“Stamane, in Consiglio comunale, il nostro gruppo consiliare ha espresso voto contrario rispetto alla proposta di un planivolumetrico per la realizzazione di un nuovo insediamento commerciale in zona Sant’Antonio.”
Lo rende noto il Partito Democratico L’Aquila.
“Sia chiaro, non siamo contro l’intrapresa privata e, anzi, è legittimo che un imprenditore provi a valorizzare le sue proprietà. Tuttavia, l’intervento s’inserisce all’interno di una vera e propria strada-mercato non pianificata, un’area commerciale che nel tratto di 2 km – da Centi Colella a Sant’Antonio – vede la presenza di decine di attività commerciali di piccole o medie dimensioni, con una viabilità modificata già numerose volte, una mobilità inadeguata ed una serie di funzioni complesse – tra cui, il terminal dei bus – che con l’area di Piazza d’armi meriterebbe una pianificazione adeguata.”
“Il voto di contrarietà ha voluto rappresentare l’ennesima denuncia del lassismo della Giunta Biondi che, in questi anni, ha abbandonato qualsiasi attività di pianificazione urbanistica lasciando che a dettare le scelte fossero gli interessi privati degli imprenditori.”
“Una politica scellerata che sta minando lo sviluppo futuro della città e, tra l’altro, penalizza gli imprenditori stessi che dovrebbero poter investire sapendo cosa si può costruire, dove e con quali modalità, ed invece sono costretti a ‘contrattare’ continuamente con l’amministrazione.
La triste verità è che il piano regolatore generale è diventato “la tela di Penelope dell’amministrazione”, uno strumento destinato a non arrivare mai ad approvazione, e proprio per questa ragione utilizzato come pretesto per giustificare la possibilità di affrontare solo il particolare, secondo un modello ormai consolidato di urbanistica on demand.”
“È ora di dire basta a queste modalità, è ora di pretendere che la città si doti di strumenti di pianificazione adeguati ai tempi e alle mutate esigenze.
Basta con la farsa rispetto ai presunti passi avanti nella redazione del nuovo PRG, annunciati ciclamente: si dica che si è fallito e si passi, almeno, all’utilizzo di strumenti urbanistici più flessibili e veloci come Masterplan o Piani di Recupero Urbano focalizzati a determinati ambiti della città, in modo che tra il generale e il particolare si approcci a questo tema con un quadro di riferimento di media scala.
Sarebbe miope puntare il dito contro le proposte dei privati, ma non è accettabile che a governare l’urbanistica in città sia l’iniziativa individuale e uno stato di fatto immutabile.”
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