“Un’architettura temporanea per riscattare lo spazio pubblico”. Intervista a Giuseppe Grant

“Un’architettura temporanea per riscattare lo spazio pubblico”. Intervista a Giuseppe Grant

di Alessandro Tettamanti

L’AQUILA – Nell’estate del 2021 appare nella piazza di Santa Maria Paganica, davanti il MAXXI, un’enorme panchina in legno dalla forma ondulata. Qualcosa di inaspettato di cui , operatori a parte, probabilmente la città non riconosce subito il valore d’uso.

Lo svelano gli adolescenti che nelle notti estive la riempiono. 

Foto Ianni

Foto Ianni

Sembra fatta apposta per loro, per agevolare l’incontro e la relazione, senza alcun ritorno commerciale. Una piccola rivoluzione, visto che sino ad allora nessuno aveva ancora introdotto qualcosa del genere nella ricostruzione. 

Poi quella panchina com’era comparsa scompare e al suo posto tornano sei freddi posti d’auto.

“More with less”, questo il nome della panchina-installazione, nell’ottobre 2023 si aggiudicherà una delle due menzioni speciali del Premio Italiano di Architettura promosso dalla triennale di Milano. 

Prima l’avevano già premiata, di fatto, gli adolescenti e le adolescenti aquilane. 

E’ stato il primo intervento nel centro storico dell’Aquila interamente sviluppato dal Laboratorio di architettura e composizione architettonica IV dell’Università dell’Aquila, in collaborazione con il MAXXI L’Aquila.

A presiedere la cattedra del Laboratorio è il professor Giuseppe Grant fondatore di “Orizzontale” un collettivo di architetti con base a Roma, il cui lavoro attraversa architettura, paesaggio, arte pubblica e autocostruzione.

Giuseppe Grant

Giuseppe Grant

“L’idea  – spiega Grant – era  quella di far cooperare il  il dipartimento di Edile Architettura, il MAXXI L’Aquila e il Comune dell’Aquila intorno un progetto che definiamo di urbanistica tattica, con cui ogni anno provare a intervenire, tramite un progetto concordato tra le parti, e in cui gli studenti sono parte attiva del gruppo di lavoro, anche nelle fasi di progettazione, ma anche di comunicazione e mediazione tra gli interlocutori”.

Quali sono stati dunque i progetti messi in campo dal 2021 e con quale scopo?

“Negli ultimi tre anni siamo riusciti ad avere la possibilità di intervenire nello spazio pubblico tre volte, nel 2021 e nel 2023 a Santa Maria Paganica davanti il Maxxi, e nel 2022 nel quartiere di Fontesecco quando il progetto è diventato più ampio, prendendo il nome di “Vuoti d’interesse” e coinvolgendo come partner anche l’Urban center e ottenendo una partecipazione più attiva del Comune dell’Aquila.

L'intervento a Fontesecco

L’intervento a Fontesecco

Quello a Santa Maria Paganica poi è diventato un un evento ciclico che si ripete sopra quelli che, per il resto dell’anno, sono sei posti per le auto, con un’installazione temporanea che anima la piazza in attesa di trasformazioni future e che vuole sviluppare il tema dell’equilibrio tra traffico veicolare e spazi relazionali, questo è il nostro obiettivo.

L’idea era quella di lavorare ogni anno con una ricerca sull’impianto urbano che si sta riformando con le caratteristiche eccezionali che ha il Centro Storico dell’Aquila. Quello del 2021 è stato il primo tentativo per ragionare sulla possibilità di come un’architettura temporanea possa creare processi di riscatto per lo spazio pubblico destinato all’incontro, perché queste funzioni a-gerarchiche dello spazio pubblico sono state come interdette nella ricostruzione”. 

Cosa è diventato lo spazio pubblico all’Aquila nella ricostruzione del dopo terremoto? 

“Purtroppo  lo spazio pubblico dell’Aquila è andato a seguire quelli che erano quasi esclusivamente fenomeni di ricostruzione relativi alla riapertura delle attività commerciali .Ora lo spazio pubblico percepito all’Aquila è quello di un bar o una piazzetta con dei tavoli di un ristornate, che è anche giusto e normale sia così ovviamente, ma mancano quegli scenari urbani fatti anche di quotidianità e semplicità”. 

Secondo lei perché è successo questo ?

“Perché c’è un problema di temi culturali che bisogna porsi, io da architetto me li pongo. In tal senso bisogna considerar che lo spazio pubblico non è una risorsa produttiva, non ha un valore relativo all’estimo, non è un investimento utile, o almeno non lo è direttamente, perché non ha un ritorno economico immediato come può essere un immobile o riattivare un’attività commerciale. Per questo quello dello spazio pubblico è un tema che ci ha messo molto più tempo ad entrare nella ricostruzione, son passati quasi dieci anni dal sisma prima che si cominciasse a parlarne all’Aquila. Ma in realtà dallo spazio pubblico i cittadini ne ricavano beneficio in termini di salute e benessere e ne beneficiano le stesse attività. Lo spazio pubblico dell’Aquila ha inoltre la caratteristica eccezionale di essere in costante modifica, anche quotidiana, anche percettiva, perché soggetto, per esempio, ai cantieri che non interessano solo l’edificio ma anche la strada. E’ elastico, si contrae e si modifica rispetto a quelle che sono delle condizioni altre e quindi secondo noi la sua progettazione avrebbe dovuto essere altrettanto flessibile, adattiva, dentro lo spazio che cambia forma e quindi l’architettura temporanea dovrebbe essere una delle strategie d intervento”. 

Cosa si intende più precisamente per architettura temporanea e urbanistica tattica e perché utilizzarle?

“L’obiettivo dell’architettura temporanea, ma anche dei movimenti dell’urbanistica tattica, è che lo spazio pubblico vada riaccompagnato. Dopo il terremoto la connotazione di temporaneo all’Aquila è stata tutta negativa: “se lo superiamo abbiamo superato il trauma”, ma nel frattempo ci siamo persi un sacco di cose. Uno degli strumenti che proponiamo sono allora l’istituzione di questi spazi flessibili con l’istallazione di architetture temporanee che servono a riattivare gli spazi. Il valore di questi interventi è che anche con poche risorse si restituiscono degli spazi pronti all’uso, e così si riesce a portare a casa un messaggio più visibile. Uno spazio realizzato è più percepibile e comunicabile di un progetto su carta. Non è risolutivo, ma porta avanti un progetto in maniera appunto incrementale, che attiva processi ed inclusione per interesse rispetto all’installazione e tutta la dimensione narrativa che c’è intorno a questa e che alla fine diventa una piazza di dibattito sul tema, come è accaduto per Fontesecco. Il temporaneo dunque, tolta la sua collocazione relativa alla sola emergenza, dovrebbe essere contemplato come una strategia d’intervento al pari di altre”. 

Qual’è sarà il progetto per l’anno prossimo?

“Quest’anno vorremmo lavorare sullo spazio dell’Ex Ospedale Psichiatrico di Collemaggio, come bene e risorsa per la collettività. C’è il progetto del Parco Della Luna  che non è stato ancora attivato. Anche per questo progetto però, paradossalmente, non si parla tanto di ‘parco’, ma di ristrutturazione degli immobili. Quand’è che si parlerà di spazio aperto, di vuoto? Di qualcosa che come detto non è economicamente vantaggioso, ma relativo al benessere e la qualità della vita? Un intervento su Collemaggio dovrebbe tenere in conto di quello che già c’è. Non c’è bisogno insomma di fare chissà cosa, ma di mettere insieme tutte le energie e le progettualità che già ci sono. Collemaggio inoltre è uno strano caso perché l’area è diventata una sorta di cittadella di quella struttura sociale-associativa dell’Aquila un po’ ribelle, che comunque fa parte del motore della costruzione della società, sia a livello culturale che di proposte”.

Per la prima volta quest’anno gli elementi utilizzati per l’installazione a Santa Maria Paganica sono stati riutilizzati trovando una seconda vita proprio a collemaggio, presso lo spazio di CaseMatte…

L'installazione a Santa Maria Paganica del 2023

L’installazione a Santa Maria Paganica del 2023

“Esatto, il link è stato collaborare con CaseMatte e l’associazione che si occupa di sport, montagna e territorio Hynverno. Sono molto interessato alle dinamiche della parte attiva della società come le associazioni, i centri sociali e culturali che ne fanno parte. Io conoscevo già CaseMatte, poi con un mio collaboratore, Marcin Myjak , abbiamo lavorato insieme per trovare una circolarità a questa struttura e CaseMatte e l’Associazione Hynverno si sono messe subito a disposizione per darci una mano. In una mezza giornata abbiamo lavorato a disinstallare la struttura da Santa Maria Paganica col fine di dare loro la possibilità di rimontare e assemblarla a loro piacimento. Il link è stato anche quello dell’installazione in sè, il cui tema centrale era quello del gioco con un’allusione alla rampa da skate e visto che anche a CM fanno questo tipo di attività è diventato un link su cui lavorare.

 

L'installazione riutilizzata a CaseMatte

L’installazione riutilizzata a CaseMatte

Questo sistema aperto di collaborazione che volevamo fare tra MAXXI e Università, che poi ha coinvolto anche Urban center e Comune, adesso, da struttura solo istituzionale, vorremo si aprisse a una struttura più ribelle, a quella parte ribelle di città che deve far parte del tavolo di discussione alla pari con gli altri attori. Stiamo provando a spostare in questa direzione il lavoro e in varie tappe faremo focus condivisi. Il mio intento è creare la traiettoria possibile per andare a collaborare con CaseMatte e le altre associazioni per provare a fare un intervento sempre col tema del vuoto di interesse, sempre per alzare il livello di dibattito su quello spazio e poter manifestare da subito qualcosa con poche risorse, attraverso l’architettura temporanea e incrementale. Collemaggio rientra in quello che può essere definito uno spazio dismesso , ma che ha anche un suo valore perché si è radicata lì una sua estetica, che può piacere o meno, ma va tutelata senza calare dall’alto progettazioni legate troppo all’architettura dello spazio che poi lo farebbero diventare uno spazio inerte. Tanto vale resti quello che è, ma si  sovrapponga allo spazio una struttura fatta di attività e manutenzione. Un progetto già c’è, quello che possiamo fare noi architetti è farne parte . Noi vogliamo essere lì con, non lì pernon lavorare per voi, ma con voi”.

 


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