“… ora, contro la loro convalida noi presentiamo questa pura e semplice eccezione: cioè, che la lista di maggioranza governativa, la quale nominalmente ha ottenuto una votazione di quattro milioni e tanti voti… cotesta lista non li ha ottenuti, di fatto e liberamente, ed è dubitabile quindi se essa abbia ottenuto quel tanto di percentuale che è necessario (Interruzioni. Proteste) per conquistare, anche secondo la vostra legge, i due terzi dei posti che le sono stati attribuiti! Potrebbe darsi che i nomi letti dal Presidente sieno di quei capilista che resterebbero eletti anche se, invece del premio di maggioranza, si applicasse la proporzionale pura in ogni circoscrizione. Ma poiché nessuno ha udito i nomi, e non è stata premessa nessuna affermazione generica di tale specie, probabilmente tali tutti non sono, e quindi contestiamo in questo luogo e in tronco la validità della elezione della maggioranza (Rumori vivissimi). Vorrei pregare almeno i colleghi, sulla elezione dei quali oggi si giudica, di astenersi per lo meno dai rumori, se non dal voto”.
100 anni fa, nell’aula di Montecitorio, precisamente alle ore 15, Giacomo Matteotti pronunciava il discorso che gli sarebbe costato la vita, quello che denunciava e violenze e gli abusi dei fascisti alle elezioni del 6 aprile del 1924.
“Coloro che ebbero la ventura di votare e di raggiungere le cabine, ebbero, dentro le cabine, in moltissimi Comuni, specialmente della campagna, la visita di coloro che erano incaricati di controllare i loro voti. Se la Giunta delle elezioni volesse aprire i plichi e verificare i cumuli di schede che sono state votate, potrebbe trovare che molti voti di preferenza sono stati scritti sulle schede tutti dalla stessa mano, così come altri voti di lista furono cancellati, o addirittura letti al contrario.”
Il testo integrale del suo discorso ci restituisce una attualissima lezione di coraggio e di democrazia ma anche l’ostracismo da parte dei colleghi alla Camera: in esso vi sono infatti riportate minacce e innumerevoli interruzioni.
L’allora segretario del partito Socialista unitario protestò con coraggio e fermezza contro quanti in aula cercavano di impedirgli di parlare chiedendo poi il disconoscimento del risultato elettorale, ottenuto con la minaccia, l’intimidazione e la violenza.
“Coloro che ebbero la ventura di votare e di raggiungere le cabine, ebbero, dentro le cabine, in moltissimi Comuni, specialmente della campagna, la visita di coloro che erano incaricati di controllare i loro voti. Se la Giunta delle elezioni volesse aprire i plichi e verificare i cumuli di schede che sono state votate, potrebbe trovare che molti voti di preferenza sono stati scritti sulle schede tutti dalla stessa mano, così come altri voti di lista furono cancellati, o addirittura letti al contrario”.
Matteotti fu rapito e assassinato il 10 giugno 1924 da una squadra fascista.
“Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse. (Commenti) In aggiunta e in particolare… (Interruzioni), mentre per la legge elettorale la milizia avrebbe dovuto astenersi, essendo in funzione o quando era in funzione, e mentre di fatto in tutta l’Italia specialmente rurale abbiamo constatato in quei giorni la presenza di militi nazionali in gran numero…”.
Ai suoi compagni di partito, disse: “Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me”. Il suo corpo fu ritrovato due mesi dopo, il 16 agosto 1924 dal brigadiere in licenza Ovidio Caratelli nel bosco della Quartarella. Il luogo ove fu rinvenuto piegato in due, in una buca, il corpo di Giacomo Matteotti è divenuto luogo di memoria con un ceppo commemorativo all’altezza del chilometro 25 della via Flaminia.
Oggi alla Camera c’è stata la celebrazione dei 100 anni dal discorso del deputato Matteotti.
Alla commemorazione hanno presenziato: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il presidente del Senato Ignazio La Russa, la premier Giorgia Meloni, Gianfranco Fini, Luciano Violante, Carlo Nordio, Elly Schlein, Mario Monti, la nipote del deputato socialista, Laura Matteotti, e sua nuora, Zahra Haider Mohamed. 300 gli studenti ad assistere tra il pubblico e in Transatlantico una mostra dei documenti ufficiali del deputato, i resoconti parlamentari e una parte dello scambio epistolare con la moglie Velia Titta.
«Oggi siamo qui a commemorare un uomo libero e coraggioso ucciso da squadristi fascisti per le sue idee. Onorare il suo ricordo è fondamentale per ricordarci ogni giorno a distanza di 100 anni da quel discorso il valore della libertà di parola e di pensiero contro chi vorrebbe arrogarsi il diritto di stabilire cosa è consentito dire e pensare e cosa no» ha dichiarato la premier Giorgia Meloni, che ha aggiunto: «La lezione di Matteotti, oggi più che mai, ci ricorda che la nostra democrazia è tale se si fonda sul rispetto dell’altro, sul confronto, sulla libertà, non sulla violenza»
Matteotti, la cui uccisione diede inizio a uno dei periodi più bui della storia d’Italia, chiuse il suo discorso quel 30 maggio di 100 anni fa con queste parole:
“Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni.”
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