di Paolo Tella
Mentre i sondaggi rilevano che il Governo in carica e i partiti che lo costituiscono godono del consenso del 45% degli elettori, il recente Rapporto su Gli Italiani e lo Stato, curato da Demos, misura nel 5% la fiducia nei partiti politici.
La distinzione tra consenso e fiducia si basa sul carattere effimero del consenso, in gran parte determinato da fattori emotivi irrazionali (simpatia/antipatia, fascino del nuovo, risentimenti e rancori, posizioni ideologiche, storie personali ed amicizie) che potrebbero essere momentanei e cambiare nel tempo.
E’ interessante sapere che a guidare la classifica di una evidente “distorsione percettiva” siano Italia e Stati Uniti. Due Paesi in cui è in atto il cambiamento più profondo nel rapporto tra elettori ed eletti, con gli eletti che inseguono l’opinione pubblica su fatti momentanei senza mai fornire approfondimenti, come per tenerli sempre svegli e sull’attenti insinuando paure più che soluzioni.
L’espressione “opinione pubblica” è stata utilizzata dalle sue origini in senso costruttivo e positivo, come riferimento civile per una democrazia fondata sulla pari dignità delle persone e sulla libera manifestazione del pensiero.
Oggi, invece, non esiste più un’opinione pubblica ma “le opinioni dei pubblici” che sono diversi per tipologia culturale, politica e psicografica, spesso identificabili in gruppi omogenei ma sempre più frazionati; infatti non esistono più operai o borghesia e cambiano i criteri di raggruppamento.
Anche nella rete informatica e nei programmi televisivi circolano affermazioni non verificate e non verificabili, prive di qualsiasi fondamento (come, ad es., l’irrilevanza dell’uso del carbone sull’innalzamento della temperatura) o addirittura demenziali (come quelle di coloro che sostengono che la terra è piatta). Ciò che risulta più preoccupante è che esse vengano apprezzate da numerosissimi utenti che esprimono la loro passiva condivisione di assenso e consenso, mescolando indistintamente fatti, opinioni e fake news; tipologia di “pubblico” studiata e compresa nell’analfabetismo funzionale.
E’ importante non confondere la cosiddetta opinione pubblica da questo indistinto aggregato prodotto dall’insieme di acritici e passivi utenti di televisione e di rete, pronti ad accettare per vera un’opinione per il solo fatto che viene ripetuta e diffusa da qualcuno che gli sta simpatico o per il quale ha votato.
Il “consenso popolare” invece è la fonte di legittimazione democratica delle funzioni politiche che si esprime con il voto.
Altro è la fiducia: per dare fiducia agli altri, istituzioni comprese, occorre avere fiducia in sé stessi.
La democrazia ha bisogno di fiducia e se questa viene a mancare, si crea spazio per egemonie basate su altro: la coercizione, la forza, l’obbedienza.
Un recente report curato da Ipsos e Area Studi Legacoop ha fotografato la fiducia degli italiani nelle istituzioni: il 70% degli intervistati dichiara di non credere che al Governo interessino molto le reali esigenze dei cittadini, il Presidente del Consiglio raccoglie la fiducia del 38% ed i parlamentari italiani godono della fiducia soltanto del 22% degli intervistati.
Si pensa spesso alle istituzioni come luoghi di potere che agiscono nei confronti dei cittadini attraverso strumenti di comando. Ma ci sono anche le istituzioni di garanzia, che esprimono un’autorità.
In democrazia se c’è un comando ci deve essere un controllo, proprio per non rendere autoritario chi comanda.
L’autorità è quella forma di esercizio di un servizio pubblico che esercita il controllo e fa funzionare il lavoro di altri, che non impone comando ma permette ad altri di svolgere il loro ruolo; questa è la “ratio” della nostra Costituzione che ha introdotto i cosiddetti pesi e contrappesi.
Le istituzioni di garanzia si basano su una fiducia accordata alla carta costituzionale che tutela, in primo luogo, la democrazia e diritti dei cittadini che sono tutti uguali davanti alla legge.
Sono queste le istituzioni che, nei sondaggi, incontrano maggiore fiducia da parte dei cittadini e l’esempio più eclatante è il Presidente della Repubblica che è eletto per assicurare che la macchina dello stato funzioni nel rispetto della Costituzione e dei diritti dei cittadini e che gode della fiducia del 72% dei cittadini.
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