quotidiana della città, non solo nei weekend di bella stagione” – conclude Tomassoni.

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