Prosperococco: “Il blackout Vodafone di oggi è vero campanello d’allarme”

Prosperococco: “Il blackout Vodafone di oggi è vero campanello d’allarme”
16 Giu 2025
Attraverso un contributo sul suo profilo Facebook, Massimo Prosperococco ha voluto evidenziare un problema che è più di una criticità momentanea: il black out della rete Vodafone, registrato in gran parte del centro Italia. Riportiamo integralmente il suo intervento.
Il blackout della rete Vodafone che ha interessato gran parte del Centro Italia, comprese importanti città, è più di un semplice disservizio. È un campanello d’allarme. Certo, i guasti possono accadere. Ma se un temporale o comunque un evento atmosferico di media intensità, è sufficiente a mandare in tilt una delle principali dorsali di comunicazione del Paese, è evidente che abbiamo un problema di vulnerabilità strutturale.
Le criticità emerse sono almeno due, e meritano attenzione.
La prima riguarda la fragilità delle nostre infrastrutture digitali in caso di emergenza. È bastato un fulmine, stando alle prime ricostruzioni, per bloccare completamente le trasmissioni Vodafone su un’ampia area. Ora immaginiamo cosa potrebbe accadere in caso di un terremoto, di un attentato, o di eventi atmosferici ancora più intensi: saremmo completamente scollegati, senza possibilità di comunicare, senza sistemi attivi di allerta o soccorso.
La seconda riguarda l’assenza di sistemi di backup. Una rete che serve milioni di utenti privati, aziende, pubbliche amministrazioni, strutture sanitarie non può non prevedere una linea alternativa, un’infrastruttura ridondante in grado di garantire la continuità del servizio. È inaccettabile che, oltre ai telefoni personali, siano rimasti irraggiungibili anche i centralini di enti pubblici, le linee sanitarie come quelle del CUP, e chissà quanti altri servizi essenziali.
A questo si aggiunge una riflessione ancora più ampia: affidare le comunicazioni strategiche, comprese quelle satellitari, interamente a soggetti privati è una scelta che ci espone a rischi gravissimi. Purtroppo, la decisione di cedere il controllo delle comunicazioni satellitari italiane è un altro esempio di fragilità sistemica che in futuro potremmo pagare caramente, sia in termini di autonomia tecnologica, sia di sicurezza nazionale.
Questo episodio solleva un tema cruciale: chi garantisce oggi l’affidabilità delle infrastrutture strategiche per le comunicazioni nel nostro Paese? E soprattutto: può un soggetto privato, per quanto grande, gestire quasi da solo una fetta così ampia della connettività nazionale senza adeguati obblighi di resilienza?
Non è solo un problema tecnologico. È un tema di sicurezza, di tutela dei diritti digitali dei cittadini e di continuità istituzionale. Serve un ripensamento serio e urgente delle policy sulle infrastrutture critiche, delle regole sulla ridondanza dei sistemi e più in generale sul concetto di indipendenza tecnologica.

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