A meno di 100 km da Roma, il Parco Naturale Regionale Sirente Velino si candida a diventare uno dei laboratori più avanzati d’Italia per il rilancio delle aree interne: un modello di Green Community che mette insieme 22 borghi, 54.000 ettari di natura protetta e una strategia integrata di turismo lento.
Il Parco Sirente Velino è il primo ente in Europa ad aver ottenuto nel 2024 il riconoscimento di Parco Europeo dei Borghi del Respiro, un primato identitario che si affianca all’adesione alla Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS), coordinata in Italia da Federparchi per Europarc Federation. Si tratta di uno strumento volontario attraverso cui le aree protette definiscono, insieme agli operatori locali, un piano quinquennale di turismo sostenibile. L’Italia è oggi il Paese europeo con il maggior numero di aree certificate.
Secondo i dati dell’Annuario dei Dati Ambientali di ISPRA, i parchi italiani ospitano oggi il 21,4% degli esercizi ricettivi nazionali e il 26,2% dei posti letto totali, numeri che confermano la centralità delle aree protette nell’economia del turismo. Il Parco Sirente Velino, grazie alla collaborazione con l’Assessorato regionale alle Aree Protette e alla partnership con Federparchi, ha costruito una rete di oltre 23 operatori turistici certificati, che lavorano insieme all’ente applicando i principi della CETS.
Il racconto del Parco Sirente Velino come destinazione emergente di livello internazionale si intreccia con una scelta editoriale precisa: aprire il territorio a viaggiatori nazionali e internazionali attraverso un partner che ne condivida la visione. Da qui l’incontro con Visit Italy, piattaforma culturale indipendente che da dieci anni dedica una parte significativa del proprio lavoro alle destinazioni meno note e alle aree lontane dai centri turistici più affollati.
“Per troppo tempo abbiamo pensato che le aree interne dovessero rincorrere i modelli delle grandi destinazioni turistiche. In Visit Italy crediamo il contrario. Territori come il Sirente Velino rappresentano una delle sfide più interessanti per il turismo italiano, perché possono proporre un’altra idea di viaggio, più lenta, consapevole e legata alla qualità della vita delle comunità locali. Il nostro compito è far emergere questo valore, raccontarlo con la giusta profondità e inserirlo nell’immaginario dell’Italia contemporanea. Ed è esattamente il lavoro che stiamo facendo in Abruzzo”, commenta Ruben Santopietro, CEO di Visit Italy.
Un incontro valoriale tra due realtà che condividono la stessa idea di turismo: valorizzare territori che custodiscono biodiversità, certificazioni riconosciute a livello europeo e un potenziale competitivo rispetto alle principali mete naturalistiche globali, senza snaturarne identità e ritmi.
“Il Parco Sirente Velino non ha bisogno di imitare nessuno. Custodisce una biodiversità certificata a livello europeo, un patrimonio culturale millenario e una qualità ambientale che poche destinazioni al mondo possono vantare. Il nostro impegno è far sì che tutto questo diventi un vantaggio competitivo reale, riconoscibile sul mercato internazionale, senza cedere alla tentazione di snaturare i ritmi e l’identità dei luoghi. La partnership con Visit Italy nasce proprio da questa convinzione: raccontare il territorio per quello che è, con la profondità che merita, a chi è pronto ad ascoltarlo” afferma Francesco D’Amore, Presidente del Parco Regionale Sirente Velino.
Dalla Marsicana alla Valle Subequana: le tre anime di un territorio unico
Il territorio del Parco è articolato in tre macro-aree, ognuna con una vocazione propria. L’Area Marsicana, sul versante sud-occidentale, custodisce un sistema archeologico di rilievo nazionale, con le rovine romane di Alba Fucens e il Castello Piccolomini di Celano, riferimenti storico-culturali dell’intera provincia dell’Aquila.
L’Altopiano delle Rocche, cuore amministrativo del Parco, è il regno del camoscio appenninico: qui si trovano il Lago del Sirente, le faggete d’alta quota e il Cratere del Sirente. La Valle Subequana, rinata dopo il sisma del 2009, è un paesaggio naturalistico-culturale che ospita le Grotte di Stiffe e un tessuto di borghi che hanno fatto della ricostruzione un’occasione per ripensare l’accoglienza. L’integrazione tra natura e cultura è la cifra distintiva del territorio: non un’area protetta chiusa, ma un paesaggio abitato, dove la tutela della biodiversità, con specie iconiche come l’orso bruno marsicano, il lupo appenninico, il cervo e l’aquila reale, si intreccia con la vita quotidiana delle comunità locali.
Mobilità dolce, cammini storici e itinerari accessibili
Il modello Sirente Velino si fonda sulla riqualificazione delle infrastrutture esistenti, non sulla loro sostituzione. Il Parco ha recuperato strade bianche e percorsi montani, sviluppando oltre 300 km di ciclovie integrate nel paesaggio, non piste ciclabili costruite ex novo, e una rete sentieristica ampliata fino a superare i 460 km. I percorsi sono certificati da tour operator specializzati e includono tratti accessibili, come quelli pensati per viaggiatori non vedenti nell’area di Ovindoli.
Tre i cammini storici che attraversano il territorio: il Cammino di San Francesco, il Cammino di San Tommaso e il Grande Cammino di Celestino, quest’ultimo con circa 90 km distribuiti in quattro tappe e tratti percorribili anche da persone con mobilità ridotta. A questi si affiancano i percorsi balsamici legati al medical tourism: esperienze di benessere che sfruttano le proprietà dell’aria delle faggete d’alta quota, un segmento che in Europa sta crescendo rapidamente e che trova qui le condizioni ambientali ideali.
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