Avezzano, il Parco Arssa diventa teatro: in scena “Resurrezione”

Avezzano, il Parco Arssa diventa teatro: in scena “Resurrezione”
08 Apr 2026

AVEZZANO –  Non una semplice rievocazione della Passione, ma un vero e proprio progetto culturale che dialoga con la storia del teatro occidentale. Mercoledì 8 aprile 2026, alle 20:30, il suggestivo scenario del Parco Arssa di Avezzano farà da cornice alla seconda edizione di “Resurrezione: un palcoscenico di speranza”.

Lo spettacolo itinerante, a ingresso libero, porta la firma di Corrado Oddi, autore e regista, e si presenta come un percorso teatrale immersivo che unisce tradizione e ricerca scenica. Le scenografie sono curate da Marco Verna, mentre il coordinamento generale è affidato a Carlo Genovesi

Tra i promotori dell’evento il Comune di Avezzano, la Diocesi di Avezzano e la Pro Loco di Avezzano.

L’opera si sviluppa in nove quadri teatrali, un percorso narrativo che accompagna il pubblico dal buio del Sinedrio fino alla luce della Resurrezione.

Tra Accademia e scena: l’ispirazione di Johann Drumbl

Il progetto nasce da un solido background accademico: il copione è frutto degli studi condotti da Oddi durante la sua tesi di laurea sulla figura dei giullari e si ispira direttamente all’opera di Johann Drumbl Quem quaeritis? Teatro sacro dell’alto medioevo”. Come teorizzato da Drumbl, il teatro non nasce come semplice intrattenimento, ma come una “scelta intellettuale consapevole” per rendere visibile l’invisibile.

Oddi recupera il celebre tropo del X secolo, il dialogo tra l’angelo e le Marie al sepolcro, per trasformare l’evento in un’esperienza di mimesi collettiva.“Il teatro sacro delle origini era un palcoscenico di speranza –spiega l’autore- ed è questa stessa urgenza di senso che oggi portiamo in piazza.”

Uno spettacolo itinerante e immersivo

L’allestimento trasforma il tessuto urbano e naturale in uno spazio drammatico. Dalla lavanda dei piedi tra gli alberi secolari del parco alle tentazioni di Lilith (figura archetipica del dubbio) nel Getsemani, fino al potente finale epico. La colonna sonora spazia dal rigore di Samuel Barber e Bach alla potenza sinfonica di Mahler, fino a suggestioni contemporanee.

Un messaggio per il presente

L’opera si chiude con un forte appello alla città e ai giovani, interpretati nel copione dall’“Anima Errante”, una figura senza tempo che cerca risposte tra le incertezze del presente.“La Resurrezione è un cantiere aperto –recita il testo finale- è il dovere di ogni uomo che non si arrende al buio”.


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