Solidarietà al popolo palestinese, in quindicimila sfilano a Roma per una pace giusta. La fotogallery della manifestazione

Solidarietà al popolo palestinese, in quindicimila sfilano a Roma per una pace giusta. La fotogallery della manifestazione
29 Ott 2023

di Fabio Pelini

In un contesto internazionale sempre più preoccupante, ieri a Roma quindicimila persone hanno sfilato per chiedere l’immediato cessate il fuoco nella striscia di Gaza, dove da tre settimane l’assedio da parte israeliana sta riducendo il territorio palestinese ad un cumulo di macerie. La manifestazione Contro la guerra e per una giusta pace, promossa dalla Comunità palestinese di Roma e del Lazio, è partita da Piazza S. Paolo per arrivare a Piazza S. Giovanni, e fa seguito ai presidi organizzati nei giorni scorsi da Amnesty International in molte città italiane.

Con l’inizio a Gaza delle operazioni militari di terra, si intensificano dunque le iniziative per la pace, mentre i bombardamenti massicci autorizzati da Netanyahu hanno interrotto ogni linea di comunicazione, e quel poco che si sa racconta di una situazione drammatica, con i civili intrappolati dall’assedio israeliano e con un bilancio terribile di oltre tremila morti, solo tra i bambini palestinesi.

Di fronte ad un massacro che è solo l’ultimo capitolo di una questione decennale, la manifestazione romana ha voluto ricordare l’origine del conflitto in atto, quella questione palestinese che si trascina da 75 anni e che mai come oggi sembra lontana dal trovare una soluzione. Il vecchio e agognato obiettivo del “due popoli in due stati” appare il riflesso condizionato del tempo che fu, logorato da una realtà in cui anni di occupazione hanno ridotto i territori palestinesi a poco più di una testimonianza.

Si è trattato di una manifestazione dai toni più radicali rispetto a quelle dei giorni scorsi, proprio perché la politica di occupazione portata avanti in maniera capillare dai governi israeliani, non solo non è cessata, ma si è anzi intensificata nell’ultimo quindicennio, nel disinteresse generale e senza che la comunità internazionale abbia avuto la forza (e la voglia) di offrire una prospettiva concreta al popolo palestinese.

Perché è proprio questo il punto: il terribile attacco terroristico di Hamas dello scorso 7 ottobre non nasce dal nulla, ma è la risposta atroce ad un conflitto senza soluzione, che condanna il popolo palestinese ad una condizione di oppressione senza fine. La grande chiave che ha aperto il corteo ha voluto simboleggiare esattamente questo, e cioè la speranza dei palestinesi di tornare un giorno nelle loro case, abbandonate nel 1948 dopo la formazione dello Stato di Israele e la guerra con la Lega Araba, in una logica perenne di stranieri in Patria, senza diritti e senza le più elementari condizioni per una vita dignitosa. E’ da qui che bisogna partire se davvero si ha interesse a capirci qualcosa.

E, invece, per l’escalation che Gaza sta vivendo in questi giorni, si è riproposto lo stesso schema adottato per la guerra in Ucraina: ovvero raccontare conflitti complessi con messaggi monodirezionali, come se la storia fosse cominciata il 7 ottobre scorso con l’assalto terroristico di Hamas in Israele, così come in quello tra Russia e Ucraina l’invasione russa del 24 febbraio 2022 aveva fatto tabula rasa della fase precedente. Eventi drammatici, terribili, abominevoli, che però consentono di narrare la storia dal punto più utile per gli interessi di chi la racconta, e che non possono pertanto rappresentare una seria chiave di lettura complessiva. Il messaggio di fondo della manifestazione di ieri, a ben vedere, è stato proprio rimettere al centro la solidarietà per il popolo palestinese, perché a mancare da decenni è la risposta alla loro legittima aspirazione a vivere in un’entità statale propria e riconosciuta.

Il corteo è scivolato via pacificamente per le strade della capitale, con l’unico momento di tensione che si è avuto quando un giovane, nel passaggio dinanzi alla sede della FAO, si è staccato dal serpentone dei manifestanti per sfilare, dal pennone dov’era issata, la bandiera di Israele, poi recuperata dalle forze dell’ordine. Per il resto tutto è filato liscio, con la presenza di realtà sociali provenienti da molte parti d’Italia, organizzazioni della sinistra radicale, centri sociali, oltre a molte famiglie desiderose di un futuro di pace e giustizia per tutti.

Tra le molte persone accorse si è visto anche l’ex parlamentare 5 stelle Alessandro di Battista, anche lui con prole al seguito, che ha voluto sottolineare l’importanza di esserci. “E’ ora di dire basta ai crimini contro l’umanità commessi dallo Stato di Israele e alle uccisioni dei palestinesi in Cisgiordania da parte dei coloni israeliani. Non può esserci Pace senza giustizia. Va riconosciuto immediatamente lo Stato di Palestina e imposto ad Israele un cessate il fuoco su Gaza. Non è una guerra, è un ignobile bombardamento a danno di civili in un vero e proprio lager. Invito tutti a prendere posizione netta. Di fronte ad una carneficina l’equidistanza non è un valore”. Queste le sue parole vibranti, all’interno di una manifestazione che vuole rilanciare un messaggio che appare disperato perché sovrastato dalla logica della vendetta, in un contesto pericolosamente lanciato verso un allargamento del conflitto, con l’Iran alla finestra e gli Stati Uniti pronti ad intervenire.

Non solo a Roma, ma anche in altre città del mondo si è manifestato per la causa palestinese: decine di migliaia di persone hanno sfilato a Londra lungo il Tamigi e nelle piazze di Istanbul e Parigi. Mentre le terribili immagini di Gaza distrutta scuotono le coscienze di noi tutti, e prima che il conflitto dilaghi irrimediabilmente, c’è chi non si volta indifferente dall’altra parte. E chiede che si riprenda l’unica strada percorribile, che è quella della diplomazia, del dialogo, della giustizia per tutti, unico vero viatico per una pace duratura.

(Foto di Marilena Bottiglione)

(Foto di Marilena Bottiglione)

 

 


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