Perché la replica di Fratelli d’Italia al claim “Quando c’era lei” è un clamoroso errore strategico che legittima il gioco dell’avversario
Red
Nel gioco della provocazione politica, Matteo Renzi dimostra ancora una volta di saper accendere i riflettori quando e come vuole. La sua ultima campagna pubblicitaria nelle stazioni, trainata dal claim “Quando c’era lei”, rappresenta un efficace ammiccamento visivo che utilizza font spigolosi ed un’estetica d’ordinanza chiaramente ispirata al Ventennio. L’obiettivo è dipingere Giorgia Meloni come l’incarnazione di un nuovo regime centralista, muovendosi sul filo di una spregiudicata dialettica d’opposizione. Il vero colpo di scena, tuttavia, non risiede nell’attacco in sé, ma nella sorprendente risposta arrivata da Fratelli d’Italia.
Il partito della Premier ha infatti deciso di replicare sui social specchiando esattamente la stessa estetica dell’avversario. Al claim di Italia Viva ha ribattuto con un perentorio “Finché ci sarà lei, nessun inciucio di palazzo”, adottando il medesimo font stile Ventennio e lo stesso richiamo cromatico che evoca il nostalgico “quando c’era lui”. È precisamente in questo momento che la strategia di Via della Scrofa si trasforma in un clamoroso autogol, violando la regola aurea della comunicazione politica che impone di non accettare mai il terreno di scontro dettato dall’avversario.
Se per l’opposizione associare Meloni all’estetica fascista serve a riattivare l’allarme democratico, la replica speculare di Fratelli d’Italia finisce per istituzionalizzare la satira anziché neutralizzarla. Accettando di utilizzare quegli stessi caratteri di stampa, il partito di governo ammette implicitamente una vicinanza a quell’immaginario, offrendo una formidabile sponda a chi accusa la destra di non aver mai reciso del tutto il cordone ombelicale con certe nostalgie grafiche e culturali. L’intento di fare dell’ironia si è così ribaltato in un boomerang.
Il paradosso più evidente risiede nel fatto che il messaggio politico di Fratelli d’Italia sarebbe persino lineare e sintonizzato con il proprio elettorato, basato sulla rivendicazione della stabilità e sul rifiuto dei giochi di potere parlamentari. Tuttavia, la confezione ha finito per oscurare completamente il contenuto. Invece di spostare il dibattito sulle acrobazie parlamentari di Renzi, l’attenzione pubblica si è concentrata interamente sul “Fascio-font”, trasformando la difesa in una conferma involontaria del cliché che l’opposizione cerca da anni di appiccicare alla Premier.
Il bilancio finale di questo scontro visivo premia la strategia di Italia Viva, che ottiene la massima visibilità costringendo il primo partito d’Italia a inseguirlo sul suo stesso terreno. Per Palazzo Chigi, invece, l’operazione si traduce in una perdita di controllo del messaggio, sdoganando proprio quell’associazione visiva con il fascismo che la diplomazia culturale del governo cerca faticosamente di superare, specialmente all’estero. Nello scontro politico, a volte, una grafica radicalmente diversa o il semplice silenzio avrebbero spento la provocazione, evitando di alimentare l’incendio con la benzina della parodia involontaria.
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