Ferrovia Roma-Pescara “strategica”. Movimento Nonviolento Sulmona: “Un rischio per l’Abruzzo”

Ferrovia Roma-Pescara “strategica”. Movimento Nonviolento Sulmona: “Un rischio per l’Abruzzo”
17 Dic 2025

La decisione di classificare la ferrovia Roma–Pescara come infrastruttura strategica per la mobilità militare solleva interrogativi e forti preoccupazioni sul piano della sicurezza dei territori e delle popolazioni coinvolte. Una scelta che, secondo Mario Pizzola, rischia di trasformare un’infrastruttura civile fondamentale per l’Abruzzo in un potenziale obiettivo militare, aprendo scenari pericolosi e alimentando una deriva di crescente militarizzazione.

Seguono le dichiarazioni del Movimento Nonviolento-Sulmona.

“Ci mancava solo questo: il regalo di Natale di Marsilio, che trasforma la ferrovia Roma–Pescara in un obiettivo militare strategico in caso di guerra o di attentati terroristici. Un’idea “geniale”, quella del presidente della Regione, o un pericolo concreto per gli abruzzesi? È evidente che, se la Roma–Pescara viene classificata come infrastruttura strategica per la mobilità militare, il rovescio della medaglia non può che essere l’inclusione della stessa infrastruttura nella lista degli obiettivi prioritari da colpire da parte di un ipotetico nemico.

Un nemico che, a ben vedere, non viene più descritto come così ipotetico, visto che i governanti europei, compresi i nostri, hanno già “previsto” che la Russia ci attaccherà entro pochi anni. La parola d’ordine diventa dunque “dobbiamo prepararci”. Via libera, perciò, a un programma di maxi-riarmo, alla reintroduzione della leva militare, per ora definita “volontaria” per non spaventare troppo, e alla militarizzazione di tutto ciò che è militarizzabile. Naturalmente non esiste alcuna prova che la Russia abbia un interesse o un piano per attaccare l’Europa, ma i nostri governanti, presi da una vera e propria fobia della guerra, stanno facendo di tutto per convincerci che il nemico è alle porte, con grande soddisfazione dei produttori di armi e di tutti gli affaristi che ruotano intorno al complesso militare-industriale-finanziario.

Ma torniamo alla ferrovia Roma–Pescara. È fantasia pensare che possa essere bombardata? No, perché è già successo durante la Seconda guerra mondiale. A Sulmona, nodo nevralgico allora come oggi della linea Pescara–Roma, il 27 agosto 1943 la stazione ferroviaria fu bombardata dagli aerei angloamericani, lasciando sul terreno 104 morti. Ma Sulmona, in caso di guerra, dovrebbe fare i conti anche con altri due obiettivi militari strategici: il deposito militare di Monte San Cosimo, allora Dinamitificio Montecatini-Nobel, anch’esso bombardato lo stesso giorno della stazione, e la centrale Snam. La guerra tra Russia e Ucraina dimostra chiaramente come gli impianti energetici siano tra i bersagli più colpiti, soprattutto quando, come in questo caso, si tratta di una centrale al servizio di un mega gasdotto di 425 chilometri.

Oggi la guerra è ancora più micidiale rispetto al passato, non solo per la maggiore potenza distruttiva degli armamenti, ma anche perché coinvolge sempre più direttamente la popolazione civile. Ecco perché definire come strategiche infrastrutture nate per finalità sociali ed economiche, e non militari, è una decisione pericolosa e irresponsabile. Marsilio potrà anche essere convinto di aver avuto un’idea brillante per scucire risorse dal bilancio della Difesa, ma si rende conto che così facendo espone i cittadini abruzzesi che vivono lungo la tratta ferroviaria a gravissimi rischi?

Oggi il pericolo immediato di una guerra non esiste, ma continuando a gridare “al lupo, al lupo” e portando avanti una politica di riarmo senza precedenti, che provocherà inevitabilmente una risposta analoga dall’altra parte, il rischio concreto è quello di una spirale incontrollabile capace di spingere l’umanità verso il baratro. È indispensabile opporsi fin da subito a questa folle militarizzazione delle menti e dei territori. Il cosiddetto servizio di leva volontario annunciato dal ministro della Difesa Guido Crosetto appare come la anticamera del ripristino del servizio militare obbligatorio.

Contro i venti di guerra che soffiano sempre più forti sull’Europa, il Movimento Nonviolento ha lanciato la Campagna nazionale di obiezione alla guerra e alla sua preparazione. Tutti, giovani e adulti, possono sottoscrivere una dichiarazione preventiva di obiezione di coscienza. Non si tratta di una semplice petizione, ma di una vera assunzione di responsabilità. La richiesta politica è l’istituzione di un albo nazionale degli obiettori di coscienza che, nel rispetto della Costituzione, ripudiano la guerra e non intendono parteciparvi in alcun modo. I moduli firmati saranno inviati alle autorità competenti e in primo luogo al Presidente della Repubblica, che è anche capo delle Forze armate”.


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