di Fabio Pelini
“Noi non siamo pacifisti, noi siamo contro la guerra”. Con queste parole, riprese da un famoso intervento di Gino Strada, Michele Santoro ha voluto concludere l’intervista con Abruzzo Sera in cui ha illustrato le ragioni che lo hanno portato, insieme a tante e tanti, a dare vita alla lista Pace Terra Dignità.
Una lista “scomoda”, perché forse unica a denunciare fino in fondo gli orrori nelle guerre in corso, senza vincoli derivanti dalle alleanze o da logiche di realpolitik. Nel suo appassionato intervento, tenuto a L’Aquila a Piazza Regina Margherita, davanti ad un folto numero di sostenitori e simpatizzanti, accorsi nonostante le incerte condizioni metereologiche, il noto giornalista ha ripercorso tutte le difficoltà incontrate dalla sua lista, a partire dal dover raccogliere le firme per la presentazione fino all’esclusione in due delle circoscrizioni elettorali, poi rientrata dopo il ricorso.
Ma, soprattutto, Santoro ha voluto rimarcare con forza il clima di omologazione e conformismo nell’informazione che ostacola ogni pensiero critico, soprattutto sulla guerra, come si è visto in particolar modo nell’anno successivo all’invasione russa dell’Ucraina, quando sollevare la minima obiezione rispetto alle scelte del blocco occidentale e della Nato equivaleva all’iscrizione automatica nella lista nera dei filo-putiniani.
Santoro, introdotto sul palco dai candidati aquilani Ilaria Leonardis e Paolo Della Ventura, ha posto l’accento su quelle che il mainstream ha reso vere e proprie parole proibite come “genocidio”, “sconfitta dell’Ucraina” o “catastrofe nucleare”. Il giornalista, noto per i suoi tanti programmi di successo, si è soffermato sugli altri temi al centro del programma della sua lista: da una sanità pubblica di qualità alla necessità di un’allargamento della spesa sociale per la formazione dei giovani, dal debito mondiale all’aumento dei prezzi, dalle politiche di austerità alla riduzione dell’orario di lavoro. Temi, in parte accennati, in parte approfonditi nell’incontro in piazza, ma tutti ben articolati nel programma della lista.
Un programma – quello di “Pace Terra Dignità” – diviso in tre sezioni, dedicate a ognuna delle tre parole che compongono il nome della lista. Ma è fuor di dubbio che è l’avversione totale alle guerre la stella polare e la ragione sociale del movimento. In riferimento alla guerra in Ucraina, nella prima parte del programma si legge: «Chiediamo al Parlamento e alle istituzioni europee che facciano queste scelte: riguardo alla pace in Europa, non confondere la solidarietà data all’aggredito col rifornirlo di armi e aizzarlo allo scontro promettendogli impossibili vittorie, alimentando un conflitto infinito suscettibile di precipitare in una terza guerra mondiale, fino al ricorso alle armi nucleari e alla distruzione del genere umano e della natura». Tra le altre cose, “Pace Terra Dignità” sostiene che sia necessario «cessare l’invio di armi all’Ucraina e coadiuvarla in un negoziato che garantisca la reciproca sicurezza alle parti e risolva con procedure democratiche e di autodeterminazione il contrasto sulle terre contese». Per quanto riguarda il conflitto tra Israele e Hamas, secondo Pace Terra e Dignità il governo israeliano sta commettendo un «genocidio» nella Striscia di Gaza. E la guerra va fermata subito: gli strumenti ci sono, a mancare è la volontà politica.
D’altra parte, “In Italia non c’è più un dibattito sulla verità, c’è il rito della menzogna”, ha chiosato Santoro con un simpatizzante alla fine della manifestazione aquilana.
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