Un Pride Abruzzo colorato, festoso e determinato: oltre duemila persone hanno dato vita ieri, per il centro di Chieti, ad una partecipata manifestazione per inoltrare la domanda di sempre – almeno da quando si sono diffusi i pride in Italia e in tutta Europa: leggi e norme per tutelare ogni forma di amore e di famiglia, con la consapevolezza che l’allargamento dei diritti non equivale a sottrarre qualcosa ad altri. In Italia, il primo Pride nazionale ufficiale si svolse nel 1994 a Roma, e vide tra gli organizzatori Imma Battaglia e Vladimir Luxuria. Alla marcia parteciparono oltre diecimila persone. Fu l’inizio di una lunga stagione di lotta, che ieri a Chieti ha aggiunto un nuovo capitolo.
Forte, gentile e orgoglioso è stato lo slogan della manifestazione partita dalla Villa comunale, transitata nel cuore della città a Piazza Valignani, per poi attraversare corso Marrucino e tornare alla Villa.
Moltissime le bandiere arcobaleno presenti, oltre a quelle di varie organizzazioni studentesche come l’Unione degli Studenti (UdS) e l’Unione degli Universitari (UdU), insieme a quelle dei vari partiti del centrosinistra che si battono per l’estensione dei diritti civili nel nostro Paese. Per il senatore del Pd Michele Fina si è trattato “di una bellissima occasione per ribadire il fatto che nel nostro Paese i diritti civili debbono avanzare e sono assolutamente complementari ai diritti sociali, perché al centro degli uni e degli altri ci sono le persone che vivono a tutto tondo la loro vita e che hanno diritto di essere liberi”. Fina ha infine chiosato: “Al centro c’è la voglia di volersi bene, di vivere l’amore in modo libero contro invece forme di violenza che spesso le persone libere come quelle che frequentano queste piazze subiscono”. Anche Cristina, partita da Sulmona, ha voluto dire la sua: “E’ ora di svegliarsi perché le famiglie sono cambiate e non possono fare finta che non esistiamo. La famiglia non è solo quella eterosessuale, ma è ogni nucleo affettivo che si regge sull’amore. L’amore solo conta e questa piazza vuole ribadire questo concetto persino elementare”.
In un momento storico in cui in Italia e in Europa sembrano arretrare gli schieramenti progressisti, è ancora più forte il bisogno di battersi per richieste sacrosante. “Il pride storicamente è il risultato di una necessità della nostra comunità di essere vista e di finire la consequenzialità delle violenze, della discriminazione che ci ha sempre colpito negli anni passati. L’invisibilizzazione è il problema principale – ha sottolineato la portavoce del Coordinamento Abruzzo Pride Manuela Di Nardo, che ha aggiunto “Il pride è proprio questo, vuol dire orgoglio e non vanto, ma smettere di vergognarsi e quindi iniziare un processo di individualità su cui costruire il proprio futuro in maniera onesta, visibile e orgogliosa”.
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