De Amicis:” Ogni uomo dotato di buon senso è favorevole al salario minimo”

De Amicis:” Ogni uomo dotato di buon senso è favorevole al salario minimo”
19 Lug 2023

Riceviamo e pubblichiamo dallo storico esponente della sinistra aquilana

Qualsiasi cittadino dotato di buon senso e pensiero critico è favorevole al salario minimo. Il nostro paese ha l’invidiabile record dove negli ultimi 40 anni il salario reale e diminuito del 2 per cento. Le politiche defllattive inaugurate dal centro sinistra e proseguite dai loro competitor hanno portato questo paese a rapporti sociali e istituzionali che ricordano il fine ottocento. I personaggi che ne vengono fuori ne danno la caratura. Epperò l’ultima proposta sul salario minimo risulta un insulto sociale alla povertà alla dignità umana. “9 euro lordi, tolti i contributi previdenziali, IRPEF, oltre che addizionali regionali e comunali, cosa rimane? 6,5 euro l’ora, certo pur sempre meglio di 4,5 netti l’ora ma sono sempre salari da fame occorre portarli ad almeno 15 euro”(Pasquale Cicalese). Tornano alla mente quei momenti storici dove sindacati di classe e partiti financo riformisti istruivano a leggere e comprendere fino in fondo la struttura del salario la sua genesi il suo legame con il sociale. Chiunque aveva chiaro il legame tra salario diretto e salario sociale e differito. Salario differito la tua pensione, la nostra pensione, salario sociale, alloggi pubblici, istruzione a tutti i livelli, universale, sanità pubblica efficiente. Rafforzare gli Ispettorati del lavoro per la tutela della sicurezza sul lavoro e lotta al lavoro nero. Ci sono alcune categorie come i servizi e il turismo dove i salari sono da fame. Altro che lo sproloquio sulla Cina. In quel Paese Continente sono anni che vige la reflazione salariale che ha portato all’impressionante risultato di tirare fuori dalla povertà 800 milioni di persone. Assistiamo a questi straordinari eventi nel momento in cui il giornale di Confindustria ci aggiorna circa il fatto che una nuova grande austerità sarebbe inevitabile, causa la guerra. Intendono rinnovare e rafforzare lo scenario che abbiamo vissuto negli ultimi 40 anni. Lacrime e sangue per gran parte della popolazione. Non certo per le imprese a cui verranno destinate valanghe di risorse pubbliche. I nuovi profitti di imprese e famiglie ancora una volta prenderanno la strada degli investimenti esteri del lusso e non la via dell’innovazione tecnologica della ricerca dell’aumento dei salari. Qui furbescamente si chiede il cuneo fiscale. Tutto a carico dello Stato della collettività, degli stessi lavoratori. Risulta chiaro che il finto dibattito sul salario è l’ennesimo specchietto per l’allodole. Ognuno recita la parte data. Dai così detti partiti dell’arco incostituzionale ai sindacati complici, corporativi, concertativi. La già maestra per uscire da questa gabbia salariale sarebbe la contrattazione nazionale generalizzata con sindacati di classe di cui all’orizzonte di ha difficoltà a vedere se non nella generosità e abnegazione dell’USB. Tuttavia nei rapporti di forza dati per ora Indica la giusta direzione pur se insufficiente. Ancora volta perdiamo tempo e il circo mediatico enfatizzando parole e circostanze ci prendono per i fondelli

Alfonso De Amicis


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