Cinque partite senza subire gol e la convinzione che il merito vada condiviso con tutti, a partire da chi corre e pressa dall’altra parte del campo. Roberto Inturri racconta così il suo avvio con L’Aquila. Ospite della trasmissione “1927”, il portiere classe 2008 mette al centro il lavoro del gruppo, la fiducia dello staff e la voglia di crescere in una squadra che, al momento dell’intervista, guida la classifica con 17 punti.
«I clean sheet sono una bella cosa, però non è solo merito mio», sottolinea. A proteggere la porta contribuiscono la difesa, il sacrificio degli attaccanti, una pressione in più o un tiro murato. «Ognuno dà il suo contributo». Una lettura collettiva che torna anche nel commento alla reazione dei rossoblù dopo il gol subito nell’ultima vittoria: per Inturri conta soprattutto l’atteggiamento con cui la squadra ha ripreso a giocare, trovando la forza per riportarsi avanti.
La richiesta vale per tutti, titolari e giocatori chiamati a entrare dalla panchina. Il contributo di ciascuno, spiega, passa prima di tutto dalla disponibilità a mettersi al servizio dei compagni. È lo stesso spirito con cui il giovane portiere affronta la concorrenza nel ruolo: la fiducia ricevuta va ripagata ogni giorno, sul campo di allenamento.
«Sono molto contento, anche perché sento la fiducia di tutti. Io continuo a lavorare con umiltà», racconta. Il posto tra i pali non era scontato e Inturri lo sa: anche gli altri portieri lavorano per trovare spazio. Il confronto quotidiano diventa così uno stimolo reciproco, dentro un gruppo nel quale ci si aiuta e ci si sprona.
La crescita passa anche attraverso i consigli dei più esperti. Inturri cita Gori e i compagni con una lunga carriera alle spalle: osserva, ascolta e cerca di trasformare ogni indicazione in un miglioramento. «Mi danno tanti consigli, mi aiutano a migliorare, mi spronano a dare sempre il meglio». Un rapporto che prosegue in campo, dove l’intesa con la difesa si costruisce allenamento dopo allenamento.
Tra gli aspetti sui quali lavorare c’è il gioco con i piedi. Il portiere riconosce quanto il ruolo sia cambiato e quanto oggi sia necessario partecipare alla costruzione dell’azione: trovare un compagno, velocizzare il possesso, cercare direttamente gli attaccanti quando la partita lo richiede. La giovane età può portare a una scelta o a un’esecuzione sbagliata, ma la strada indicata è quella del lavoro quotidiano.
In questo percorso il giudizio su Andreucci è netto: «Mi sto trovando benissimo». Inturri apprezza la gestione dei giocatori e il rapporto instaurato dall’allenatore e dai suoi collaboratori con la squadra. «È un bello staff, molto preparato, che personalmente mi sta dando tantissimo da quando sono qui».
Tra i ricordi di questo avvio di stagione c’è la parata contro il Termoli, scelta come la più bella fino a quel momento: un tiro dalla distanza, l’allungo sulla sinistra e il pallone deviato in calcio d’angolo. La partita più complicata, invece, è quella di Ancona. Inturri ricorda la qualità degli avversari e la capacità dell’Aquila di recuperare due volte lo svantaggio, facendo leva sul carattere e sulla voglia di restare dentro la gara.
Il primo posto, però, non deve cambiare le abitudini. «A noi non interessa la classifica», dice, riportando l’attenzione sulla preparazione e sui margini di miglioramento. Alla ripresa degli allenamenti si rivede la partita precedente, si analizzano gli errori e si riparte dalle cose riuscite. «La partita della domenica è il frutto di ciò che noi seminiamo durante la settimana».
Per Inturri, nato a Reggio Calabria, la scelta dei guanti è arrivata quasi per caso. Da bambino giocava in attacco, poi aveva provato anche la difesa. Un giorno mancava il portiere e decise di andare in porta. «Alla fine quei guanti non me li sono tolti più». Gli piaceva poter aiutare la squadra da quella posizione, anche se avrebbe presto imparato quanto il ruolo richieda attenzione e tenuta mentale: restare concentrati per novanta minuti, farsi trovare pronti anche dopo una lunga fase senza interventi.
Oggi quella responsabilità si accompagna al significato della maglia rossoblù. «È un grande orgoglio indossare la maglia dell’Aquila», afferma. Il sostegno del pubblico lo colpisce soprattutto per il legame che esprime tra la città e i giocatori: vedere i tifosi vicini alla squadra, racconta, spinge a dare qualcosa in più e a non mollare.
Un legame che ritrova anche nel rapporto con Lorenzo Del Pinto, presenza capace di trasmettere nello spogliatoio l’esperienza di chi quella maglia l’ha già indossata. Inturri ne sottolinea gli incoraggiamenti, la carica prima delle partite e il confronto quotidiano. «È una bella figura all’interno dello spogliatoio perché ci fa capire anche lo spirito di uno che ha giocato all’Aquila».
Tra i guanti scelti da bambino e la porta rossoblù c’è un percorso ancora agli inizi. Inturri lo affronta con una priorità precisa: ascoltare chi ha più esperienza, lavorare e restituire sul campo la fiducia ricevuta.
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