L’Aquila, vai cosi! 

L’Aquila, vai cosi! 
17 Nov 2025

di Alessandro Tettamanti

Alla fine quello che conta è il campo.

I tifosi, la gente, la città, guardano e giudicano in base a quello che succede nel rettangolo di gioco, dove a scendere ci sono undici giocatori, che ieri hanno dimostrato prima di tutto di essere uomini e far parte di una squadra.

Non era scontato. Chi conosce un minimo gli spogliatoi e le loro dinamiche sa che quanto accaduto, a partire dalla sconfitta di Teramo, può portare a reazioni diverse da quella vista contro il Fossombrone. Cose tipo divisioni in piccole tribù ognuna con i propri interessi che vogliono mandare  tutto all’aria, per dar sfogo a rancori e inviare messaggi alla società e all’ambiente per determinare nuovi cambiamenti e situazioni.

Niente di tutto questo è successo ieri al Gran Sasso. 

L’Aquila ha una squadra che, se ben allenata, senza gli strani dogmi di inizio stagione e con qualche correzione in corso, può dire la sua e far divertire, anche se questo non porterà probabilmente a vincere il campionato. Potrebbe però voler significare seminare, costruire per poi finalmente “con un po’ di pazienza”, vincere.

L’ha dimostrato Fucili che, sommerso dalla difficoltà, alla fine è rimasto, schierando una formazione più equilibrata con una difesa a quattro e un centrocampo con più gamb(i)a e cattiveria e mantenendo un tridente offensivo da urlo.

Un tridente però dove l’uomo Banegas rientrava in difesa, come pure fa il guerriero Sparacello, mentre Di Renzo, imperterrito continua a segnare. 

Un centrocampo dove un certo Totò Dampha, nuovo idolo del Gran Sasso, menava come un fabbro e correva come un ragazzino scappato dal Gambia (da cui il gioco di parole precedente). Lui mezzo africano mezzo siciliano che sembra un Lorenzo Del Pinto giusto un po’ più giovane con una quantità di pigmentazione diversa nelle cellule della cute.

Un reparto dove ieri dunque il benedetto filtro era assicurato grazie anche a Giorgio Mantini, aquilano –  e sì da queste parti ci si tiene a sottolinearlo visto che siamo fieri e diciamo ‘orgoglio appartenenza identità’ manco fossimo baschi – sotto utilizzato e sotto stimato in questa stagione che umilmente fa il suo, dimostrando anche tanta tecnica, ma sopratutto lavoro ombra per la squadra, e Corigliano che dopo un paio di apparizioni sotto tono ieri ha dimostrato a pieno il suo valore segnando anche la sua prima marcatura.

C’è bisogno di gente che quando entra vuole mangiarsi l’erba , come si dice a volte in questo sport. Giocatori che sono della categoria, senza un passato glorioso, ma che corrono per rispettare i compiti conferitegli dell’allenatore e hanno voglia di dimostrare e vincere. E che questo dia alla società qualche indicazione nel fare il mercato: non è solo una questione di budget.

Sarà per questo, si spera, stia arrivando anche un nuovo DS, Massimo Andreatini, e ieri in tribuna, accanto al Presidente Stefano Baiocco, sedeva un eccellenza locale come Maurizio Ianni, uno che ha il bollino del verificato affianco al nome in quanto a saper formare e trovare  giocatori bravi.

E che dire del ritrovato Tomas. Apparso disattento e sgraziato nelle prime gare disputate con la linea a tre, messo quasi ai margini del progetto, impeccabile contro il Fossombrone accanto a capitan Brunetti. Forse è il caso che resti, mentre il collega Scognamiglio sembra ormai vicino alla partenza. Chi in questa squadra ci sta bene dall’inizio, merito che va riconosciuto al DS Rossini, sono gli under: a partire da super Trifelli (uno che avrà un futuro per la determinazione che ci mette) ma che vale per tutto il pool a partire dai più utilizzati Astemio, Cioffredi, per continuare con Lombardi, Grassetti e via dicendo, fino a tutta la juniores che si contende i primi posti del suo campionato.

Fucili l’ha detto: serve “remare tutti dalla stessa parte” e aggiungiamo noi: che la remata sia bella forte e coordinata per recuperare qualche punto dalla vetta a partire da Notaresco e che mai si ripeta che L’Aquila prenda gol così facilmente come a Macerata, Sora o a Teramo, perché in Serie D puoi attaccare  e fare un bel gioco avanti quanto ti pare, ma se non curi a sufficienza tutta la parte della fase difensiva, facendoti bucare a ogni ripartenza, tanto da condizionare mentalmente tutta la quadra, non vai da nessuna parte. 

Evviva allora lo spirito di squadra evocato, cercato e trovato finalmente ieri negli abbracci dopo i gol.

Questa  è la serie D, facciamo squadra! 


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