Richiedenti asilo all’Aquila, Verini e Padovani chiedono chiarezza e interventi sul progetto Case

Richiedenti asilo all’Aquila, Verini e Padovani chiedono chiarezza e interventi sul progetto Case
31 Ott 2025

Molto si discute sulla situazione dei 25 richiedenti asilo, accampati da giorni in condizioni indecenti di fronte alla Prefettura. Come spesso accade sui temi dell’immigrazione la città si è divisa tra due estreme ed opposte tifoserie, a parte gli indifferenti: da un lato chi sostanzialmente accoglierebbe tutti e dall’altro chi non vuole nessuno. Come sempre, il buon senso scompare dal dibattito e per questo motivo noi vorremmo offrire una visione meno esacerbata, più riflessiva, che cerchi di ricondurre tutto sul piano di ciò che è giusto e che è possibile, perché non crediamo che la maggioranza del mondo appartenga alle due categorie degli urlatori contrapposti e vogliamo dare voce a quella che spesso si definisce la maggioranza silenziosa che però adesso si è un po’ stufata di lasciare campo libero da un lato al razzismo più deteriore e dall’altro all’acritica accoglienza i cui effetti però devono essere pagati dagli altri.

Ovviamente auspichiamo una soluzione dignitosa per queste persone ed invitiamo istituzioni troppo indifferenti ad attivarsi. Ci chiediamo però il motivo per il quale questi richiedenti asilo, prima soggiornanti a Trieste, si trovino ora all’Aquila. Addirittura sarebbe stato loro suggerito di venire da noi forse perché la nostra città dispone di un immenso patrimonio immobiliare pubblico per buona parte inutilizzato, il progetto CASE e le abitazioni equivalenti, che non esiste in nessun’altra città italiana.

Una ricchezza rilevante, se avessimo avuto una gestione oculata di tale immenso patrimonio, che potrebbe essere formidabile punto di forza per la comunità, strumento residenziale e di accoglienza per innumerevoli e sostanziali utilizzi ad enorme valore aggiunto sociale, come ad esempio gli importanti progetti finanziati per decine di milioni di euro e che rischiamo di perdere per l’incapacità attuativa dell’Amministrazione. Le piastre ristrutturate delle CASE e le abitazioni equivalenti, ad esempio, potrebbero essere al servizio degli studenti e delle strutture didattiche del Centro per il Servizio Civile Universale, della Scuola di Alta Formazione per la Pubblica Amministrazione, e anche offrire residenza agli studenti universitari meritevoli e indigenti.

E invece il progetto CASE rappresenta la nostra croce e, se non ci diamo una svegliata, rappresenterà presto una seria ipoteca sulla tenuta dei conti del Comune. Oggi il contatore dei debiti per utenze e altre spese prodotti nel progetto CASE e nei MAP è di oltre 22 milioni di euro e, mentre scriviamo, continua a crescere. Delle abitazioni equivalenti invece poco sappiamo, forse neppure il Comune sa precisamente quanti appartamenti possiede, e risulta ad oggi semplicemente fallimentare nei risultati conseguiti l’enfatico progetto del Collegio di Merito per lo studentato diffuso, che avrebbe dovuto valorizzare almeno in parte questo enorme patrimonio.

Sul progetto CASE l’Amministrazione attuale, come anche le precedenti, si è limitata a pararsi da eventuali azioni risarcitorie della Corte dei Conti, attivando formalmente iniziative per il recupero dei crediti ma senza fare nulla di sostanziale per migliorare la situazione. Il debito resta lo stesso e arriverà il momento in cui a pagarlo saremo tutti noi, la collettività.

A questo si aggiunge il progressivo deperimento delle strutture, in parte per l’inciviltà di molti occupanti e in parte per la mancanza di risorse e organizzazione per la manutenzione. E ora si aggiunge un nuovo problema: gli spazi abitativi vuoti, pur se diroccati, si riempiono, e alle volte si riempiono del peggio (non ci riferiamo ai richiedenti asilo). Non vorremmo che il miraggio di una casa finisca per attirare i disperati di tutta Italia che, seguendo percorsi più o meno legittimi, potrebbero arrivare ad occupare le piastre abbandonate e occupabili, in numero tale da alterare ogni relazione sociale esistente e importare un disagio che porterebbe inevitabilmente a degrado, ghettizzazione e fenomeni criminali.

L’accoglienza deve essere gestita dalle istituzioni ed essere accompagnata da un programma di sostegno e integrazione delle persone; se non lo si fa, se ai disperati senza lavoro e senza nulla si dà solo una casa cadente, come potranno vivere e convivere nella nostra comunità? Non possiamo gestire da soli l’enorme problema migratorio, un fenomeno che richiede una gestione nazionale e non può essere lasciato al caso o alla buona volontà delle associazioni nella sua complessa gestione.

Preoccupati per l’evoluzione che abbiamo prospettato, arriviamo a una proposta che indirizziamo al sindaco Biondi: discutiamo subito di come utilizzare e valorizzare il progetto CASE per i progetti in corso (Centro SCU, Scuola PA, ecc.). Ma decidiamoci anche a smantellare le piastre ormai ammalorate e insostenibili come costi economici e sociali.

Facciamolo subito, perché le CASE sono una bomba la cui miccia sta già bruciando da tempo. Facciamolo cercando le risorse dal governo centrale e, insieme, usiamo le norme conferendo indici di residenzialità minori ai privati che decidessero di accollarsi la bonifica dei tanti palazzi ormai da eliminare.

Questo il comunicato stampa dei Consiglieri Enrico Verini e Gianni Padovani


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