Un’analisi di Alfonso De Amicis a 15 anni dal sisma: “Non si vede la luce in fondo al tunnel”

Un’analisi di Alfonso De Amicis a 15 anni dal sisma: “Non si vede la luce in fondo al tunnel”
05 Feb 2024

L’AQUILA – “Sono passati quindici anni dal terremoto del 6 aprile 2009 e la luce in fondo al tunnel non si vede ancora. È invece più viva la luce di quella notte riscaldata dai camini ancora accesi”.

A scriverlo in una nota che pubblichiamo integralmente Alfonso De Amicis.

“Quella notte – continua De Amicis –  sono uscito di casa ed insieme agli altri fortunati ho aiutato Valentina e Fabio insieme ai figli, ormai maggiorenni, poi tutti emigrati in America. Abbiamo aiutato Silvana e Dario che nel frattempo hanno “conquistato” il diritto ad un’altra abitazione. A volte abbiamo assistito a veloci ricostruzioni di case mai abitate prima. Sicuramente tutto legale. Lo diceva a suo tempo anche un mitico personaggio di Paganica con il suo intercalare ironico: “È legale!”.

Quella notte sono uscito con la stufa ancora accesa, ma oggi, forse domani, o non so quando, per riavere la canna fumaria dovrò pagare la ditta? Sono uscito che avevo 58 anni ed oggi sto nei 73: quasi due decenni. Una sorte che coinvolge intere frazioni e alcune parti della stessa città dell’Aquila. Le parti dei borghi e della città che sono stati ricostruiti sono invasi da cartelli “Vendesi e/o affittasi”. Il rimpianto professor Raffaele Colapietra più volte e con insistenza aveva proposto che nell’Archivio di Stato si facesse una mostra con la quale, attraverso documenti e carte dell’epoca, si mostrasse come, in occasione del terremoto del 02 febbraio 1793, un imponente intervento pubblico disegnò l’avvenire di questo territorio. Infatti l’inviato del potere centrale, allora con sede a Napoli, fu il marchese Della Rocca, che progettò e dettò modalità e tempi della ricostruzione.

In breve tempo i poteri comunali e i notai esercitarono, ognuno per le proprie competenze, con i loro banchetti tra le macerie di Piazza del Mercato – ovvero Piazza Duomo -, gli incarichi assegnati. Quindi si privilegiò la ricostruzione pubblica invece di quella privata e, nel contempo, ci furono incentivi per chi decideva di venire a vivere all’Aquila!

Presso l’Archivio di Stato dell’Aquila c’è anche un fondo della Prefettura che copre gli anni dal 1911-12 fino al 1957- ’58. Lì sono descritti gli anni del terribile terremoto della Marsica del 1915. Si cominciò con le “casette” come venivano chiamate e sempre nel 1958 parliamo ancora di “casette”. Le frazioni furono inserite in quel percorso storico. Noi invece, un po’ a causa del G8 – trasferito in tutta fretta dalla Maddalena a L’Aquila – e di una classe politica aquilana insufficiente ma anche a causa di una scarsa e insufficiente società civile, abbiamo eseguito il metodo “Aquila”. Pertanto ancora oggi non solo non abbiamo le frazioni ricostruite, ma abbiamo consegnato il centro storico ad una idea e ad un vivere che somiglia a un grande centro commerciale dentro le Mura medioevali. Forse è nelle pieghe del metodo “Aquila”, anche se in cosa consista il metodo “Aquila” sfugge a molti.

E mentre si discute della “fedeltà” delle pietre che pavimentavano il Corso Inferiore e il Corso Superiore – così come erano chiamati sia secondo il Catasto Napoleonico e successivamente secondo il Catasto Urbano -, noi abbiamo perso il senso dello uscire di casa per lo “struscio” ed essere un consumatore o un avventore è diventato un tutto unico. Stiamo rinascendo!

Sembra quasi come durante il periodo di Sagunto assediata: è tutto un divertimento. Meglio non svegliarsi. Altrimenti sarebbero troppi i dubbi ed i sentimenti contrastanti. Finita l’emergenza quale città avremo? E le frazioni? Quale sarà il loro destino?

Comunque prometto che vi terrò informati sulla mia canna fumaria: se mi è dovuta o meno. E starò sempre allegro perché il mio piangere non deve disturbare né parenti, né amministratori di studi di progettazione e nemmeno amministratori di condomini. Per mantenere la memoria del disastro dobbiamo affidarci al saggio cinese. Noi, non tutti siamo usciti sconfitti. La pala non è stata utile per rimuovere le incrostazioni storiche, tuttavia i nipoti e poi gli altri possono tenere alta coscienza e giustizia. I lavori inizieranno entro l’anno. Di quale anno non è dato sapere


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