Di certo non manca la voglia di partecipare.
A qualche giorno dalla pubblicazione del sondaggio sulla piattaforma Menti.com, sono più di 400 gli utenti che hanno voluto rispondere ad una semplice domanda: “cosa manca al centro storico dell’Aquila?”, fornendo – ad oggi – un migliaio di risposte (ognuno può darne fino a tre).
Una domanda che gli aquilani e le aquilane si fanno e a cui si rispondono da anni, in particolare in quest’ultimi, ma che mai nessuno aveva pensato di mettere in forma di sondaggio, a cui si può ancora partecipare cliccando qui.
“Pensiamo che l’amministrazione comunale nel prendere le decisioni che definiscono in modo fisico e sociale la città in cui tutt* noi viviamo, debba tener conto dei bisogni reali delle persone e non soltanto delle logiche di profitto” scrivono infatti da Collemaggio comitati e associazioni.
“Lo scopo – continua 3e32/CM – è quello di fare un’analisi dei bisogni delle persone che abitano L’Aquila”, in modo poi da “creare un dossier sui bisogni della città e presentare all’amministrazione comunale le istanze raccolte”.
Dalle risposte date, la piattaforma sta facendo venir fuori una nuvola di parole (che potete vedere nell’immagine di copertina e che tutti i partecipanti al questionario possono ricevere aggiornata in mail) al centro della quale, ad oggi, c’è una parola emblematica: “scuole”, la più votata finora.
Al suo fianco possiamo notare “cinema, parcheggio, farmacia, biblioteca, teatro, residenti, bagni pubblici, mercato, panchine”…e tante altre parole che si possono vedere da soli nella nuvola.
Insomma, trovare uno strumento tecnico-tecnologico per creare partecipazione ed opinione riguardo il tema dei temi della ricostruzione,, ovvero quale deve essere il futuro del Centro storico – finora a totale appannaggio dell’Amministrazione che ha fatto scelte importanti in totale solitudine – non era impossibile, è bastata un po’ d’intelligenza. Che ancora una volta è arrivata dal basso.
CaseMatte/3e32, la cui lotta per la ricostruzione sociale del territorio è forse la cosa più duratura del dopo sisma all’Aquila, da qualche tempo ha concentrato la sua azione nel contrasto del cosiddetto processo di gentrificazione che, con specificità tutte aquilane, sta attraversando il centro storico cittadino, svuotato – rispetto al 2008 – di residenti, servizi e scuole, in una sola parola di autenticità, per esser ridotto per lo più ad una vetrina commerciale senza una concezione di spazio pubblico, piuttosto caro e inaccessibile, senza spazi pensati per i più giovani, per lo più, anziché vissuto, utilizzato a tempo da cittadini e turisti.
D’altronde qualche tipo di consultazione negli ultimi tempi era stata paventata, non dall’Amministrazione, ma dalle opposizioni che avevano ventilato un referendum cittadino sul ritorno delle scuole in centro, poi rimodulato a petizione ancora tutta da metter sù.
La giunta Biondi si è detta contraria infatti al ritorno tout court degli istituti scolastici pubblici nel centro storico, optando per una polo da costruire ex novo su un’area verde a Collemaggio, e giustificando il tutto con una questione legata alla sicurezza.
Di frnte a tale scelta così importante presa senza consultazione alcuna, sono stati in molti però in città a storcere il naso, non solo a sinistra, facendo divenire quello delle scuole un tema trasversale, potenziale istanza per una battaglia politica campale. Rinunciare infatti completamente alla presenza di scuole in centro sembra voler significare abbandonare, una volta per tutte, l’idea di far tornare in centro una città normale con i suoi residenti, i suoi servizi, i suoi giovani.
Il sondaggio di 3e32 CaseMatte, oltre le scuole, ci dice che mancano molte cose, e che quindi alto è il malcontento verso talune scelte prese in solitaria, perché, in quanto tali, mancano di un’intelligenza collettiva e dunque di una più ampia visione. Sono anni questi in cui si decideranno le sorti future dell’Aquila, e decisioni sbandierate da pochi come quelle più giuste, in prospettiva potrebbero rivelarsi catastrofiche e saranno soprattutto le nuove generazioni a pagarne le conseguenze.
3e32/CaseMatte nacque proprio i contrasto al pressoché totale commisariamento avvenuto dopo il sisma, quando Berlusconi, Bertolaso e il Dipartimento di Comando e Controllo prendevano ogni decisione senza consultare la cittadinanza.
Forse l’impulso nel reclamare un maggiore protagonismo è scemato a causa della stanchezza, ma chi governa oggi la città sembra voler rigettare in toto quella voglia di partecipazione, sbagliando, e prendendo la forma a loro volta di nuovi Bertolaso ma aquilani, forti sì di un consenso elettorale, ma che però non può che essere a tempo determinato e dietro il quale non ci si può del tutto barricare. La città sopravviverà di certo a questa fase storica e a quindi a quest’Amministrazione, ed è per questo che le scelte importanti da prendere ora, e che avranno conseguenze per anni e anni, dovrebbero esser fatte con maggiore condivisione cittadina visto che vanno oltre le competizioni elettorali e i colori politici.
Come?
CM/3e32 ha mostrato un modo, che può esser di certo maggiormente strutturato ed elaborato, ma che parla di consultazioni cittadine dirette possibili, indispensabili per un futuro che vorrebbe essere condiviso, la cui necessità dovrebbe essere accolta dall’Amministrazione a cui verranno consegnati i risultati del sondaggio, e che se così non fosse, dovrebbe esser subito fatta propria da tutta l’opposizione sociale e politica della città.
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