Asl 1 Abruzzo, De Matteis replica a Vivarelli: “Perché indire nuove selezioni se esiste già una graduatoria?”

Asl 1 Abruzzo, De Matteis replica a Vivarelli: “Perché indire nuove selezioni se esiste già una graduatoria?”
04 Ago 2026
Prosegue il confronto sul futuro dei lavoratori impiegati nei servizi amministrativi e tecnici esternalizzati della Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila. Dopo l’intervento del segretario regionale della Fesica-Confsal Abruzzo, Marcello Vivarelli, che aveva invitato a evitare “minestroni giuridici” e contrapposizioni tra lavoratori, arriva la replica dell’avvocato Giuseppe De Matteis, rappresentante degli idonei del concorso per assistente amministrativo della Asl 1.
“Ringrazio il sig. Vivarelli che, nel suo comunicato del 02.08.2026 ha tuonato contro i “minestroni giuridici”. Mi offre l’occasione di fare ciò che più interessa agli idonei che rappresento: riportare i fatti, lasciando da parte le polemiche. Vorrei partire da un aspetto che, quando si parla degli idonei, viene pressoché universalmente ignorato: quello umano. Quando si parla dei lavoratori impiegati presso la ASL da società esterne (quindi non “precari”, come a lungo sono stati impropriamente definiti: il minestrone non deve essere neanche lessicale, a mio avviso) si raccontano le loro difficoltà e i loro sacrifici.

Gli idonei, invece, sono ridotti quasi sempre a meri codici alfanumerici dentro una graduatoria.
Sono “idonei”. Numeri. Posizioni. Sigle.
Ma dietro quei codici ci sono persone esattamente come le altre, persone le cui storie io ho imparato a conoscere: c’è la madre che ha perso il lavoro e che vede nello scorrimento della graduatoria la possibilità concreta di dare stabilità ai propri figli, c’è il padre separato che fatica a sostenere un affitto, il professionista che, dopo anni di esperienza, si è ritrovato travolto da una crisi economica che non guarda curriculum né sacrifici.
Ci sono giovani che hanno studiato per anni e ci sono persone non più tanto giovani, che vedono forse in questa graduatoria una delle ultime occasioni per rientrare stabilmente nel mondo del lavoro. Perché anche dietro una graduatoria ci sono vite sospese, famiglie che aspettano, persone che hanno diritto almeno ad essere considerate non come numeri, ma come cittadini.

Venendo agli aspetti giuridici, concordo con il sig. Vivarelli su un punto: lo scorrimento della graduatoria non è un obbligo, ma una facoltà dell’Amministrazione. Con la stessa chiarezza, però, occorre sottolineare che anche l’internalizzazione costituisce una facoltà e non un obbligo.

Da circa un anno esiste una graduatoria pienamente vigente e utilizzabile. Nello stesso periodo, la ASL ha continuato a ricorrere ai lavoratori impiegati presso la ASL da società esterne, sostenendo costi che la stessa Azienda e le organizzazioni sindacali hanno più volte riconosciuto essere superiori rispetto a quelli derivanti dall’assunzione degli idonei. È vero che le spese per il personale e quelle per beni e servizi appartengono a capitoli diversi, ma resta il fatto che si tratta sempre di risorse pubbliche, che devono essere impiegate secondo criteri di economicità, efficienza e buon andamento e che, soprattutto, possono essere rimodulate.

Per questo rivolgo a tutti una domanda semplice: perché continuare a sostenere costi maggiori per ottenere il medesimo servizio, quando esiste già una graduatoria pubblica dalla quale attingere? Chi sarà chiamato ad assumere le decisioni amministrative dovrà inevitabilmente valutare con attenzione la razionalità di scelte che si protraggono ormai da tempo, che hanno già prodotto effetti che non possono più essere ignorati né tantomeno sanati. Tuttavia errare è umano e perseverare è diabolico. È facile sostenere con forza nelle esternazioni pubbliche determinate posizioni, soprattutto se non si è tra quelli chiamati a rispondere delle scelte amministrative. Chi, invece, sarà chiamato ad adottare e sottoscrivere gli atti dovrà necessariamente valutare con attenzione il rispetto dei principi di economicità, efficienza e buon andamento dell’azione amministrativa, assumendosene le relative responsabilità.
Sono perfettamente consapevole, inoltre, che l’internalizzazione richieda una procedura selettiva. Ma proprio qui nasce un’altra domanda: quale interesse pubblico giustifica l’avvio di una nuova selezione, con ulteriori tempi, costi e attività amministrative, quando una procedura concorsuale è già stata espletata? Tanto più che quel concorso non era precluso ai lavoratori impiegati presso la ASL da società esterne e prevedeva persino una premialità per chi già operava presso l’Azienda.

Nessuno di noi considera i lavoratori delle società esterne degli avversari, né tantomeno intende sminuire il contributo prestato durante la pandemia. Hanno svolto un lavoro importante e meritano rispetto. Tuttavia, è altrettanto vero che hanno operato nell’ambito di un rapporto di lavoro regolarmente retribuito, in una fase storica in cui larga parte del Paese viveva condizioni ben più drammatiche: migliaia di lavoratori erano in cassa integrazione, numerose partite IVA subivano perdite gravissime, moltissimi disoccupati non riuscivano a trovare occupazione e interi settori economici erano sostanzialmente paralizzati.

Occorre inoltre distinguere il lavoro amministrativo svolto, in parte anche mediante modalità di lavoro agile, da quello di medici, infermieri, operatori socio-sanitari e di tutto il personale sanitario che ha affrontato quotidianamente il rischio biologico nei reparti e nei pronto soccorso.

Proprio l’esperienza degli OSS della ASL dell’Aquila offre un precedente significativo. Anche molti operatori impiegati durante l’emergenza Covid hanno garantito servizi essenziali in presenza. Eppure sono stati progressivamente sostituiti dai vincitori del concorso pubblico, nel rispetto del principio secondo cui alla pubblica amministrazione si accede mediante concorso, lasciando anche a chi già lavorava la possibilità di partecipare e ottenere l’assunzione in base al merito.

È quindi legittimo chiedersi perché quel principio debba valere in alcuni casi e non in altri. Se il concorso pubblico rappresenta lo strumento ordinario di accesso alla pubblica amministrazione e la garanzia dell’imparzialità e della parità di trattamento, esso deve continuare a essere il criterio di riferimento per tutti.

C’è anche da dire che in alcuni casi la famosa esperienza maturata sul campo in sede concorsuale, da alcuni lavoratori pliriventennali, non è stata dimostrata. Infatti molti lavoratori assunti con società esterne non hanno superato il concorso mentre gli idonei, con lo studio e l’abnegazione, lo hanno superato. Sia chiaro quindi una volta per tutti che l’esperienza va di pari passo al merito di essere risultati idonei di un concorso nel quale i requisiti sono stati richiesti nel bando di partecipazione dallo stesso ente che l’ha indetto. L’esperienza non è un diritto di prelazione che può garantire l’assunzione presso la pubblica amministrazione. Il concorso si.

Come spero sia ormai evidente anche a chi nutre ancora qualche dubbio — benché, a mio avviso, lo fosse già da tempo — la situazione mi è perfettamente chiara. Ed è proprio per questo che preferisco attenermi ai fatti, alle regole e all’interesse pubblico, evitando qualsiasi “minestrone”, sia giuridico sia politico. E, aggiungerei, anche culinario. Del resto, il minestrone non mi è mai piaciuto.”


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