riceviamo e pubblichiamo
La presunta società aperta non si limita ad essere più profondamente spaccata a livello economico e culturale nelle società occidentali dalla seconda metà del XX secolo, ma è anche socialmente impermeabile. Mentre i confini sono più permeabili per chi non appartiene a un certo Stato, quelli tra le classi sociali sono diventati muri veri e propri, sempre più difficili da superare. La tanto celebrata apertura della “società aperta” è quindi un semplice slogan. Le speranze dei più deboli, delle donne, di ascesa sociale, naufragano con il completo isolamento della classe più abbiente chiusa nella sua torre d’Avorio. Così la tanto acclamata emancipazione della donna è stata soprattutto una emancipazione della donna laureata, della donna di classe di quella in carriera, delle influencer. Oggi rispetto a l’altro ieri le donne con un buon livello di istruzione hanno effettivamente molte più opportunità di camminare con le proprie gambe, di realizzarsi nella professione che desiderano e di determinare la propria esistenza. Per le donne non laureate, e ancor più per coloro che non hanno nemmeno il diploma, al contrario l’emancipazione è stata minima o non c’è stata per niente. Pochissime, di queste infatti, potrebbero percepire come una liberazione l’essere costretta a fare le pulizie nelle case delle famiglie benestanti che si sommano alle faccende domestiche nella propria casa, o al doversi spaccare la schiena in altri lavori a basso reddito perché lo stipendio del marito, del compagno o dell’amico per necessità, non è più in grado di sostenere la famiglia. Queste condizioni di lavoro predatorio non presentano per la donna elementi di autodeterminazione e di realizzazione personale. Per tante donne, al di fuori delle zone di benessere della nostra società, l’allontanamento dalla “famiglia” normale, quindi non equivale a indipendenza bensì a ulteriori ingiustizie e insicurezze che tendono piuttosto spesso a sfociare nel baratro della povertà qualora queste donne si trovino a dover tirar su figli da sole. A pensar male si fa peccato e tuttavia a volte si coglie nel segno, e allora pensando alle condizioni della famiglia essa non viene aggredita, attaccata, secondo le modalità ben descritte da Federico Engels, bensì destruttrandola con una aggressione economica senza precedenti. Caricandola tra l’altro di alcune funzioni di socialità che prima erano proprie del welfare. E peggio stai peggio saranno le conseguenze a partire dalle donne e dai figli. Rossana Rossanda prima di lasciarci ha molto indagato e offerto discussioni e prospettive sulle condizioni delle donne e sulla loro natura legate a situazioni economiche strutturali ben precise. “Femminismo e comunismo sono ambedue espressioni di una soggettività che si vede espropriata, si ribella e propone un rivoluzionamento della società l’uno nei rapporti fra donne e uomini e l’altro tra operai e capitale. Ma basta questo bisogno acuto, tale da risvegliare opposte passioni ed essere divenuto soggetto di storia, renderli simili? Non credo. Non è indifferente che siano assai diversi i tempi e gli obiettivi del conflitto maschio e femmina e quello tra operai e capitale. La disparità di potere tra donne e uomini e millenaria…La classe è invece giovane e si costruisce insieme al modo di produzione capitalistico… Ancora, gran parte del conflitto fra donna e uomo sembra potersi risolvere nel quadro della democrazia rappresentativa – che lei abbia diritto di voto appare un ovvietà, che non si capisce bene che cosa abbia impedito di riconoscere prima del Novecento se non come una contraddizione della democrazia – mentre il conflitto capitale/lavoro non si risolve in essa, anzi neppure è evidente in un sistema che ha nella proprietà privata dei mezzi di produzione uno dei suoi cardini. Il diritto letteralmente non vede la perdita di sé dell’operaio quando diviene merce. E neppure vede le donne come cittadine dimezzate, ma come mogli, madri, o figlie nel diritto di famiglia, dotandole di minore responsabilità e capacità, o come delinquenti nel codice penale quando la loro trasgressione è tale da non poter essere consegnata al castigo del patriarca. Benché la sessualità abbia ordinato il mondo vivente, il diritto lo depura da esso – il cittadino che lentamente prende possesso della Res Publica è neutro. È come se donne e operai non potessero essere visti senza turbamento nella loro imperfezione sessuale o proprietaria” (Rossana Rossanda. “Un secolo due Movimenti”). E così nel giro di poche decadi, pare una infinità dal punto di vista storico, siamo passati da alte interpretazioni e difficili prospettive al patto storico(oggi è tutto un appellativo di grandezza) per introdurre nelle scuole la materia sulla parità di genere. Ed ognuna ha rivendicato che non si fermeranno fino a quando….. La società dello spettacolo ha bisogno di un accumulo di merci e di mercato
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