L’AQUILA – Il gruppo consiliare “L’Aquila coraggiosa” ha convocato una conferenza stampa per denunciare come, in assenza di qualunque dibattito pubblico, la ASL e l’Amministrazione comunale abbiano deciso di collocare all’interno dell’Ospedale San Salvatore, e precisamente presso l’edificio Delta 7, l’unica Casa di Comunità prevista per il Comune dell’Aquila.
Simona Giannangeli e Lorenzo Rotellini, consiglieri comunali del gruppo di sinistra, annunciano battaglia dentro e fuori dal Consiglio comunale, per una scelta che definiscono “scellerata”. Quello che segue è il comunicato diramato a seguito del presidio di stamane.
Le Case di Comunità sono strutture programmate e finanziate dal PNRR, aperte 24 h su 24 per 7 giorni alla settimana per offrire alla cittadinanza assistenza sanitaria e sociosanitaria che – come si legge nel decreto ministeriale di riferimento (DM 77 del 23 maggio 2022) – devono essere “facilmente riconoscibili e raggiungibili” e devono garantire assistenza medica, infermieristica, psicologica e sociale oltre che identificare i bisogni sanitari del territorio e orientare le cittadine e i cittadini verso la risposta più efficace per il loro problema.
Scopo di queste strutture è non solo offrire servizi di prossimità, ma anche decongestionare gli Ospedali evitando carichi di lavoro inappropriati. E’ evidente che a fronte di queste caratteristiche la collocazione all’interno dell’Ospedale è inspiegabile e concentra in un unico luogo l’assistenza ospedaliera e quella territoriale contraddicendo il principio stesso di territorialità. Inoltre, si concentrerebbe l’assistenza sanitaria a L’Aquila Ovest lasciando sguarnito il territorio ad Est della città. La scelta del luogo sembra dunque più dettata da criteri economici che di funzionalità, più attenta alle esigenze dell’ospedale che a quelle della popolazione.
Alla direzione della Asl e al Sindaco dell’Aquila poniamo queste domande:
– E’ possibile garantire un’adeguata assistenza socio-sanitaria alla nostra città prevedendo una sola Casa di Comunità?
– E’ possibile decidere luogo ed edificio in cui collocare la Casa di Comunità senza aver discusso come funzionerà, con quale personale, con quale rapporto con i servizi territoriali già esistenti (consultori, centri di salute mentale, centri di riabilitazione…)?
– E’ possibile programmare il lavoro delle Case di Comunità senza aver risolto la questione dei nuclei di cure primarie dal momento che lo stesso decreto 77 prevede un rapporto stretto tra le Case e le associazioni di Medici di medicina generale senza le quali sarebbe difficile garantire un’assistenza medica capillare sul territorio?
– E’ possibile avviare una riforma dell’assistenza territoriale senza aver coinvolto i soggetti interessati? Sempre il DM 77 definisce obbligatorio il coinvolgimento della comunità locale attraverso le associazioni di cittadini, pazienti, caregiver.
A queste domande, L’Aquila coraggiosa attende una risposta.
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