Pescara, tragedia al terminal: Bosco «Servono tavoli di coordinamento»

Pescara, tragedia al terminal: Bosco «Servono tavoli di coordinamento»
08 Ott 2026

La tragedia avvenuta nei giorni scorsi nell’area di risulta di Pescara, costata la vita alla settantenne Maria Ferrandino, riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza all’interno del terminal degli autobus.

A intervenire è Tony Bosco, responsabile della sicurezza di Pescara Fortis, che esprime vicinanza alla famiglia della vittima e, allo stesso tempo, richiama la necessità di un intervento strutturale e organizzativo sull’area.

La vicenda ha assunto un carattere particolarmente doloroso anche per le circostanze in cui si è verificata: la donna è morta davanti agli occhi del figlio, dipendente della stessa azienda di trasporti dell’autista coinvolto nell’incidente.

«Siamo vicini con tutto il cuore alla famiglia della signora per questa perdita inaccettabile che ha colpito l’intera comunità, un dolore acuito dal fatto che si sia consumato nel luogo stesso in cui lavora anche il figlio», dichiara Bosco.

«Nessuna caccia alle streghe»

Nel suo intervento, il responsabile della sicurezza sottolinea anche la situazione vissuta dall’autista coinvolto nella tragedia.

«Non possiamo dimenticare il dramma lacerante e il senso di colpa paralizzante che sta vivendo l’autista coinvolto», afferma Bosco, evidenziando come la tragedia abbia conseguenze profonde sia per chi ha perso una persona cara sia per chi si trova coinvolto, suo malgrado, in un episodio di questo tipo.

Bosco precisa però che l’obiettivo del suo intervento non è individuare responsabilità o colpevoli.

«Noi non stiamo puntando il dito contro nessuno e non siamo qui a cercare colpevoli in questa dolorosa vicenda, soprattutto perché non spetta a noi», sottolinea.

La richiesta è invece quella di aprire un confronto istituzionale sulla gestione della sicurezza del terminal.

Separare i flussi tra autobus e pedoni

Secondo Bosco, sarebbe necessaria una riorganizzazione profonda della sicurezza nell’area di risulta, con particolare attenzione alla separazione tra i mezzi in movimento e il transito pedonale.

L’obiettivo, spiega, dovrebbe essere quello di regolamentare gli spazi attraverso standard di protezione più rigorosi, considerando il flusso continuo di persone che ogni giorno utilizza il terminal.

«Chiediamo con forza l’apertura immediata di tavoli di coordinamento istituzionale affinché si possa lavorare insieme per garantire maggiore sicurezza in un posto come il terminal, caratterizzato da un flusso costante e continuo di persone che ogni giorno rischiano la propria incolumità», afferma Bosco.

Il confronto con Roma

Nel suo intervento, il responsabile della sicurezza richiama anche il dibattito sulla fusione e sulla nascita della grande città, sostenendo che il confronto dovrebbe partire anche dal funzionamento concreto dei servizi.

Come esempio cita il Terminal della Stazione Tiburtina di Roma, dove, secondo Bosco, vi sarebbe una gestione caratterizzata da una contingentazione dei mezzi e dei flussi pedonali e dalla presenza di condizioni adeguate anche in caso di maltempo.

Bosco richiama inoltre il sistema di controllo delle partenze degli autobus, affidato ad ausiliari deputati alla supervisione, paragonandolo a quanto avviene con i treni nelle stazioni.

«Non è con questa tragedia che scopriamo che la situazione al terminal di Pescara non funziona, dunque è bene evitare altre tragedie», conclude.

La richiesta di Pescara Fortis è quindi quella di avviare un confronto tra le istituzioni e i soggetti coinvolti per individuare interventi concreti sulla sicurezza dell’area di risulta, senza trasformare la tragedia in una ricerca di colpevoli ma affrontando, secondo Bosco, le criticità organizzative del terminal.


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