Una copertura economica per tre stagioni, una gestione fondata sulla divisione delle competenze e una squadra chiamata a diventare anche il punto di partenza di progetti sociali e scientifici. È il quadro delineato dall’avvocato aquilano Andrea Tatafiore e dall’imprenditore molisano Nicola Cesare, Presidente e Vicepresidente dell’Aquila 1927, durante la puntata speciale di 1927, andata in onda ieri, venerdì.
La fondazione OPE, di cui sono tra i fondatori, quest’anno ha rilevato il 49% dell’Aquila 1927, e presenta un percorso nel quale l’ambizione sportiva si accompagna alla «costruzione di una struttura societaria stabile». Il risultato sul campo resta centrale, ma viene inserito in un disegno più ampio, che comprende organizzazione, infrastrutture, formazione e rapporti con la città.
«Una dotazione per coprire tre stagioni»
Il passaggio più concreto riguarda la solidità economica. Tatafiore ha spiegato che la fondazione dispone di una dotazione economico-patrimoniale destinata a coprire la stagione in corso e le due successive. Una prospettiva che «consente anche di programmare un eventuale approdo tra i professionisti».
«Questo respiro triennale ci permette anche di pensare a un aggravarsi, tra virgolette, del budget», ha affermato il presidente, richiamando impegni giuridici e risorse a sostegno del percorso.
La copertura garantita dalla fondazione, però, non esaurisce il contributo necessario alla crescita del club. Tatafiore ha citato la presenza di 450 sponsor e sollecitato una partecipazione più ampia sugli spalti: «Questo ovviamente non vuol dire che la città non deve fare la sua parte».
Competenze e responsabilità
La parola che torna nel ragionamento del presidente è “aziendalizzazione”. Significa assegnare compiti precisi, costruire un organigramma qualificato e definire i rapporti tra società e squadra.
«La passione necessita di un forte controllo», ha osservato Tatafiore, leggendo le difficoltà della stagione precedente anche come un passaggio dal quale ricavare maggiore consapevolezza. Il Presidente riconosce «il valore di una società ripartita da un gruppo di tifosi», sottolineando però «la necessità di accompagnarne la crescita con strumenti organizzativi adeguati».
In questo assetto ha indicato Lorenzo Del Pinto come elemento di raccordo tra società e campo, valorizzandone il ruolo e il legame con l’identità aquilana.
Cesare ha descritto una gestione nella quale le decisioni vengono discusse e condivise: «Oggi siamo tutti necessari, ma nessun indispensabile». Un equilibrio che, secondo il vicepresidente, permette di «affrontare le normali divergenze senza affidare le scelte all’iniziativa di una sola persona».
Le neuroscienze e il progetto sui giovani
Accanto al calcio, la fondazione intende sviluppare un progetto sul miglioramento delle prestazioni sportive e neurocognitive. Cesare, che è un ingegnere elettronico-biomedico con un percorso di approfondimento nelle neuroscienze, ha illustrato un programma biennale sostenuto da un comitato scientifico di rilievo nazionale.
Il progetto prevede il coinvolgimento di quaranta giocatori e la misurazione delle prestazioni attraverso strumenti che la fondazione intende acquistare. È previsto anche un gruppo di controllo, composto da altri quaranta calciatori di una seconda società. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un modello verificabile, da estendere successivamente ad altre realtà.
Tatafiore ha precisato il significato sociale dell’iniziativa: «Noi non dobbiamo formare giovani atleti per rivenderli meglio nel mercato, non ci interessa questo». Il traguardo indicato è una maggiore consapevolezza del giovane, capace di conoscere e valorizzare le proprie potenzialità nello sport, nello studio e nella formazione.
Lo stadio come luogo di comunità
Nel progetto trova spazio anche il modo di vivere la partita. Tatafiore ha descritto l’hospitality come un’occasione di incontro, utile a costruire relazioni intorno alla squadra. Ha ricordato la presenza allo stadio di rappresentanti delle istituzioni, manager e ospiti provenienti anche dall’estero.
Cesare ha insistito soprattutto sul ritorno delle famiglie: «Il nostro grande obiettivo è riportare realmente le famiglie. La loro presenza sugli spalti diventa un segnale della capacità di rendere lo stadio accogliente, oltre il risultato della domenica».
L’ambizione del professionismo
L’avvio positivo del campionato viene letto dai due dirigenti come il risultato di un insieme di condizioni: qualità della squadra, equilibrio dello staff, organizzazione e serenità economica.
«L’Aquila è una realtà pronta per il professionismo», ha sostenuto Cesare, riferendosi alla struttura societaria e alle infrastrutture, oltre che alla dimensione sportiva.
L’ambizione resta accompagnata dalla consapevolezza delle difficoltà. «Nessuno pensa che esista il mondo delle favole», ha ricordato Tatafiore. Per affrontare i problemi, il presidente ha indicato una condizione precisa: restare «coesi nella consapevolezza della buona fede di tutti» e nel rispetto degli impegni assunti.
La squadra, il punto dalla vetta e la prossima col Montecchio: «Non abbiamo ancora raggiunto l’apice»
La prospettiva societaria si accompagna alla fiducia nei margini di crescita della squadra. «La nostra parabola non è affatto arrivata all’apice», ha sottolineato Tatafiore, ricordando come il gruppo abbia dovuto affrontare, già nei primi mesi, le assenze di alcuni elementi importanti. Gli infortuni di Sforza, Zini e Chiarella hanno messo alla prova un organico nuovo, capace però, nella lettura del presidente, di trovare risposte attraverso l’equilibrio e il sostegno reciproco. «Di fronte alle difficoltà, questo gruppo ha dimostrato di saper reagire».
Un riconoscimento che non deve trasformarsi in appagamento alla vigilia della partita con il Montecchio. Cesare ha richiamato il peso dei punti in palio: «Sono le partite dove non bisogna in teoria perdere punti». L’obiettivo resta dare continuità alle prestazioni e affrontare ogni avversario con la stessa attenzione, senza lasciarsi condizionare dai risultati delle concorrenti.
Per spiegare l’approccio al campionato, il vicepresidente ha scelto un’immagine ciclistica: «A noi non interessa vincere la tappa, ma dobbiamo arrivare alla fine del giro pronti». Servono, dunque, «la calma e la pazienza del passista», insieme alla capacità di trovare soluzioni quando arrivano le difficoltà. Con una convinzione: «Pensare per primo a noi e al nostro percorso».
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