Campi Flegrei, dove andrebbe la popolazione in caso di evacuazione

Campi Flegrei, dove andrebbe la popolazione in caso di evacuazione
29 Mag 2024

Le recenti scosse sismiche avvenute nella regione campana hanno innescato un clima di apprensione tra la popolazione e le autorità locali. Il 20 maggio scorso, un terremoto di magnitudo 4.4 ha colpito l’area dei Campi Flegrei, segnando il più forte evento sismico degli ultimi 40 anni in questa regione.

Questo evento ha riacceso i riflettori sull’importanza di un piano di evacuazione per garantire la sicurezza dei residenti. Si è proposto un approccio graduale, che prevede diverse fasi d’azione fino al trasferimento temporaneo della popolazione in varie regioni italiane.

È essenziale sottolineare che si tratta di un piano che verrebbe attivato solamente in situazioni di emergenza grave, caratterizzate da scenari che richiedono un intervento tempestivo e strutturato. I Campi Flegrei costituiscono una vasta area vulcanica attiva situata a ovest della città metropolitana di Napoli. Oltre alle zone del capoluogo, l’area coinvolge i comuni di Pozzuoli, Monte di Procida, Bacoli, Quarto e, in parte, Marano di Napoli e Giugliano in Campania, ospitando complessivamente circa un milione e mezzo di persone.

La caldera dei Campi Flegrei, una sorta di conca ribassata estesa per circa 200 km quadrati, è soggetta a fenomeni di bradisismo, caratterizzati da movimenti del terreno alternati tra abbassamento lento e sollevamento rapido, spesso accompagnati da terremoti superficiali di bassa magnitudo. Dal 2005 è iniziata una fase di sollevamento della caldera, con un aumento della frequenza dei terremoti registrati a partire dal 2023.

La preoccupazione per la sicurezza pubblica è emersa già in passato, con eventi sismici come quelli del 2005 e del 2023, che hanno spinto il governo a adottare misure urgenti di prevenzione del rischio sismico nella regione.

Il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile ha aggiornato la pianificazione nazionale per il rischio bradisismico e vulcanico ai Campi Flegrei, con interventi come il decreto del 2016 che ridefinisce gli scenari eruttivi e individua le zone di pericolosità.

Il piano di evacuazione prevede una distinzione tra la zona rossa, più a rischio e abitata da circa 500 mila persone, e la zona gialla, potenzialmente meno colpita e con circa 800 mila residenti. Ogni regione italiana è stata “gemellata” con un comune o una municipalità flegrea, stabilendo le destinazioni per l’eventuale trasferimento temporaneo della popolazione.

Il piano prevede una fase di preallarme, durante la quale le persone possono allontanarsi autonomamente, seguita dalla fase di allarme che richiede l’evacuazione temporanea della popolazione dalle zone rosse. La Protezione Civile stima che l’intero processo di evacuazione richiederebbe circa 72 ore.

È fondamentale chiarire che questi piani si applicano esclusivamente all’area dei Campi Flegrei e non al sistema vulcanico del Vesuvio. Mentre i primi sono stati aggiornati di recente, i piani per il Vesuvio risalgono al 2001, con gemellaggi tra comuni campani e altre regioni italiane.


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