di Nunzia Masci
In vista della 76ª Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, promossa dall’ANMIL per domenica 11 ottobre, l’attenzione del Paese torna a focalizzarsi con forza su una delle piaghe sociali più dolorose del nostro tempo. L’Abruzzo si inserisce in questo drammatico bilancio registrando sette vittime in occasione di lavoro nei primi sette mesi del 2026. Un dato che posiziona la regione in zona gialla nella classificazione dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre, ma che rappresenta comunque un tributo di vite umane inaccettabile.
L’imminente ricorrenza di domenica si propone come un richiamo alla responsabilità collettiva. In merito al significato di questa data, l’Ingegner Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Vega, ha dichiarato: “Un appuntamento che rinnova il ricordo di chi ha perso la vita sul lavoro, che deve essere anche un momento di responsabilità collettiva. Ricordare non basta: è necessario continuare a investire nella prevenzione, nella formazione e nella consapevolezza, affinché la sicurezza diventi un impegno concreto e quotidiano”.
Nel commentare il quadro generale dei primi sette mesi dell’anno, caratterizzato da 595 morti totali, Rossato ha precisato: “Nei primi sette mesi del 2026 sono stati registrati 595 decessi, un numero leggermente inferiore rispetto all’anno precedente, quando le vittime erano 607. Una lieve diminuzione che non può essere interpretata come un miglioramento strutturale della sicurezza nel nostro Paese. Il quadro resta infatti critico, sia a livello territoriale, con cinque regioni in zona rossa, sia per alcune categorie di lavoratori particolarmente esposte al rischio”.
Il Presidente dell’Osservatorio si è poi soffermato sulla gravità della situazione per i lavoratori stranieri e sull’aumento generale degli infortuni, evidenziando che si tratta di: “Numeri che richiamano l’attenzione sulla necessità di rafforzare le misure di formazione e prevenzione per contrastare il fenomeno infortunistico. È questo l’impegno che questa giornata nazionale deve rinnovare: fare della tutela della vita e della salute dei lavoratori una priorità concreta e quotidiana”.
I dati territoriali dell’analisi mostrano cinque regioni in zona rossa per aver superato del 25% l’incidenza media nazionale di 17,8 decessi ogni milione di occupati: Calabria, Sicilia, Campania, Liguria e Puglia. In termini assoluti, il maggior numero di decessi in occasione di lavoro si concentra in Lombardia con 66 vittime, seguita da Veneto con 44, Campania con 41 e Sicilia con 35.
L’analisi evidenzia inoltre fasce di popolazione lavorativa molto vulnerabili. Gli over 65 registrano l’incidenza di mortalità più alta in rapporto agli occupati, mentre la fascia tra i 55 e i 64 anni conta il maggior numero di vittime in termini assoluti. Drammatico il dato sugli stranieri, il cui rischio di morte sul lavoro risulta essere oltre tre volte superiore rispetto a quello degli italiani. A completare il panorama interviene la crescita del 5,3% delle denunce di infortunio, che raggiungono quota 368.085, guidate dai settori di manifattura, costruzioni e sanità.
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