Giornata mondiale della poesia, la scrittrice Maria Assunta Oddi racconta il senso del suo scrivere

Giornata mondiale della poesia, la scrittrice Maria Assunta Oddi racconta il senso del suo scrivere
21 Mar 2025

Riceviamo un comunicato stampa della scrittrice Maria Assunta Oddi

La poesia è dono, è memoria, è vita e speranza.
E’ nata in me guardando gli occhi di mia madre così pieni di lucente tenerezza da sembrare, a me bambina, allegoria di stelle; tra le strade del mio paese, nelle piazze di frastuoni e grida di giochi spensierati; negli anziani della mia famiglia saggi di esperienza e pur ancor docili ai sentimenti; nei libri del nonno paterno nato a cavallo tra due secoli, inusitati negli argomenti, spesso incomprensibili nelle parole ricercate di un’antica maniera retorica eppure vibranti di lirismo.
Ho amato le copertine rosicchiate dai topi dei volumi nel baule in cantina, ho amato le pagine ingiallite e curvate nell’umido, le dediche autografe a persone sconosciute; gli autori classici astrusi alla mia prima alfabetizzazione. Li ho amati senza sapere il perché, come si fa per i fiori di un prato o semplicemente per un abbraccio inaspettato.
Un tesoro avevo in casa nel cassetto di mio padre nell’antica credenza di noce: un libro di poesia e pagine scritte come appunti dettati dall’impeto di attimi furtivi. Erano diari di viaggi esistenziali. Dalla narrazione della sua emigrazione in America ho compreso che siamo tutti stranieri in un luogo a volte distratto e insensibile al nostro bisogno di felicità. Dal candore semplice del suo animo ho imparato che sono le cose piccole e quotidiane a riempire la vita di luce come quella volta che uscendo nel cortile di casa coperto di neve invitò me e i miei fratelli a guardare il cielo chiaro di fiamma nel firmamento.
A scuola le poesie di Leopardi mimavo agitando le mani nel recitarle a memoria trasportata dal bisogno di una gestualità istintiva suscitando talvolta l’ilarità scanzonata dei compagni di classe. Gli stessi che restavano poi incantati, presi nel fascino della bellezza fantastica, quando mi invitavano a raccontare fiabe inventate sul momento per restare assorti in ascolto.
Durante gli studi accademici anch’io sostavo stupita e rapita stranamente dalle declamazioni dei versi di Eugenio Montale :”Spesso il male di vivere ho incontrato:/ era il rivo strozzato che gorgoglia,/ era l’incartocciarsi della foglia/ riarsa, era il cavallo stramazzato”. Per la prima volta la poesia non mi dava risposte ma invitava a porre delle domande che restavano sospese nel mistero insondabile lasciando un segno indelebile nella precarietà del nostro vivere: “ Sentire con triste meraviglia/ com’è tutta la vita e il suo travaglio/ in questo seguitare una muraglia/ che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia” (E. Montale).
Il chiarissimo docente di lettere dai capelli rossi e dagli occhi di un azzurro acquoso e limpido mi faceva pensare, nel declamare con passione le poesie tratte da “Ossi di seppia”, ai paesaggi liguri arsi di sabbia e pur vasti come gli abissi del mare.
Tuttavia il mio poetare non nasce dalla conoscenza ma dal sentire con i sensi e il cuore. La poesia è un papavero delicato ma resiliente capace di trattenere la memoria degli affetti più cari rendendoli eterni. La poesia era nel bacio che mia madre ogni mattino mi posava sulla fronte nel salutarmi prima di andare a scuola. Eppure per anni ho dimenticato quel gesto che nella sua semplicità era così profondo da toccare per sempre l’animo mio fanciullo. Da insegnante piacevano agli alunni le mie distrazioni seguite da un annotare veloce sul diario di classe ispirate riflessioni. Qualcuno osservava:” Professoressa sappiamo che in quei momenti dialoga con le sue poesie” e intanto apprendevano la magia dei pensieri che curano ed attenuano le pene. Invitavo allora i ragazzi a scrivere
nei diari dei loro moti adolescenziali le gioie e i dolori per iniziarli alla grammatica essenziale dello stupore.
Per spronarli all’introspezione sovente citavo una frase di Paulo Coelho: “Scrivi…Carta e penna fanno miracoli. Curano i dolori, consolidano i sogni, restituiscono la speranza”. Luminosi come il primo sole sulle rose appena sbocciate erano i loro primi versi nella primavera della loro età giovanile. Anche se da tempo non insegno ancora conservo il ricordo del loro entusiasmo. Oh! Le muse che citavano nella recita a memoria dei proemi classici greci e latini si facevano nelle loro menti desideri e dubbi, paure e attese, sogni e fantasie nella meraviglia della loro fervida immaginazione. La poesia è creazione non solo nella produzione ma anche nell’ascolto, miracolosa empatia nell’universalità della umana sostanza, è scrittura di spirito e di pancia immersa nei cinque sensi per farsi e erotica emozione.
Nell’esperienza dell’essere effimeri ci permette di rivalutare la piccolezza con uno sguardo cosmico per vivere fraternamente il nostro breve tempo sulla terra aiutandoci a vicenda l’un l’altro.
Il mondo ha bisogno di poesia che si faccia speranza di pace.
Dopo tanto vagare nelle stanze del vissuto in noi e fuori di noi alla ricerca di un “Significato” la poesia è tornare sempre nel nido per recuperare il sentimento primordiale dell’amore sul silenzio chiassoso di uno sguardo nuovo.


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