di AP
L’AQUILA, 29 ottobre 2026 – Il cicloturismo abruzzese cresce, conquista nuove fasce di pubblico e rappresenta una risorsa economica sempre più significativa per le imprese del territorio. Ma per trasformare questo potenziale in un’offerta turistica realmente competitiva occorrono investimenti, servizi adeguati e una maggiore integrazione tra costa e aree interne.
È quanto emerge dal dossier “Il cicloturismo in Abruzzo: la voce degli operatori”, pubblicato oggi da Bikeitalia, che analizza lo sviluppo del settore attraverso le testimonianze di cinque operatori regionali, i dati del rapporto Isnart-Legambiente e del Cycle Tourism Index 2026, insieme a una ricognizione sullo stato delle ciclovie abruzzesi.
Il quadro che ne emerge è quello di una regione dalle notevoli potenzialità, nella quale la crescita della domanda non sempre trova una risposta altrettanto efficace sul piano delle infrastrutture e dell’organizzazione dei servizi.
I numeri: Abruzzo quarto per il noleggio bici, ma quindicesimo per attrattività internazionale
Uno degli elementi più interessanti riguarda il posizionamento dell’Abruzzo nel panorama nazionale. Secondo i dati Isnart-Legambiente riportati nel dossier, la regione occupa il quarto posto in Italia per specializzazione nel noleggio delle biciclette, mentre il Cycle Tourism Index 2026 la colloca al quindicesimo posto su venti regioni per attrattività nei confronti dei cicloturisti stranieri.
Due indicatori differenti, che evidenziano da un lato l’esistenza di un’offerta già sviluppata e dall’altro le possibilità di crescita sui mercati internazionali.
Il fenomeno si inserisce in un contesto nazionale particolarmente dinamico. Secondo il rapporto Viaggiare con la bici 2026, realizzato da Isnart-Unioncamere e Legambiente, il cicloturismo ha generato in Italia circa 49 milioni di presenze nel 2025, con un impatto economico stimato in 6,4 miliardi di euro.
Il turismo in bicicletta pesa sempre di più sui fatturati
Le testimonianze raccolte da Bikeitalia confermano l’importanza crescente delle vacanze su due ruote per l’economia turistica abruzzese.
Per Isytravel by Bikelife, operatore di Francavilla al Mare, il cicloturismo rappresenta ormai il 78-80% del fatturato. Wolftour, realtà attiva a Penne, ha registrato una crescita dell’incidenza del settore dal 10% del periodo successivo alla pandemia fino al 30-40% attuale.
A Ortona, invece, Civitarese Viaggi ha visto il noleggio delle biciclette elettriche raggiungere durante l’estate il 15% del proprio volume d’affari.
Il ricorso alle e-bike ha contribuito ad ampliare la platea dei potenziali visitatori, rendendo accessibili percorsi e itinerari anche a persone che non praticano abitualmente il ciclismo sportivo.
Costa dei Trabocchi e aree interne: il problema dei collegamenti
La Via Verde della Costa dei Trabocchi continua a rappresentare uno dei principali elementi di attrazione per chi sceglie l’Abruzzo come destinazione cicloturistica.
Nonostante gli interventi realizzati e quelli ancora in corso, restano tuttavia alcuni tratti da completare e collegamenti da migliorare. Per la porzione abruzzese della Ciclovia Adriatica sono previsti 24,5 milioni di euro di finanziamenti ministeriali, ma la disponibilità delle risorse dovrà tradursi in percorsi funzionali e servizi adeguati.
Gli operatori segnalano infatti la necessità di una maggiore presenza di punti di ristoro, strutture di accoglienza e servizi dedicati ai ciclisti.
Accanto alla costa, il dossier richiama l’attenzione sulle aree interne, dove itinerari che attraversano il Gran Sasso, la Majella, la Valle del Tirino e i territori della transumanza costituiscono un patrimonio ancora da valorizzare pienamente.
Le reti cicloturistiche dell’entroterra contano complessivamente oltre 1.500 chilometri di percorsi mappati. Un’offerta ampia, che necessita però di strumenti informativi aggiornati, promozione coordinata e collegamenti capaci di rendere più semplice l’organizzazione dei viaggi.
Destagionalizzazione e turismo sostenibile: le sfide future
Un altro nodo riguarda la stagionalità. L’Abruzzo continua a concentrare una parte importante dei flussi turistici nei mesi estivi, mentre il cicloturismo potrebbe contribuire a distribuire le presenze anche in primavera e in autunno.
La possibilità di attraversare borghi, parchi naturali e paesaggi montani rappresenta infatti un’opportunità per sviluppare forme di turismo meno concentrate sulle località balneari e maggiormente integrate con le economie locali.
Occorre tuttavia evitare che l’aumento delle presenze comprometta la sostenibilità dei territori più fragili. In particolare, nelle aree interne emerge l’esigenza di privilegiare un turismo rispettoso dell’ambiente e compatibile con le capacità di accoglienza delle comunità.
Il tema centrale diventa dunque quello della collaborazione tra amministrazioni pubbliche, operatori privati, enti territoriali e strutture ricettive.
Manuel Massimo, direttore responsabile di Bikeitalia e autore del dossier, individua tra gli obiettivi principali una migliore promozione dell’offerta cicloturistica abruzzese e il prolungamento della stagione oltre i mesi estivi.
Il rapporto consegna così un messaggio preciso: il patrimonio paesaggistico dell’Abruzzo costituisce un importante punto di partenza, ma non basta, da solo, a garantire lo sviluppo del settore.
Per competere con le altre destinazioni cicloturistiche italiane ed europee, la regione dovrà puntare sulla continuità delle infrastrutture, sulla qualità dell’accoglienza e su una strategia condivisa che sappia valorizzare tanto la costa quanto i territori montani.
Una sfida che riguarda non soltanto il turismo, ma anche le prospettive economiche delle comunità locali.
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