di Alessandra Prospero
La sicurezza sul lavoro è una questione fondamentale di civiltà, che non ammette indifferenza né rassegnazione. Riguarda ogni ambito della vita del Paese, civile e militare, e richiama tutti a un impegno concreto. Per la Difesa, prevenzione, formazione e procedure non sono solo obblighi, ma responsabilità verso le donne e gli uomini che ogni giorno servono l’Italia.
Perché non esiste progresso senza sicurezza”. Così il Ministro Guido Crosetto in occasione della Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro.
Oggi, 28 aprile, si celebra infatti la Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro, promossa dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro. Un appuntamento che richiama alla responsabilità collettiva, ma che, alla luce dei dati, suona ancora come un monito inascoltato.
Secondo le ultime rilevazioni INAIL, nel 2025 in Italia sono state denunciate 597.710 infortuni, con un aumento rispetto all’anno precedente. Un dato che da solo basterebbe a definire la portata del fenomeno, ma che diventa ancora più drammatico se si guarda al numero delle vittime: 1.093 morti complessive, tra lavoro e tragitto casa-lavoro.
Di queste, 792 sono avvenute sul posto di lavoro, mentre 293 in itinere, durante gli spostamenti. Tradotto: quasi tre morti al giorno. Non un’emergenza improvvisa, ma una costante che si ripete anno dopo anno, senza inversioni significative.
Una stagnazione che preoccupa
Il dato più inquietante non è soltanto la quantità, ma la tendenza. Gli infortuni risultano in lieve aumento, mentre i decessi restano sostanzialmente stabili, sopra la soglia delle mille vittime annue. Una stagnazione che racconta un sistema che non riesce a fare un salto di qualità reale.
A crescere sono anche gli incidenti in itinere, segnale di un’organizzazione del lavoro che scarica rischi anche fuori dai luoghi produttivi. Parallelamente, aumentano le malattie professionali, segno di esposizioni prolungate e spesso sottovalutate.
A pagare il prezzo più alto restano i comparti storicamente più fragili:
l’edilizia, la logistica, i trasporti e l’agricoltura. Qui il rischio si intreccia spesso con precarietà, appalti al ribasso e carenze nei controlli.
Prevenzione: parola chiave, ancora disattesa
La sicurezza continua a essere trattata, troppo spesso, come un obbligo formale e non come una priorità sostanziale. Eppure, la prevenzione passa da elementi chiari: formazione continua, dispositivi adeguati, controlli efficaci e una cultura del lavoro che metta davvero al centro la persona.
Un lavoratore formato è un lavoratore più consapevole.
Un’impresa che investe in sicurezza non sostiene un costo: protegge il proprio futuro.
Una responsabilità collettiva
La Giornata mondiale non può restare una ricorrenza simbolica. Le istituzioni sono chiamate a rafforzare controlli e politiche, le imprese a superare logiche di risparmio miope, i lavoratori a non accettare condizioni pericolose.
Perché oltre mille morti l’anno non sono una fatalità.
Sono il segno di un sistema che, semplicemente, non funziona ancora abbastanza.
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