Mare Libero diffida l’Anci e 19 Comuni costieri: nel mirino c’è il cosiddetto “Modello Abruzzo”

Mare Libero diffida l’Anci e 19 Comuni costieri: nel mirino c’è il cosiddetto “Modello Abruzzo”
28 Mar 2026
di Melania Aio

VASTO – La partita sulle concessioni balneari in Abruzzo entra in una fase più tesa e, soprattutto, più politica. L’associazione Mare Libero APS ha infatti notificato l’altro ieri una diffida formale all’ANCI Abruzzo e ai 19 Comuni costieri della regione, da Martinsicuro a San Salvo,  chiedendo l’immediata attivazione dei processi di co-programmazione previsti dall’articolo 55 del Decreto Legislativo 117/2017, cioè il Codice del Terzo Settore. Non si tratta di un dettaglio procedurale, ma di un nodo che rischia di incidere sull’intera legittimità delle future gare.

Nel mirino dell’associazione c’è il tavolo tecnico promosso dall’ANCI Abruzzo e rilanciato sui propri canali social lo scorso febbraio. L’obiettivo dichiarato è la costruzione del cosiddetto “Modello Abruzzo”, un bando standard da utilizzare nelle imminenti procedure di assegnazione delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo, in un contesto già reso complesso dall’applicazione della Direttiva Bolkestein. Tuttavia, secondo Mare Libero APS, quel tavolo nascerebbe con un’impostazione sbilanciata: al confronto parteciperebbero esclusivamente le associazioni di categoria dei balneari, mentre gli Enti del Terzo Settore verrebbero sistematicamente esclusi, nonostante rappresentino interessi collettivi legati all’accesso, all’ambiente e alla funzione sociale delle coste.

La critica non arriva all’improvviso. Già nell’estate 2024, infatti, l’associazione aveva inoltrato a tutti i Comuni costieri abruzzesi una richiesta formale per avviare percorsi di co-programmazione. A distanza di mesi, però, i riscontri sono stati quasi nulli: soltanto alcune amministrazioni – Tortoreto, Montesilvano, San Vito Chietino, Fossacesia e Vasto – hanno mostrato aperture, senza che si sia comunque arrivati a un vero percorso strutturato. Questo elemento rafforza, nella lettura di Mare Libero, l’idea di una esclusione non episodica ma sistemica.

Nella diffida viene richiamata esplicitamente la Sentenza n. 131/2020 della Corte Costituzionale, che ha chiarito come il coinvolgimento attivo dei cittadini organizzati e degli Enti del Terzo Settore non sia una semplice facoltà delle amministrazioni, ma un obbligo giuridico. È su questo punto che l’associazione costruisce l’argomento più forte: senza co-programmazione, l’intero iter amministrativo rischia di essere viziato. In altre parole, bandi e atti successivi potrebbero essere impugnati e annullati per carenza di istruttoria e per mancata esplicitazione delle finalità sociali nella gestione del demanio.

Ma la questione è anche sostanziale, non solo formale. La scadenza delle concessioni imposta dalla normativa europea apre uno spazio decisionale che, secondo Mare Libero, i Comuni dovrebbero utilizzare fino in fondo. Non si tratta solo di riassegnare le stesse porzioni di spiaggia agli stessi soggetti, ma di interrogarsi su quale debba essere oggi l’equilibrio tra uso economico e fruizione pubblica. In Abruzzo, il regolamento regionale fissa al 20% la quota minima di spiagge libere: una soglia che appare particolarmente bassa se confrontata con il 50% previsto in regioni come Lazio, Puglia e Sardegna. È proprio qui che si inserisce la proposta – implicita ma chiara – dell’associazione: usare questa fase per aumentare gli spazi realmente accessibili ai cittadini.

Da questo punto di vista, la diffida contiene anche un avvertimento preciso: evitare che nei bandi vengano inserite clausole che favoriscano la “continuità aziendale” dei concessionari uscenti. Una scelta di questo tipo, oltre a essere politicamente discutibile, rischierebbe di entrare in rotta di collisione con i principi europei di concorrenza e con le esigenze di tutela ambientale e accessibilità sollevate dal Terzo Settore.

Non è un rischio teorico. In caso di mancato riscontro, Mare Libero APS è pronta a portare la questione davanti ai tribunali amministrativi e a segnalare le criticità all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Un passaggio tutt’altro che simbolico, considerando che proprio l’AGCM, nel febbraio 2026, ha già inviato una nota severa all’ANCI, vietando esplicitamente l’introduzione di criteri discriminatori a favore dei concessionari uscenti, in coerenza con il diritto dell’Unione Europea.

In definitiva, la vicenda abruzzese sembra andare oltre il piano locale: mette in luce un conflitto sempre più evidente tra modelli di gestione del demanio, tra interessi economici consolidati e nuove istanze di apertura, partecipazione e riequilibrio degli spazi pubblici.


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