di Sara Ramzi
Chi è l’aggressore, chi grida “Free Palestine” o chi, stando agli ultimi sviluppi, avrebbe tirato una testata?
Il racconto della vicenda dell’ “episodio di antisemitismo” all’autogrill di Linate, che ha aperto telegiornali e ha fatto il giro del web, potrebbe essere completamente ribaltato dalla testimonianza di otto presenti, oltre che dalla presenza di un referto del pronto soccorso per trauma cranico e contusioni da percosse subite da chi, nei giorni scorsi, era stato additato come antisemita per aver urlato “Free Palestine” contro un turista francese ebreo.
Qualche giorno fa, infatti, il turista ha accusato un gruppo di persone presenti all’autogrill di aggressione antisemita, dopo aver pubblicato il video in cui si sentono persone urlare cori per la Palestina. Eppure, la versione dell’avvocato delle persone coinvolte, che si sono anche presentate spontaneamente alla Digos di Milano per deporre, sembrerebbe smentire la versione passata su (quasi) tutti i canali in questi giorni.
“L’uomo che lamenta di essere stato vittima della aggressione – spiega l’avvocato al fattoquotidiano.it – è in realtà stato il primo a tirare una testata a uno dei miei assistiti, ‘colpevole’ di avergli chiesto di cancellare il video in quanto lesivo della propria privacy, e a scagliare un pugno al volto”. Nel video, come sottolinea il legale, si sente l’uomo dire “Viva Israele” “Vai a crepare” “Stai zitto stronzo”.
A confermare l’aggressione fisica c’è anche il referto del pronto soccorso: nella versione fornita dall’avvocato, ad iniziare l’interazione sarebbe stato proprio il turista francese. Un gruppo di persone italiane di origine araba erano all’autogrill dopo una gita al Lago Maggiore quando il turista francese, dopo averli sentiti parlare in arabo – e, raccontano, aver verosimilmente notato i ciondoli con la mappa geografica della Palestina portati da alcune donne del gruppo – si sarebbe avvicinato per insultarli. A quel punto uno di loro avrebbe risposto “Free Palestine” e l’uomo ha continuato con offese e minacce, cominciando poi a filmare e ottenendo la risposta che si vede nel video. In seguito, dopo essere andato al bagno, sarebbe stato raggiunto da un ragazzo che gli ha chiesto di cancellare il video, a cui avrebbe tirato una testata. Dopo giorni di indignazione per l’attacco antisemita, ora la vicenda sembrerebbe prendere una piega totalmente diversa e perfino più grave, vista l’aggressione fisica subita da alcune persone.
Potrebbe quindi rivelarsi come un altro caso di strumentalizzazione dell’accusa di antisemitismo, oltre che di aggressione a persone di origine araba. L’odio razziale contro le persone di fede ebraica, che però esiste, non ha niente a che fare con gli ambienti solidali alla Palestina: basta guardare a meno di un secolo fa e unire i puntini che portano agli attuali eredi della cultura politica che ha perseguitato gli ebrei in Europa. Gli stessi che oggi sostengono Israele e il progetto coloniale, attuato sterminando la popolazione palestinese. Quello dell’accusa di antisemitismo è un pattern noto e smascherato ormai da tempo, che parte in automatico nei confronti di chi muove critiche nei confronti di Israele, lo stato che sta compiendo un genocidio. Arriva qualsiasi cosa venga detta, anche quando semplicemente si condanna lo stato ebraico per il fatto di uccidere bambini o persone in fila per la farina, come in questi giorni.
La stessa attenzione riservata a questo caso (finchè si parlava solo di “attacco antisemita”), però, difficilmente viene riservata ad aggressioni – supportate da prove – a danni di attivisti palestinesi o vicini alla Palestina. Qualche mese fa lo chef romano Gabriele Rubini, noto come chef Rubio, postava una foto sui suoi social col volto tumefatto: era stato massacrato di botte da sei persone che lo aspettavano fuori la sua abitazione. Rubini è conosciuto anche per il suo impegno longevo per la causa palestinese. La notizia, semplicemente, non è passata come notizia. Pochi giorni fa, invece, la Digos è entrata nella sua abitazione perquisendola, sequestrando dispositivi elettronici e interrogandolo sui suoi post sulla Palestina.
Sul caso dell’autogrill sta indagando ora la Digos di Milano, dopo che i presenti hanno querelato il turista.
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