L’elezione della Presidente della Commissione di Vigilanza del Comune di Avezzano accende il dibattito politico nel capoluogo marsicano.
Quello che in altri casi è rimasto relegato a un passaggio poco più che formale è diventato motivo di dibattito, di ricostruzioni avventate e di accuse fumose.
Indiziato principale, neanche a dirlo, il Partito Democratico, che ha avuto la colpa di ottenere più voti per la propria consigliera comunale Anna Paolini rispetto al candidato di Fratelli d’Italia Alessio Cesareo.
È finita 12 a 7 e basterebbero questi numeri per capire matematicamente che nessuno dei due avrebbe mai raggiunto l’elezione senza alcuni voti della maggioranza. La Paolini li ha ottenuti a discapito dell’ex questore e allora via con le polemiche: elezione manovrata, presidenza non credibile, il PD ha consentito al Sindaco di scegliersi l’opposizione.
Ma la domanda sorge spontanea: e se fosse stato Cesareo a essere eletto con i necessari voti della maggioranza? Allora sarebbe stata legittima la sua presidenza?
Ci si potrebbe fermare qui per capire la pretestuosità di talune polemiche, ma vale la pena argomentare ulteriormente: anzitutto perché tali critiche arrivano soprattutto da sinistra.
Per dirla meglio, sembra proprio che qualcuno, da sinistra, avrebbe preferito Cesareo alla Presidenza della Vigilanza invece di Paolini. Proprio chi, nei lunghi mesi passati, ha fatto lezioni di sinistra, appunto, al Partito Democratico, richiamandolo all’ortodossia contro il civismo, preferendo poi, alla prima occasione, il candidato della destra per la Vigilanza.
Verdecchia, capolista del Patto per Avezzano, assente (pare sia addirittura espatriato per non partecipare al voto), e gli altri alleati del Patto sul piede di guerra.
Colpisce la tesi secondo la quale, per esercitare la vigilanza sull’amministrazione Di Pangrazio, sarebbe stato più opportuno affidare la presidenza della Commissione a un esponente del centrodestra. Una tesi che appare in evidente contraddizione con quanto sostenuto fino a oggi da molti osservatori politici, secondo i quali ad Avezzano esisterebbero due destre: quella rappresentata dall’amministrazione Di Pangrazio e quella riconducibile a Fratelli d’Italia.
Se questa è davvero la lettura politica della città, allora la conclusione più coerente è che la funzione di vigilanza venga esercitata dall’unica forza di centrosinistra presente in Consiglio comunale, e non da una delle due destre.
D’altronde Paolini lo ha detto chiaramente nel suo comunicato: l’elezione alla presidenza della Commissione non modifica in alcun modo il ruolo dell’opposizione, che continuerà a essere svolto con rigore, autonomia e trasparenza. La Commissione di Vigilanza rappresenta infatti uno strumento di garanzia per il Consiglio comunale e per tutta la cittadinanza, chiamato a verificare l’operato dell’amministrazione senza condizionamenti politici e nell’esclusivo interesse pubblico.
Le polemiche di queste ore sembrano quindi trascurare il dato essenziale: la vigilanza non è una questione di appartenenze tattiche, ma di coerenza politica e di corretto funzionamento delle istituzioni. Quella tattica e quella trasversalità che invece non celano a dovere coloro che predicano la sinistra e puntualmente preferiscono la destra: d’altronde tra Verdecchia e Verrecchia passa giusto una consonante.
P.S. Su Ruscio nessun commento. D’altronde si è autovotata, unico voto al proprio nome, ed è quindi fuori dalla disputa tra destra e sinistra.
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