“Sabato 14 alle ore 18 saremo in piazza Regina Margherita a L’Aquila, non per chiedere timidamente la pace, ma per pretenderla. Perché quando i civili vengono bombardati, quando le città vengono cancellate, quando interi popoli vengono schiacciati dalla fame o dagli embarghi, non è più tempo di mezze parole. Noi diciamo basta”.
Lo dichiara Pierluigi Iannarelli, segretario di Sinistra Italiana – AVS L’Aquila.
“Chiediamo un cessate il fuoco immediato. Ovunque. Senza condizioni. Perché la vita umana non può essere sacrificata sull’altare degli interessi geopolitici.
Siamo stanchi della retorica sulla “democrazia da esportare”. L’abbiamo già vista: ha lasciato dietro di sé macerie, profughi, instabilità. La democrazia non nasce dalle bombe. La pace non nasce dal terrore. L’unico strumento che funziona si chiama negoziato, si chiama diritto internazionale, si chiama rispetto dei popoli.
E mentre i riflettori si spostano altrove, mentre l’informazione corre dietro alle “mode” del momento, c’è una ferita che continua a sanguinare: la Palestina. Un popolo sotto assedio, bombardato, sfollato, dimenticato. Il fatto che non faccia più notizia non significa che non soffra più. E noi non accettiamo la normalizzazione dell’ingiustizia. Non accettiamo che la comunità internazionale guardi dall’altra parte.
E non parliamo solo del Medio Oriente. Parliamo anche di un’altra tragedia silenziosa: Cuba, strangolata da embarghi e sanzioni che colpiscono la popolazione, la sanità, l’istruzione, la vita quotidiana. Il carburante che manca non è un dettaglio tecnico: significa ospedali che non funzionano, scuole che non aprono, famiglie che non riescono a vivere. Questa è una punizione collettiva, e noi la denunciamo.
Ci dicono che tutto questo è “inevitabile”. Noi rispondiamo: inevitabile è solo il silenzio di chi non ha il coraggio di parlare. Ci dicono che “non c’è alternativa”. Noi rispondiamo: l’alternativa è la pace, ed è l’unica strada che salva vite. Ci dicono che “la forza risolve i conflitti”. Noi rispondiamo: la forza crea solo nuovi conflitti. La forza è il problema, non la soluzione.
Sabato non saremo in piazza per testimoniare. Saremo lì per resistere. Per affermare che la vita di un bambino palestinese vale quanto quella di un bambino europeo. Che la dignità di una donna iraniana in piazza vale quanto quella di una donna nelle nostre città. Che la sofferenza di una famiglia cubana non può essere ignorata solo perché non conviene parlarne.
Noi diciamo NO alla guerra, NO all’odio, NO alle punizioni collettive, NO alla legge del più forte. E diciamo SÌ a una pace che sia vera, giusta, costruita dal basso, SÌ alla solidarietà tra i popoli, SÌ a chi non si piega, SÌ a chi lotta, SÌ a chi ancora crede che il mondo possa essere migliore.
Perché un altro mondo non solo è possibile: o lo costruiamo noi, o non lo farà nessuno. Perché finché esisterà un solo presidio, un solo grido per la pace, la pace avrà ancora una speranza”, conclude Iannarelli.
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