di Melania Aio
C’è un momento in cui la scrittura ha bisogno di uscire dalle pagine e ritrovare la vita. È accaduto lo scorso fine settimana, dal 13 al 15 giugno, tra i vicoli in pietra di Pettorano sul Gizio, piccolo paese d’Abruzzo, adagiato tra il Parco della Majella e la Riserva naturale del Monte Genzana. Qui, tra antichi portoni e selciati, si è svolta la prima edizione di Un Borgo di Parole, un ritiro narrativo che ha scelto il silenzio e il paesaggio come compagni di scrittura. I partecipanti hanno potuto dedicarsi alla scrittura in solitudine oppure confrontarsi con professionisti del settore editoriale come Massimo Roscia, François Morlupi, Arturo Bernava e Andrea Del Castello.
L’iniziativa, ideata da Niva Florio, giornalista per vocazione e libraia della Ubik di Sulmona, e realizzata in collaborazione con l’avv. Stefania Di Clemente, ha coinvolto una ventina di aspiranti scrittori e lettori. Più che un corso, è stato un vero e proprio esperimento di immersione nella parola: nessuna aula fredda e asettica, ma tavoli in pietra sotto le fronde, sedie disposte all’interno del Castello Cantelmo, pagine che si scrivevano mentre il fiume Gizio scorreva poco distante. Ogni angolo del borgo è diventato luogo di ascolto e creazione.
Abbiamo chiesto loro un’opinione sul futuro di Un Borgo di Parole.
Pensate che Un Borgo di Parole possa diventare un punto di riferimento annuale per la scrittura in Abruzzo?
Sì. Il connubio tra la scrittura e il Borgo di Pettorano sul Gizio ha generato fin da subito un’atmosfera suggestiva e originale, nella quale scrittori, lettori e anche semplici curiosi si sono ritrovati in un’esperienza immersiva che è andata oltre le aspettative. Le prime due giornate si sono svolte all’interno del Castello Cantelmo, un luogo che racchiude secoli di vite vissute, che risveglia l’immaginazione e che stimola la riflessione sul tempo e sul cambiamento. L’intensità emotiva condivisa con altri amplifica l’ispirazione.
Un contenitore di storie, emozioni e silenzi aiuta a calarsi in una dimensione più profonda della scrittura. Sono sbocciate idee, immagini e frasi che altrove non avrebbero avuto gli stessi colori e lo stesso sapore. Il terzo giorno gli incontri e i laboratori sono proseguiti nel Parco di Archeologia Industriale “I Mulini”, dove gli scrittori si sono immersi completamente tra gli elementi della natura: l’ombra degli alberi, il mormorio del fiume, gli odori dell’estate. Questo patrimonio culturale e naturale, così ben amalgamato, è un’alleanza ideale per ospitare eventi letterari di questo tipo. Nei tre giorni ne abbiamo avuto la conferma e, quindi, la continuità è ormai un atto dovuto. I momenti vissuti hanno lasciato un intenso segno emotivo che chiede un consolidamento. Tirando le somme, possiamo dire che oggi abbiamo la certezza che Un Borgo di Parole può diventare per l’Abruzzo ciò che altri eventi importanti sono per altre regioni.
La nostra regione, tra l’altro, ha bisogno di iniziative che diano spazio e valore alla lettura, alla scrittura, e alla cultura in generale. Gli scrittori, in particolare, hanno bisogno di luoghi vivi in cui incontrarsi e confrontarsi, luoghi radicati sì nel territorio, ma anche aperti al mondo e alla conoscenza e Un Borgo di Parole può diventare proprio un riferimento stabile per loro.Quali obiettivi vi piacerebbe raggiungere nelle prossime edizioni, in termini di contenuti, partecipazione o rete culturale?
Un Borgo di Parole ha già intrapreso un percorso promettente (a giudicare dall’entusiasmo con il quale è stato accolto fin da subito e da come i partecipanti siano usciti soddisfatti e cambiati dall’esperienza, sia in termini di consapevolezza che di spirito), tuttavia, come tutte le cose belle che si desidera far crescere, anche noi ci siamo dati nuovi obiettivi. Già da oggi inizieremo a lavorare all’evento del prossimo anno, con un bagaglio più ricco rispetto alla partenza, come quando si torna da un viaggio appagante. La valorizzazione dei piccoli Borghi, scrigni preziosi di identità culturale, e il coinvolgimento di autori, lettori e scrittori saranno ingredienti sempre presenti, in quanto terreno fertile per una manifestazione duratura e riconosciuta.
C’è però anche la volontà di aggiungere altro, di fare rete con altri Borghi, per esempio, per dare voce a tutto il territorio, prevedendo diversi incontri culturali che siano un preludio per gli appassionati: piccoli segnali che facciano intuire quanto può essere stimolante la partecipazione ad un evento di scrittura come quello appena concluso. Inoltre, come abbiamo fatto quest’anno, anche il prossimo inviteremo a partecipare gli studenti che condividono le nostre passioni. Infine, oltre ai laboratori di scrittura, percorsi di formazione, confronto e affiancamento, per dare continuità al progetto stiamo sviluppando nuove idee, che valorizzino la scrittura e mostrino la sua capacità di creare legami, connettere e far crescere.
Per noi le parole sono ponti che collegano i luoghi, le persone e le possibilità: il nostro obiettivo principale, dunque, è quello di costruirne tanti con la stessa passione che ci ha spinto a cominciare.
Il successo dell’iniziativa non è passato inosservato neppure alle istituzioni locali. Il sindaco del Comune di Pettorano sul Gizio, Antonio Carrara, e l’assessore con delega a I Borghi più belli d’Italia, Alba Castorani, hanno sottolineato come l’amministrazione abbia dato piena disponibilità per la riuscita dell’evento e che, senza dubbio, da Un Borgo di Parole si aspettano un seguito. “Il nostro Comune è la location ideale per queste attività. Promuoviamo sempre tutto ciò che ha una base culturale”, ha dichiarato l’assessore ai microfoni di Abruzzo Sera.
Alla fine dei tre giorni, sotto il portico del castello, sono rimaste le ultime parole scritte su un taccuino, gli indirizzi scambiati tra partecipanti, i sorrisi di chi si è ritrovato parte di una piccola comunità temporanea. Un Borgo di Parole, dunque, non finirà qui. C’è l’idea di una seconda edizione, con la stessa anima gentile che ha reso possibile tornare a credere che scrivere, e vivere, sia anche un gesto di comunità. A Pettorano sul Gizio, in un fine settimana di giugno, le parole hanno camminato piano, ma hanno lasciato il segno.
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