di Melania Aio
L’estate 2025 ha portato, come ogni anno, un’impennata nella richiesta di manodopera stagionale in Abruzzo, soprattutto nei settori della ristorazione, del turismo e dell’agricoltura. Lavori brevi, intensi, spesso legati all’afflusso di turisti lungo la costa adriatica e nei borghi montani del Gran Sasso e della Majella. Ma accanto alle occasioni, emergono anche le criticità strutturali di un sistema ancora poco attrattivo per i giovani. Hotel, stabilimenti balneari, ristoranti, bar, campeggi, aziende agricole e agriturismi: tutti, da mesi, segnalano difficoltà a reperire personale stagionale. Camerieri, bagnini, baristi, cuochi, addetti alle pulizie, animatori, raccoglitori agricoli: figure sempre più ricercate ma sempre meno disponibili. In alcune località, le attività hanno faticato a garantire l’apertura a pieno regime a causa della mancanza di personale.
Tra le cause principali: compensi considerati troppo bassi rispetto al carico di lavoro, contratti spesso discontinui o precari, e condizioni poco attrattive per i giovani locali. In molti casi, si è fatto ricorso a personale proveniente da altre regioni o da altri Paesi, oppure si è scelta la via della flessibilità estrema, con turni ridotti o servizi tagliati.
Secondo le principali piattaforme di ricerca lavoro come Indeed, gli stipendi offerti in Abruzzo per queste posizioni oscillano tra i 1.200 e i 1.900 euro al mese, con retribuzioni che salgono leggermente solo per ruoli più qualificati o in strutture di fascia alta. Dati diffusi da Federalberghi indicano una media di 85 euro al giorno per circa 149 giornate lavorative annue per il comparto turistico. Tuttavia, molti lavoratori lamentano condizioni ben diverse: contratti part-time che nascondono orari massacranti, straordinari non retribuiti, lavoro nei festivi senza le maggiorazioni previste e in alcuni casi addirittura l’assenza totale di contratti. Sui social si leggono commenti indignati di giovani e giovanissimi, costretti a lavorare fino a 40 ore settimanali per appena 400 euro, una paga che spesso non copre nemmeno le spese di vitto e trasporto. Queste testimonianze online fotografano, senza filtri, una realtà difficile e frustrante, che sta generando un numero crescente di vertenze sindacali, soprattutto nei settori della ristorazione e dell’accoglienza turistica.
Lato imprese, invece, molte attività segnalano una grave difficoltà nel reperire personale stagionale, in particolare qualificato. Diverse strutture ricettive sulla costa abruzzese ammettono di essere in difficoltà, costrette a ridurre turni o chiudere parzialmente per mancanza di personale. A peggiorare la situazione, la concorrenza sleale di chi impiega lavoratori in nero o propone paghe ben al di sotto degli standard contrattuali.
A fronte di tutto questo, i sindacati regionali si stanno mobilitando. La Filcams-CGIL Abruzzo-Molise ha lanciato la campagna “Mettiamo il turismo sottosopra”, finalizzata a informare i lavoratori e denunciare le irregolarità del settore. Al centro, tre richieste fondamentali: il rispetto dei contratti collettivi nazionali, controlli capillari e costanti, sanzioni severe e dissuasive. I lavoratori stagionali devono poter contare su contratti trasparenti, che assicurino paghe adeguate, orari corretti, ferie e tutele previdenziali. Troppo spesso, invece, si registrano assunzioni “in nero”, contratti fittizi e paghe irrisorie, che ledono i diritti di chi sostiene la stagione turistica. Per rendere effettive queste garanzie, inoltre, il sindacato propone un sistema di ispezioni più frequente e rigoroso, soprattutto nei mesi estivi, unito a un inasprimento delle sanzioni in termini economici.
“Non mancano i lavoratori, mancano le condizioni dignitose per lavorare”, spiegano i rappresentanti sindacali. Anche CISL e UIL sono intervenute su fronti paralleli, soprattutto nei trasporti e nei servizi pubblici, chiedendo più sicurezza, rispetto dei contratti e turni sostenibili. Crescono anche le segnalazioni all’Ispettorato del Lavoro e i casi di irregolarità contrattuali.
Il lavoro stagionale, fondamentale per l’economia turistica abruzzese, si conferma dunque un campo minato in cui alle opportunità occupazionali si affiancano criticità strutturali gravi. Senza una vera riforma del sistema, con controlli efficaci, regole certe e paghe adeguate, il rischio è quello di perpetuare un modello insostenibile che danneggia sia chi lavora sia chi cerca di fare impresa onestamente.
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