Nel pieno delle indagini della Procura di Sulmona sugli avvelenamenti che ad aprile hanno provocato la morte di 21 lupi e di altra fauna selvatica all’interno e all’esterno del territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, si accende un nuovo fronte di polemica legato alla gestione delle aree pascolive e alla diffusione di dichiarazioni ritenute “false e fuorvianti”.
A intervenire è l’associazione Salviamo l’Orso, che contesta duramente alcune affermazioni circolate sui canali social e attribuite a soggetti riconducibili al movimento dei cosiddetti “Ruralpini”, oltre che al sig. Dino Rossi. Al centro della disputa, la presunta percezione di contributi AGEA da parte del Parco per la gestione dei pascoli, circostanza che viene definita dall’associazione del tutto infondata.
Secondo quanto chiarito, il bilancio dell’Ente Parco è pubblico e consultabile e non risulterebbe alcuna richiesta né tantomeno l’erogazione di fondi AGEA o di altre misure basate sulla superficie degli ettari gestiti. L’Ente, viene sottolineato, opera invece nella gestione di aree pubbliche con finalità di conservazione ambientale, spesso in accordo con i Comuni proprietari dei terreni.
Il Parco affitta infatti alcune superfici comunali, sia boscate sia destinate a pascolo, con l’obiettivo dichiarato di tutelare gli ecosistemi e prevenire fenomeni come il sovrapascolo, considerato potenzialmente dannoso per l’equilibrio naturale. I proventi derivanti dagli affitti vengono riconosciuti ai Comuni stessi.
Nel comunicato si respingono anche le accuse di scarsa trasparenza, ribadendo che la documentazione contabile dell’Ente è accessibile e verificabile. L’associazione rilancia invece una richiesta di maggiore chiarezza sui contributi pubblici percepiti da alcune aziende zootecniche, in particolare quelli legati alle indennità compensative europee e ai fondi a fondo perduto.
Secondo la posizione espressa, il tema centrale non sarebbe la gestione del Parco, ma il funzionamento complessivo del sistema di finanziamenti legati alla pastorizia e all’uso dei pascoli, ritenuto da alcuni osservatori distorsivo del mercato. Viene infatti criticata la presenza di concessioni a costi molto bassi a fronte di contributi pubblici significativi, elemento che — secondo l’associazione — potrebbe generare squilibri economici nel settore.
Salviamo l’Orso e Io non ho paura del lupo annunciano infine la volontà di proseguire l’attività di monitoraggio e sensibilizzazione, chiedendo una revisione complessiva del sistema dei contributi destinati alle aree montane e pastorali, con l’obiettivo di garantire maggiore equità e tutela degli ecosistemi appenninici.
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