Memento mori: Il nuovo disco dei Depeche Mode

Memento mori: Il nuovo disco dei Depeche Mode
Di Gianluca Cervale

Diciamolo subito. Memento mori è un disco che spacca.

Il quindicesimo album registrato in studio dai Depeche Mode, il primo dopo la scomparsa di Andrew Fletcher. Forse è il più piacevole degli anni zero, insieme a Delta Machine. Segna il ritorno sulla scena di uno dei gruppi più iconici della musica internazionale. E che ritorno. Dodici tracce inedite dense di significato, con un suono decisamente pop, nel senso nobile del termine.

Diciamo subito anche che questo è un racconto più emozionale che tecnico, fatto per costruire un luogo in cui parlare di emozioni in musica. D’altra parte, una canzone è quello che ti lascia, i ricordi che risveglia, le sensazioni che genera mentre la ascolti.

Dall’esordio, con Speak & Spell (chi non ricorda New life e, soprattutto, Just can’t get enough) nel 1981, ne è passato di tempo. La band inglese ha prodotto capolavori come Black Celebration (1986). Tra le tracce di quel disco onde di impressione, malinconia e turbamento come A question of time, Black celebration, A question of lust, But not tonight, Here is the house (di cui ricordiamo anche la versione italiana dei Bluvertigo, Complicità).

Come dimenticare, poi, Violator (1990). Canzoni iconiche, che se le senti non puoi restare indifferente, come Enjoy the silence, Sweetest perfection, Personal Jesus, World in my eyes e Policy of truth. Tutte pietre miliari del rock elettronico; fonte di ispirazione per generazioni di musicisti e colonna sonora di molti pezzi delle nostre vite.

Veniamo ad oggi. La genesi del disco è nota. Martin Gore ha dichiarato che il progetto è iniziato con la pandemia COVID – 19; tuttavia, la morte improvvisa di Fletcher ha dato al disco un ulteriore significato. Non tanto musicale, perché è stato dichiarato che Memento Mori è stato scritto prima della dipartita di Fletcher, quanto simbolico. Verrebbe da dire: “It’s just a question of time”.

Memento mori è un messaggio.

Il messaggio dei Depeche mode al mondo post-pandemia. Con il senso ulteriore, forse neppure tanto voluto, di trasmettere anche cosa significa un compagno di viaggio che va via improvvisamente, per non tornare più. Uno sguardo sul mondo che, contemporaneamente, è anche un viaggio introspettivo. Un percorso che si snoda fra protesta, malinconia, nostalgia e rassegnazione, ma che non dimentica la salvezza, cercata nell’amore e nel dialogo.

Il titolo è evocativo: ricordati che devi morire. La stessa frase che il predicatore ripete a Troisi in una indimenticabile scena del film Non ci resta che piangere. Tanto che, prima dell’ascolto, ti verrebbe da dire: “mo me lo segno, non vi preoccupate”. In questo caso, però, la memoria della morte è un invito a non perdere un attimo della vita, a percepire ogni istante come se fosse l’ultimo e a vivere, quindi, senza gli orpelli che spesso condizionano le nostre esistenze.

Le sonorità sono elettroniche, a tratti cupe, sempre moderne. Un grande lavoro di produzione di James Ford (Artic Monkeys, Pet Shop Boys, Florence and the Machine, Gorillaz), con Marta Salogni (Björk, Dave Gahan, Bon Iver, XX) e Davide Rossi (Coldplay, Verve, Zucchero, Vasco Rossi, Casino Royale, Bluvertigo, Capossela). Le citazioni di sonorità provenienti dal passato degli stessi Depeche, dai Kraftwerk, dai Joy Division, non privano l’album della sua originalità ed attualità. I brani scorrono senza che ti venga mai la voglia di cambiare pezzo.

My cosmos is mine apre il disco ed è il secondo singolo estratto dall’album. Un rude brano synth-pop che ricorda gli anni ottanta del gruppo, con sonorità cupe e un testo di protesta che, già dalla prima frase, è un richiamo alla necessità del proprio spazio nel mondo: “Don’t play with my world. Don’t mess with my mind. Don’t question my spacetime. My cosmos is mine”. Ripudia la guerra (“no more, no more, no more, no more”) e la paura (“not here, not here, not here”), rivendicando l’indipendenza dell’anima di ognuno.

Gli anni ottanta, e Black celebration in particolare, dominano anche in People are good e in My favourite stranger. Un pezzo spigoloso, quest’ultimo, che attraversa come una lama le contraddizioni che ognuno di noi può avere, con se stesso o con chi è talmente simile da fargli da specchio. “My favourite stranger/Stands in my mirror. Puts words in my mouth/All broke and bitter (…). My favourite stranger/Stands where I stand. Leaves crime in my wake/And blood on my hands”.

E poi c’è la struggente Don’t say you love me, una canzone che forse cita qualche sonorità di Never Tear Us Apart (INXS). Dal sound cinematografico, si apre in modo straziante (“You’ll be the killer/I’ll be the corps”) e si chiude in modo tragico (“You’ll be the killer/I’ll be the corps. You’ll be the laughter/And I’ll be the punchline, of course”). Sembra il film di un amore andato che non riesce a concludersi. Ti entra dentro e la voce di Dave Gahan è così tanto credibile da farti immaginare i protagonisti del film, o da renderti protagonista.

Before We Drown è un brano che, come Caroline’s MonKey, ha sonorità immaginifiche, mentre Wagging Tongue richiama i primi Depeche Mode e Ghost Again quelli di Violator.

La conclusione è per la speranza, cercata nell’amore e nel dialogo, ed espressa nelle canzoni Always you, Never let me go e Speak to me. Tra queste, Never let me go ha il ritmo più coinvolgente, tra l’elettronico e il punk. Il testo è da ricordare:

I’m waiting for your love

I know you’ll want me

When your body’s had enough

Your senses will see

There’s only so much time

We have to play with

To waste it is a crime

We have so much to give

When uncertainty parts

You’ll be ready to concede

It was plain from the start

You’ve been running from me

And I have been patient

I have been so calm

Bit my lips through the torment

Please fall into my arms

Never let me go

Never let me go

Watch our dreams unfold in colour

Underneath love’s moon we’ll wander

Never let me go

Never let me go

The angels will praise us

The world will seem right

We’ll pull it out of the darkness

And into the light

We will be beacons

Shining so bright

Like stars in the darkness

For lovers at night

We will be beacons

Shining so bright

Like stars in the darkness

For lovers at night

Never let me go

Never let me go”.


Abruzzo Sera è anche su Whatsapp.
Iscriviti al nostro canale per essere sempre aggiornato.

In primo piano

Didacta Italia arriva in Abruzzo: a Lanciano 200 appuntamenti dedicati alla scuola del futuro

Didacta Italia Abruzzo arriva a Lanciano dal 21 al 23 ottobre 2026: 200 eventi, workshop e incontri su IA, innovazione e nuove metodologie didattiche.

18 Set 2026
Abruzzo terra di cinefili: è quinto in Italia per passione per il grande schermo

Non una graduatoria stilata direttamente dalla SIAE, dunque, ma un indice che mette insieme più indicatori per fotografare il rapporto degli italiani con il cinema.

di Alessandra Prospero 17 Set 2026
L’Aquila spreca, l’Atletico Ascoli resta tabù: 0-0 al Gran Sasso

Un punto, quello di oggi, che porta L’Aquila a quota 7 dopo tre giornate, alle spalle della Vigor Senigallia a punteggio pieno e insieme al Teramo.

16 Set 2026

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *