Scanno saluta Nonna Adelia, icona vivente dell’Abruzzo autentico

Scanno saluta Nonna Adelia, icona vivente dell’Abruzzo autentico
Adelia Nannarone
24 Lug 2025

di Melania Aio

Con la scomparsa di Adelia Nannarone, 93 anni, Scanno saluta una delle sue ultime icone viventi. Per decenni ha indossato il costume tradizionale del borgo, non tanto per folclore, ma per appartenenza. In quelle pieghe, nei ricami, nei gesti antichi di un’abitudine tramandata, c’era tutta la dignità di una comunità che resiste al tempo.
Il costume tipico di Scanno è un’opera d’arte, frutto di secoli di saperi femminili tramandati con pazienza. La sua gonna, ricavata da quasi dieci metri di stoffa, il busto in lana, affettuosamente chiamato “comodino”, e il piccolo cappello con i lacci, formano un insieme che è molto più di un abito: è identità. Fino alla prima metà del Novecento era il segno distintivo di tutte le donne. Oggi, nonostante le giovani sappiano ancora indossarlo con maestria, spesso con l’aiuto esperto di un’altra donna, quel costume non è più parte del quotidiano. I vicoli di Scanno si sono aperti al tempo moderno, e la tradizione si è fatta più rara, più preziosa.

Adelia era classe 1932, ha indossato il costume tradizionale di Scanno fin dal giorno del suo matrimonio nel 1952, e non l’ha mai più abbandonato. Lo portava con fierezza ogni giorno, sia tra le mura domestiche, accudendo le sue tre figlie mentre il marito lavorava nelle miniere di Monteneve, sia dietro il bancone della storica pasticceria di famiglia. Il suo impegno quotidiano era accompagnato da una presenza elegante e dignitosa, che trasmetteva un senso di continuità con le tradizioni del suo paese.

Lo racconta ad Abruzzo sera la figlia Balbina, che oggi vive vicino Roma: «Mamma era una donna molto intelligente e concreta. Da ragazza aveva iniziato a indossare il costume perché, negli anni Cinquanta, a Scanno era la norma. Ma mentre molte donne col tempo l’hanno abbandonato, lei non l’ha mai tolto. Diceva che con quel vestito si sentiva sicura, bella, fiera. Anche quando veniva da me, per lunghi periodi, non lo lasciava mai. Camminava per le strade di Roma vestita come a Scanno, e le piaceva quando la fermavano per chiederle informazioni o per farle i complimenti. Ne era orgogliosa. Anzi, era un po’ vanitosa: quando i turisti o i fotografi la immortalavano in paese, si faceva sempre mandare le foto a casa.»

Le origini del costume tradizionale

Secondo alcuni studiosi di storia locale, il costume di Scanno potrebbe avere radici orientali, basandosi su alcune usanze tipiche delle donne del paese. Tra queste, la pratica di coprire il volto con una fascia di cotone chiamata “ju abbruvudature”, lasciando scoperti solo gli occhi e la fronte come segno di lutto; la cura e la devozione, tipicamente orientali, con cui accudivano e servivano i loro uomini; il fatto di seguire il marito per strada mantenendosi qualche passo indietro, simile a quanto avveniva nelle comunità musulmane; e infine, la posizione accovacciata con le gambe incrociate durante la funzione religiosa. Altri esperti, invece, ne hanno ipotizzato un’origine longobarda. I documenti più antichi che descrivono l’abbigliamento delle donne di Scanno risalgono ai corredi nuziali dei secoli XVI-XVIII e mostrano abiti molto diversi rispetto a quelli odierni. Nel corso del tempo, il costume ha subito un’evoluzione che si è interrotta negli anni Cinquanta, senza però intaccare il valore simbolico e identitario che, soprattutto nella versione da festa, ha sempre rappresentato per la comunità femminile di Scanno.

 

 

 


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