Parco Centrale, Masci: “Un sogno”. Ma scoppia il caso sull’accessibilità

Parco Centrale, Masci: “Un sogno”. Ma scoppia il caso sull’accessibilità
Claudio Ferrante, il presidente dell'associazione Carrozzine Determinate
21 Giu 2025

di Sara Ramzi

“Realizziamo un sogno”: è così che Carlo Masci annuncia in pompa magna la realizzazione del primo lotto del Parco Centrale. A quarant’anni dalla chiusura dell’ex stazione ferroviaria di Pescara, il primo cittadino pescarese e l’architetto Manuel De Canal hanno presentato il progetto, i cui lavori dovrebbero partire entro la fine dell’estate. La prima parte si estende da via Teramo fino alla ex stazione ferroviaria, e comprende un’area di quasi 40mila metri quadrati, con 800 posti auto e una piazza che può contenere oltre 6mila persone. I fondi stanziati per i lavori ammontano a 20 milioni di euro, derivanti in gran parte dal programma europeo Fsc e – per la parte del parco – dalla Fondazione Pescarabruzzo. Una partita durata quattro decenni, che, spiega Masci, “molte amministrazioni regionali e comunali hanno provato a chiudere la partita, noi ci siamo riusciti”. Eppure, un video con delle anticipazioni ha sollevato alcuni dubbi. “Ci sorprende e preoccupa sentire il Sindaco di Pescara definire l’opera “storica” e affermare che “restituirà ai cittadini un’area viva, sicura e accessibile a tutti”. Da quanto emerso finora, l’accessibilità è stata solo proclamata, non realizzata”. A denunciarlo è l’associazione Carrozzine Determinate, che dal 2011 si batte per promuovere e proteggere i diritti delle persone con disabilità. Al centro della loro accusa c’è l’inaccessibilità del nuovo progetto dell’area di risulta: “Riteniamo che il progetto necessiti di profonde modifiche, in quanto concepito senza un reale rispetto dei principi dell’accessibilità universale”, proseguono.

L’associazione precisache non è stato consentito loro l’accesso al progetto, ma nonostante la parzialità delle informazioni, la mancanza di conformità ai principi sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità sarebbe per loro evidente. “L’alternanza tra scale e rampe, come mostrato in alcune anticipazioni video, rappresenta una soluzione pericolosa e sbagliata per superare le barriere architettoniche. Una denuncia analoga era già stata presentata quattro anni fa da un’associazione specializzata in accessibilità. Le numerose pendenze, anche se inferiori al 5%, generano percorsi faticosi, tortuosi e potenzialmente rischiosi per chi utilizza una sedia a rotelle. Le manovre obbligate tra rampe e gradini espongono l’utente al ribaltamento. Analogamente, per le persone con disabilità visiva, questi percorsi rappresentano veri e propri labirinti privi di riferimenti tattili e di sicurezza”, raccontano.

I rischi sarebbero concreti non solo per le persone con disabilità, ma anche per bambini, anziani o persone con passeggini, afferma l’associazione: “Le rampe, così come progettate, sembrano prive di ringhiere e cordoli, rendendo estremamente facile la caduta di una carrozzina o l’inciampo accidentale. È sconfortante dover ancora ricordare, nel 2025, quanto sia fondamentale la cultura dell’accessibilità per garantire la fruibilità degli spazi pubblici a tutti i cittadini. Il concetto di “accessibilità universale” non è solo un diritto: è il fondamento per una città inclusiva, moderna e rispettosa”.

Claudio Ferrante, presidente dell’associazione, annuncia che è pronta una carrozzina anche per De Canal, l’architetto che si è occupato del progetto. “Con il progetto Sentinelle e la passeggiata empatica, abbiamo fatto sedere in carrozzina politici, studenti, cittadini, vescovi, avvocati e magistrati per far comprendere, anche solo per pochi minuti, cosa significhi vivere una città che esclude e discrimina. Forse è arrivato il momento di coinvolgere anche chi progetta, per far emergere la reale comprensione del termine “disabilità” e stimolare un approccio concreto alla progettazione universale”.
Non siamo preoccupati solo per la per piazza centrale, ma per l’intero progetto – ci chiediamo: dov’è l’accessibilità? Dove sono gli spazi dedicati, i percorsi sicuri, le sedute utilizzabili da tutti? Se il buongiorno si vede dal mattino, il progetto dell’ex area di risulta solleva fortissime preoccupazioni”.

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