Tre pazienti di 35, 50 e 57 anni, affetti da gravi disturbi della conduzione elettrica cardiaca con pause fino a 11 secondi, sono stati trattati con successo con la cardioneuroablazione all’Ospedale Santo Spirito di Pescara. La procedura, eseguita dall’équipe della Cardiologia-UTIC diretta dal dottor Massimo Di Marco, può consentire, in casi selezionati, di evitare l’impianto di un pacemaker definitivo.
Nei controlli successivi agli interventi, per alcuni pazienti protratti per oltre due anni, non sono state documentate recidive dei blocchi atrioventricolari avanzati, pause cardiache significative o nuovi episodi di perdita di coscienza. Tutte le procedure si sono concluse senza complicanze.
Come funziona la cardioneuroablazione
I tre pazienti presentavano importanti alterazioni della conduzione elettrica del cuore, prevalentemente durante le ore notturne. Gli approfondimenti diagnostici hanno escluso altre patologie cardiache e condizioni associate, individuando in un’eccessiva attività del nervo vago la possibile causa dei disturbi.
La cardioneuroablazione interviene proprio sulla componente nervosa che contribuisce a regolare il ritmo cardiaco. Attraverso sottili cateteri introdotti nel sistema venoso e con l’ausilio di un sistema di mappaggio tridimensionale, gli specialisti individuano e trattano specifiche strutture nervose del cuore, chiamate plessi ganglionari.
In pazienti accuratamente selezionati, la tecnica può rappresentare un’opzione terapeutica per alcune forme funzionali di blocco atrioventricolare legate a un’eccessiva attività del sistema nervoso autonomo. In determinati casi, può quindi permettere di evitare l’impianto di un pacemaker definitivo.
Una tecnica ancora oggetto di studio
L’impiego della cardioneuroablazione nei blocchi atrioventricolari funzionali notturni è ancora oggetto di valutazione scientifica e viene descritto in un numero limitato di casi nella letteratura internazionale. L’esperienza dell’équipe pescarese si inserisce in questo ambito, con risultati favorevoli nei tre pazienti durante il periodo di osservazione disponibile.
Le procedure sono state eseguite dal dottor Daniele Sacchetta, con la collaborazione della dottoressa Silvia Campobassi, dei dottori Alessandro Toro e Silvio Saraullo e dello staff infermieristico coordinato da Nico Cifaratti.
«L’aspetto centrale è capire da cosa dipende il disturbo della conduzione cardiaca e quale trattamento sia più adatto alla persona», spiega il dottor Di Marco. «In questi tre pazienti, gli accertamenti hanno individuato le condizioni per ricorrere alla cardioneuroablazione e i risultati dei controlli successivi sono favorevoli».
Il direttore della Cardiologia-UTIC definisce l’esperienza incoraggiante, sottolineando la necessità di proseguire il monitoraggio nel tempo e di mantenere particolare attenzione alla selezione dei pazienti e alle evidenze scientifiche disponibili.
L’obiettivo, conclude, è sviluppare tecniche avanzate e rafforzare le competenze dell’équipe per offrire ai pazienti trattamenti sempre più mirati alle loro condizioni e ai loro bisogni.
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