Bene ha fatto il senatore Michele Fina ad annunciare la sua presenza a Capistrello alla celebrazione del 25 aprile “targata” Fratelli d’Italia pur se non invitato.
Ha fatto bene perché è sbagliato e grave che lo spirito più autentico della lotta di Liberazione venga violato e piegato a logiche di parte.
La storia, infatti, ci insegna che la Resistenza fu un movimento a cui con generosità parteciparono uomini e donne di ogni credo politico, di ogni ceto sociale, di ogni ispirazione religiosa. Ne furono protagonisti i cattolici e i comunisti, i repubblicani e i monarchici, i liberali, gli azionisti e gli anarchici, tanti sacerdoti e tanti militari che rifiutarono di obbedire all’invasore tedesco, giovani e anziani, borghesi e proletari senza ideologia ma animati da un meraviglioso patriottismo.
Gli unici che non vi parteciparono furono i fascisti che stavano con l’invasore nazista.
A 80 anni dall’inizio della Resistenza, nell’Abruzzo ferito dalla guerra, attraversato dalla Linea Gustav e tormentato da stragi di civili innocenti e inermi come i 33 martiri di Capistrello, il decoro istituzionale e il rispetto della memoria di chi si è sacrificato per la libertà e la pace, imporrebbero cerimonie rispettose dei valori e degli ideali repubblicani e costituzionali.
Ridurre un evento così solenne a una parata di dirigenti di partito non è solo una cosa meschina.
È una offesa al 25 aprile.
Spero che il Sindaco si scusi pubblicamente e cambi il cerimoniale, assicurando
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