ANCONA – In Umbria, Marche e Abruzzo nel 2023 le iscrizioni al Registro delle Imprese si sono ridotte a circa due terzi rispetto ai livelli del 2010. Una crisi particolarmente acuta nelle aree interne, colpite dal costante calo demografico e dall’esodo dei giovani laureati. Nel quinquennio 2019-2024 la crescita degli addetti nell’industria e nei servizi nelle tre regioni si è fermata al +5,8%, contro una media nazionale dell’8,1%.
Sono stati questi alcuni dei dati emersi dal Rapporto commissionato da HAMU – Hub Abruzzo, Marche e Umbria all’Università Politecnica delle Marche (Univpm) e presentato ieri ad Ancona durante il convegno “Talenti, tecnologia, territorio. Il sistema imprenditoriale delle regioni HAMU”.
HAMU è l’associazione strategica che riunisce dieci università, tre Confindustrie, tre Confartigianato, la Camera di Commercio delle Marche e le principali Fondazioni bancarie e culturali di Abruzzo, Marche e Umbria.
Dal Rapporto è emerso anche il ritardo delle regioni del Centro Italia nei servizi avanzati: informazione e comunicazione rappresentano il 2,2%, rispetto al 3,5% nazionale; la finanza si ferma all’1,3%, contro il 2,8% italiano, mentre i servizi alle imprese raggiungono il 4,9%, a fronte dell’8,4% nazionale.
«I trend negativi delle aree interne non devono e non possono definire strutturalmente il futuro del Centro Italia», ha sottolineato Fabio Graziosi, presidente HAMU e rettore dell’Università dell’Aquila. Secondo Graziosi, per contrastare spopolamento, bassa produttività e fuga dei cervelli è necessario favorire la crescita e l’aggregazione delle imprese, superando l’assenza strutturale di grandi aziende che rappresenta uno dei principali freni allo sviluppo.
Sulla necessità di rafforzare la collaborazione tra territori si è soffermato anche Roberto Cardinali, presidente di Confindustria Marche, evidenziando come la sfida non sia soltanto quella di attrarre i giovani, ma anche di trattenerli. Un obiettivo che richiede una sinergia tra imprese e territorio e un sistema capace di offrire, oltre alle opportunità lavorative, servizi adeguati in termini di sanità, istruzione, mobilità e connessioni.
Lorenzo Dattoli, presidente di Confindustria Abruzzo Medio Adriatico, ha invece posto l’accento sulla necessità di aumentare gli investimenti in Ricerca e Sviluppo e rafforzare la collaborazione tra le piccole imprese, così da consentire loro di acquisire maggiore competitività e confrontarsi con i grandi player.
Le 500 maggiori imprese del Centro Italia
A confermare la presenza di importanti eccellenze produttive è stata la classifica delle Top 500 imprese del Centro Italia, distribuite tra Marche con 213 aziende, Abruzzo con 156 e Umbria con 131. Tra i principali protagonisti figurano Ariston Group, Acciai Speciali Terni e Brunello Cucinelli, con commercio, metallurgia e alimentare tra i settori trainanti.
Dal convegno di ieri è emersa quindi la necessità di trasformare il territorio in una sorta di “super regione”, capace di condividere una politica industriale selettiva e integrata e di superare la logica degli investimenti “a pioggia”.
L’obiettivo indicato è quello di mettere a sistema le vocazioni complementari dei tre territori: automotive e aerospazio in Abruzzo, distretti manifatturieri nelle Marche e tecnologie legate alla sostenibilità e al digitale in Umbria.
La sfida dei fondi europei 2028-2034
Nel corso dell’incontro è stata affrontata anche la questione delle future risorse europee. Alla luce della riforma in corso, HAMU ha manifestato l’intenzione di candidarsi, attraverso la propria struttura operativa di riferimento Vitality, alla gestione dei fondi strutturali al 2034, puntando a un’interlocuzione con il MIMIT per le risorse della programmazione europea 2028-2034.
L’obiettivo è indirizzare gli investimenti verso la diversificazione produttiva e la creazione di reali opportunità occupazionali per i giovani, contribuendo così a contrastare la fuga dei talenti e lo spopolamento delle aree interne.
Dal confronto è emersa, infine, la necessità di superare il tradizionale modello di trasferimento tecnologico per arrivare a una vera coprogettazione tra università e imprese, chiamate a lavorare insieme fin dalle prime fasi dei progetti per costruire nuove catene del valore e rafforzare la capacità innovativa di Abruzzo, Marche e Umbria.
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