“Libertà per Anan, Alì e Mansour! Basta complicità del governo italiano con lo stato occupante e genocida di Israele!” Con queste parole d’ordine giovedì 5 e lunedì 9 settembre siamo stat3 in presidio davanti al Tribunale dell’Aquila per manifestare la nostra totale solidarietà e vicinanza ai 3 ragazzi palestinesi arrestati qui in città con l’accusa di “terrorismo”, su pressione del governo, questo sì terrorista, di Israele, che aveva richiesto anche l’estradizione di uno di loro, Anan Yaeesh.
L’11 luglio la Cassazione aveva deciso di annullare la richiesta del mandato di cattura per Ali Irar e Mansour Doghmosh, rinviando l’ultima decisione per la loro scarcerazione al Tribunale del Riesame di L’Aquila che si è riunito lunedì in un’ultima udienza.
Siamo stati in presidio per la loro liberazione e per quella di Anan Yaeesh, partigiano della resistenza contro il brutale colonialismo sionista in Cisgiordania, perché venga riconosciuta la protezione internazionale e applicato il diritto umanitario a tutti loro.
Dopo 6 mesi di ingiusta detenzione, con accuse palesemente inventate dallo Stato genocida di Israele, il Tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare per Ali e Mansour e ne ha ordinato l’immediata scarcerazione.
Ali, che già godeva della protezione umanitaria, è stato liberato per il ricorso degli avvocati avverso la revoca della protezione scattata in seguito all’accusa di terrorismo.
Nel caso di Mansour Doghmosh, invece, l’accanimento repressivo continua. A causa di lungaggini burocratiche Mansour è ancora in attesa di protezione umanitaria ed è stato portato prima all’ufficio immigrazione della questura di Cosenza, poi imprigionato nel Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) di Ponte Galeria, in attesa di essere rimpatriato.
Ma “rimpatriato” dove, se neanche l’Italia ha riconosciuto al popolo palestinese il diritto a una “Patria”?
Nella sua richiesta di protezione umanitaria Mansour dichiarava che era impossibile vivere nel campo di Tulkarem, poiché era sempre preso di mira e spesso bombardato dalle forze occupanti israeliane.
Il trasferimento di Mansour nel CPR rappresenta una grave violazione dei diritti umani, una decisione che lo espone al rischio di subire ulteriori persecuzioni e violenze.
Mansour ha moglie e tre figli piccoli qui in Italia, e non può essere rimpatriato in Palestina, dove da 11 mesi si sta consumando un genocidio, dove più di 50mila palestinesi sono stati uccisi dal 7 ottobre, dove rischierebbe la detenzione politica in un carcere israeliano in cui, per la stessa Corte d’Appello dell’Aquila, torture e trattamenti inumani e degradanti sono la prassi.
Oggi, giovedì 12 settembre, in Tribunale a Roma, rischia di esserci la “convalida” di quest’ulteriore ingiustizia nei confronti di un palestinese. Ma i difensori di Mansour cercheranno di farne valere le ragioni, poiché dal punto di vista “tecnico-giuridico” egli ha tutte le possibilità di riottenere il permesso di soggiorno ed avanzare la richiesta di “asilo politico”, stante l’occupazione e la guerra perpetrata da Israele anche a Tulkarem, in Cisgiordania, da cui Mansour proviene.
Come Comitato Palestina L’Aquila abbiamo aderito all’appello urgente lanciato dal Comitato per la liberazione di Anan Yaeesh per chiedere l’immediata liberazione di Mansour Doghmosh e il riconoscimento della protezione umanitaria per lui e la sua famiglia (https://www.instagram.com/
Riteniamo inaccettabile quanto avvenuto nella nostra città con questi arresti arbitrari e condanniamo la continua persecuzione dei prigionieri politici palestinesi.
Esprimiamo piena solidarietà a Mansour e alla sua famiglia, annunciando che metteremo in campo ogni utile iniziativa e mobilitazione se la situazione di Mansour, nelle prossime ore, non evolverà positivamente. In tal senso abbiamo indetto per sabato 14 settembre, alle ore 11, un presidio davanti alla Prefettura dell’Aquila.
Non abbasseremo la guardia fin quando non riabbracceremo tutti i nostri fratelli palestinesi.
La mobilitazione continua, per la liberazione di Mansour, per la liberazione di Anan, per la liberazione di tutta la Palestina.”
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