61^ puntata

Per il Giorno della Memoria, Nichi Vendola ospite dell’Avvocato del Diavolo

L’Avvocato del diavolo è il format politico di Abruzzo Sera, condotto ogni settimana dal Direttore Fabio Pelini.

In occasione del Giorno della Memoria, una puntata speciale, la 61ma, in compagnia di Nichi Vendola, politico di lungo corso, ma anche poeta e pensatore mai banale.

E’ stato un confronto molto stimolante, che ha sviluppato una riflessione che ha saputo tenere insieme memoria, storia e attualità.
Il punto di partenza non poteva che essere il ricordo della Shoah, una delle più grandi tragedie della storia dell’umanità. Un fatto storico enorme, che se accaduto una volta, significa che può accadere di nuovo. E qui è il punto. Anche se gli eventi storici hanno sempre una propria specificità, quel “mai più” gridato con forza dopo l’orrore nazifascista, non sembra essersi avverato.
Altre tragedie hanno tristemente fatto capolino nella nostra realtà. Il genocidio a Gaza è in questo senso una cartina di tornasole. “La storia insegna, ma non ha scolari”, sosteneva Antonio Gramsci. In un mondo che sembra dimenticare troppo in fretta le lezioni del passato, Vendola ha riflettuto sul senso profondo della memoria e dell’impegno politico oggi.
Un passaggio intenso che ci spinge a chiederci: siamo ancora capaci di ascoltare la Storia?
L’ex presidente della Puglia si è infine soffermato sull’attualità e sulla degenerazione della democrazia americana. “Attorno a Trump c’è un gruppo di alcune persone che possiede l’economia mondiale e, attraverso social e AI, produce una realtà manipolata”.
Un’analisi spietata sul presente la sua: dalla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi oligarchi tecnologici alla sfida cruciale che ha davanti la Sinistra, il suo campo di appartenenza. “Se la produzione della conoscenza viene sottratta alla verità, cosa resta della democrazia?”, si è chiesto retoricamente il nostro ospite.
“Siamo di fronte alla normalizzazione di parole terribili”, ha concluso Vendola, lanciando un monito durissimo sullo stato della democrazia mondiale. Dallo sdoganamento del termine “deportazione di massa” alla parola genocidio svuotata di orrore, l’analisi si è conclusa con il richiamo a Bertolt Brecht: questa che viviamo è, a tutti gli effetti, “la cosa immonda”.

 


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