Sia chiaro: il voto di contrarietà non è stato solo rispetto ad un progetto che, a dire il vero, è meno impattante rispetto ad altri approvati da questa amministrazione e che, tra l’altro, s’inserisce all’interno di una strada-mercato non pianificata, un’area commerciale che nel tratto di 2 km vede la presenza di decine di attività commerciali di piccole o medie dimensioni a cui se ne andranno ad aggiungere, oltre questa, almeno altre tre o quattro di pari grandezza se non superiore, già in programma o in cantiere.
Il voto di contrarietà ha voluto, anche e soprattutto, rappresentare una denuncia del lassismo della Giunta Biondi che, in questi anni, ha abbandonato qualsiasi attività di pianificazione urbanistica lasciando che a dettare le scelte fossero gli interessi di alcuni imprenditori.
Una politica scellerata che sta minando lo sviluppo futuro della città e, tra l’altro, penalizza anche gli imprenditori che dovrebbero poter investire sapendo cosa si può costruire, dove e con quali modalità, ed invece sono costretti a ‘contrattare’ continuamente con l’amministrazione.
Abbiamo letto, nei giorni scorsi, alcuni appelli a votare contro la proposta per tutelare gli interessi della piccola distribuzione, dei negozi di prossimità, delle botteghe: condividiamo le preoccupazioni legate all’affanno che vive il commercio al dettaglio, ma la questione andrebbe affrontata con politiche mirate.
Come non regge, stavolta, la pur legittima battaglia avverso nuove forme di cementificazione visto che, nel caso in questione, il terreno su cui il richiedente ha avanzato proposta di rotazione urbanistica ha un indice edificatorio ad uso direzionale superiore a quello in discussione stamane (intervento che si sarebbe potuto realizzare senza il passaggio della delibera in Consiglio comunale).
Il punto è un altro.
La questione è politica e amministrativa e va ben oltre il perimetro dell’intervento: riguarda il cortocircuito generato dall’inerzia dell’amministrazione che continua ad operare, per scelta, con quanto disposto in un Piano regolatore concepito, scritto e approvato circa 50 anni fa.
Nel frattempo, però, è cambiato il mondo, la società; c’è stato anche un terremoto che ha stravolto la città. Si continuano ad assumere decisioni, tuttavia, sulla base di uno strumento oramai obsoleto, inadeguato, superato dai fatti.
La triste verità è che il piano regolatore generale è diventato “la tela di Penelope dell’amministrazione”, uno strumento destinato a non arrivare mai ad approvazione, e proprio per questa ragione utilizzato come pretesto per giustificare la possibilità di affrontare solo il particolare, attraverso singole e continue proposte di varianti al PRG vigente secondo un modello ormai consolidato di urbanistica on demand.
Ma se la scelta dell’assessore De Santis, in continuità con i suoi predecessori, è quella di fare ammuina sul nuovo PRG per tenersi le mani libere e concordare di volta in volta con il singolo imprenditore le modalità con cui una licenza può essere concessa o meno, ebbene sappia che continuerà a trovarci sulle barricate e, anzi, nelle prossime settimane apriremo su questi temi una riflessione pubblica con la città.
È ora di dire basta a queste modalità, è ora di pretendere che la città si doti di strumenti di pianificazione adeguati ai tempi e alle mutate esigenze.
Ci chiediamo: quali sarebbero le esigenze di natura generale cui gli interventi approvati in questi anni risponderebbero?
Il pubblico interesse necessario per giustificare una variante urbanistica risponde agli stessi criteri di 50 anni fa o sarà forse cambiato e c’è dunque esigenza di ridefinirlo?
Nella città con la più alta concentrazione di automobili in rapporto alla popolazione (circa 1 a persona), è interesse pubblico incrementare il numero di parcheggi oppure ridefinire l’assetto urbanistico e infrastrutturale in un’ottica di potenziamento del trasporto pubblico e di forme di mobilità alternative a quella delle automobili?
Parliamo di urbanistica, di governo del territorio, e sarebbe compito di chi ha quella delega occuparsene seriamente, con competenza.
Si ponga fine, dunque, a questa farsa, si dica che non si approverà un nuovo PRG e si passi almeno all’utilizzo di strumenti urbanistici più flessibili e veloci come Masterplan o Piani di Recupero Urbano focalizzati a determinati ambiti della città, in modo che tra il generale e il particolare si approcci a questo tema con un quadro di riferimento di media scala.
Quante e quali sono le proposte che sono al vaglio o in procinto di essere presentate al Comune dell’Aquila da parte degli imprenditori? Lo si dica con chiarezza e trasparenza e le si metta tutte sul tavolo.
Sarebbe miope puntare il dito contro le proposte dei privati, ma non è accettabile che a governare l’urbanistica in città sia l’iniziativa individuale e uno stato di fatto immutabile”.
Aree idonee, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci chiede la modifica della legge regionale e critica la posizione dell’assessore Mario Quaglieri.
Sabato 24 ottobre a partire dalle ore 10 presso l’Istituto Serpieri di Avezzano, in programma il primo appuntamento "La comunità tra difficoltà e speranza".
Il Partito democratico aquilano pone alcuni interrogativi, ma un dato resta: oggi al momento dell'apertura delle vendite molti cittadini si sono collegati. Alle 15:05, appena tre minuti dopo, i biglietti risultavano già esauriti.
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