di Alessandra Prospero
Nel 2026, anno del bicentenario della nascita di Carlo Collodi, Pierluigi Ruggiero porterà sulle scene internazionali “Il Carnevale di Pinocchio”, un progetto di teatro musicale nato a Berlino e destinato a circuitare in Europa e oltre. Fondatore e direttore dell’Ensemble SineQuaNon Berlin, Direttore Musicale di una storica fondazione tedesca, Ruggiero unisce radici italiane e visione internazionale in un’opera che vuole essere omaggio, reinterpretazione e ponte culturale.
Maestro Ruggiero, come nasce “Il Carnevale di Pinocchio”?
Nasce dal desiderio di celebrare Carlo Collodi nel modo più coerente con il mio percorso: attraverso la musica e il teatro. Pinocchio non è soltanto un personaggio letterario, ma un simbolo universale di trasformazione, identità e crescita. In occasione dei 200 anni dalla nascita di Collodi ho sentito l’urgenza di costruire uno spettacolo che potesse dialogare con il pubblico contemporaneo, mantenendo intatta la forza poetica dell’opera originale.
Il progetto prende forma a Berlino. Quanto ha influito la sua esperienza internazionale?
Moltissimo. Dal 2023 vivo a Berlino, dove nel 2024 sono stato nominato Direttore Musicale di una storica fondazione tedesca e nel 2025 ho fondato l’Ensemble SineQuaNon Berlin all’interno della Fondazione EBWK. In poco tempo abbiamo costruito una rete internazionale importante, con collaborazioni in Germania, Grecia, Bosnia, Stati Uniti, Georgia, Moldavia, Macedonia, Polonia e Olanda. Questo contesto mi ha permesso di pensare a Pinocchio non come a un progetto locale, ma come a un’opera destinata a una dimensione europea e mondiale.
Quali saranno le caratteristiche dello spettacolo?
Sarà teatro musicale, con una forte componente narrativa e simbolica. Non vogliamo semplicemente raccontare la fiaba, ma attraversarla. Il Carnevale diventa metafora del mondo, delle maschere che indossiamo, delle prove che affrontiamo per diventare autentici. È un progetto che unisce musica colta, teatro e suggestioni contemporanee.
Il 2026 sarà un anno importante anche per altri impegni dell’Ensemble.
Assolutamente sì. Oltre ai concerti in diverse città tedesche – a fine febbraio saremo a Kiel – avremo un invito prestigioso al Festival Richard Strauss di Garmisch-Partenkirchen, dove eseguiremo per la prima volta al mondo partiture giovanili di Richard Strauss. È un riconoscimento importante per il lavoro svolto finora. Ma “Il Carnevale di Pinocchio” rappresenta qualcosa di ancora più personale e identitario.
Torniamo alle origini. Quanto hanno inciso L’Aquila e la sua formazione italiana?
Sono fondamentali. Ho iniziato al Conservatorio dell’Aquila, studiando violoncello e composizione. Poi Fiesole, Roma, Milano, la Svizzera, Budapest, dove ho conseguito il PhD alla Liszt Academy. Ho avuto il privilegio di studiare con grandi maestri e di suonare con direttori come Sinopoli, Giulini e Muti. Tutto questo bagaglio oggi confluisce in ogni progetto che realizzo. Anche a Berlino porto con me quell’identità.

Il legame con l’Italia resta dunque centrale?
Certamente. Sto lavorando alla seconda edizione del Festival “Note tra le Torri” nella Valle Subequana e a una partnership con la Fondazione Carlo Collodi per la diffusione nazionale e internazionale dello spettacolo. L’Italia non è soltanto un punto di partenza, è una responsabilità culturale.
In una frase, che cosa rappresenta per lei “Il Carnevale di Pinocchio”?
Rappresenta l’idea che la cultura italiana, quando è autentica e profondamente vissuta, possa parlare al mondo intero senza bisogno di traduzioni.

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