Bocciato l’odg su Ddl Zan, Arcigay L’Aquila: “Un’occasione mancata”

Bocciato l’odg su Ddl Zan, Arcigay L’Aquila: “Un’occasione mancata”
28 Mag 2025

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dell’Arcigay L’Aquila

Il consiglio comunale del 26 maggio è stato l’ultimo atto di un percorso che la consigliera Giannangeli e le forze di opposizione hanno iniziato ormai a ottobre scorso.

Tutto è partito da un ordine del giorno che chiedeva al consiglio comunale di «sollecitare il Parlamento affinché si riapra la discussione sul DDL Zan e si approvi una legge organica volta alla punizione dei reati fondati sull’odio per sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere delle persone, colmando un vuoto giuridico di tutele ormai ingiustificabile; di aderire formalmente e sostanzialmente alla rete RE.A.DY (Rete nazionale delle Pubbliche Amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere); di promuovere, di concerto con le associazioni storicamente attive sul territorio, campagne comunicative e socio-culturali per contrastare i fenomeni del sessismo, dell’omofobia e della transfobia con iniziative nelle scuole, nella pubblica amministrazione e sui posti di lavoro; di adottare tutte le iniziative, mediante il coordinamento con le associazioni e gli organismi di settore, destinate a sensibilizzare l’opinione pubblica verso la cultura delle differenze, la prevenzione e la condanna di atteggiamenti sessisti, omo-lesbo-bi-transfobici.»

L’ordine del giorno non è stato discusso in quella data ma è stato richiesto un approfondimento, in quello che è l’istituto della Terza Commissione Consiliare, dove si sono alternate moltissime associazioni del territorio, compresi i referenti nazionali delle stesse, personalità politiche, giuridiche e universitarie.

Ieri l’epilogo.

Nonostante gli approfondimenti la proposta non ha ottenuto il sostegno dei partiti di maggioranza presenti in consiglio. Le motivazioni espresse per il voto contrario hanno incluso la convinzione che una normativa simile possa risultare ideologizzata, lesiva della libertà di espressione e promotrice di un cosiddetto “pensiero unico” in ambito identitario e di genere. Alcuni esponenti hanno inoltre sostenuto che non esista un’emergenza di violenza nei confronti delle persone LGBTQIA+ a livello nazionale o locale e che l’ordinamento italiano già prevede strumenti adeguati a contrastare le discriminazioni e i reati d’odio.

A nulla valgono i dati, le inchieste, le indagini statistiche, i fatti di cronaca e le esperienze riportate da associazioni e centri di ricerca, italiani ed europei, che evidenziano la persistenza di discriminazioni, abusi verbali e fisici e diseguaglianze sociali nei confronti delle persone LGBTQIA+.

A nulla valgono le sentenze della Corte costituzionale e di tribunali amministrativi che hanno riconosciuto diritti, non da ultimi le recentissime sentenze sulle Famiglie Arcobaleno e le persone transgender.

Come realtà sul territorio che da anni si occupa di difendere i diritti della comunità LGBTQIA+, dei suoi bisogni, della sua autodeterminazione, della sua tutela, ci chiediamo quale sia il ruolo delle istituzioni nel riconoscere e affrontare i fenomeni discriminatori e sull’efficacia delle sue risposte politiche.

Al termine della seduta è stata avanzata la proposta di istituire uno sportello di ascolto con supporto psicologico e legale. Ci sembra uno strumento da mettere a valore ma che intendiamo presidiare e sostenere fornendo personale formato o proponendo formazione, vigilando che rimanga un luogo sicuro, aperto e non giudicante.

Ci rammarica che si sia persa, forse, l’occasione di confrontarsi serenamente e laicamente su temi così importanti ma speriamo che ci siano altre occasioni e noi, sin da ora, ci rendiamo disponibili a fornire il nostro contributo di esperienza.


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