Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise cresce la preoccupazione dopo la presunta strage di lupi causata da esche avvelenate che avrebbe colpito duramente la popolazione della specie nell’area protetta e nelle zone limitrofe. Secondo le stime circolate, l’episodio avrebbe provocato la scomparsa di circa un quarto dei lupi presenti sul territorio, generando un impatto considerato gravissimo per l’equilibrio dell’ecosistema appenninico.
Di fronte a quanto accaduto, quindici associazioni tra ambientaliste, animaliste ed ecologiste — tra cui Altura, Animalisti Italiani L’Aquila, Appennino Ecosistema, CAI Abruzzo, ENPA, Forum Ambientalista, Italia Nostra, LAV, LIPU, LNDC Animal Protection, Pro Natura, Rewilding Apennines, Salviamo l’Orso, Touring Club Italiano e WWF — hanno avviato un’azione congiunta per chiedere risposte immediate e misure di tutela più incisive.
Le organizzazioni hanno già avuto un primo confronto con i vertici del Parco e hanno successivamente richiesto un incontro urgente con la Procura della Repubblica di Sulmona, quella di Avezzano e il Comando del Gruppo Carabinieri Forestale dell’Aquila. L’obiettivo è fare piena luce sui fatti, verificare le eventuali responsabilità e rafforzare le azioni di prevenzione per evitare il ripetersi di episodi analoghi.
Le associazioni si propongono come soggetti attivi nella difesa della fauna selvatica e dell’ecosistema appenninico, chiedendo che vengano applicate con rigore le normative a tutela degli animali e dell’ambiente, anche in relazione ai reati connessi all’uccisione di specie protette e al danneggiamento della biodiversità.
Il lupo, ricordano le realtà coinvolte, rappresenta una specie simbolo del patrimonio naturale italiano e un elemento chiave per il mantenimento degli equilibri ecologici. La sua tutela viene quindi considerata non solo una questione ambientale, ma un tema di interesse collettivo.
Le associazioni chiedono infine un rafforzamento degli interventi di prevenzione e un impegno continuativo da parte delle istituzioni per garantire una reale coesistenza tra attività umane e fauna selvatica, attraverso un lavoro condiviso tra enti, comunità locali e mondo scientifico.
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