di Alessandra Prospero
Nato in Abruzzo (a Lanciano), cresciuto tra le prime band, i primi palchi e un legame profondo con la sua terra, Ivan Battistella porta ancora oggi quelle radici dentro la musica dei The Steel Bones, band fondata con Carlo Lantieri e che oggi vanta la presenza anche di Mirco Agostini al basso e Simone Gagliardi alla batteria, mentre dal vivo si avvale anche della presenza del tastierista Andrea Gagliardi.
Nel nuovo album 3 Legs Chair il cantante e fondatore della band racconta un percorso di maturità artistica fatto di equilibrio, esperienza e libertà creativa, in cui il passato diventa materia viva per costruire il futuro. In questa intervista parla di origini, ispirazioni e di come l’Abruzzo continui a essere un luogo dell’anima da cui nasce il suo suono.
Ci racconti come è nato il nuovo album e cosa ti ha ispirato nel processo di scrittura?
Diciamo che siamo partiti da materiale che era già scritto da tempo, e che non avevamo inserito nel primo disco. Abbiamo poi cominciato a sviluppare molte nuove idee, fortunatamente non smettiamo mai di scrivere Io e Carlo. Volevamo sicuramente un approccio ancora più personale, e dare un’impronta ancora più definita al nostro suono
Cosa ti ha mosso emotivamente e creativamente in questo progetto?
La libertà nel descrivere con semplicità, ma anche ironia, temi che mi stanno a cuore. E poi la voglia di fare un disco che trasmettesse “maturità”, che facesse pensare, The Steel Bones non sono la solita band underground.
Qual è il filo conduttore o il tema principale dell’album?
Sicuramente un tema centrale è la ricerca dell’equilibrio. La title track “ 3 Legs chair” ad esempio, parla di lotta contro le “dipendenze” e dello sforzo necessario per rialzarsi e restare in piedi senza cadere, come essere seduti su una sedia a 3 gambe appunto. Ma il tema dell’equilibrio ricorre in tutte le canzoni, toccando temi come la solitudine, o il far funzionare una relazione e, sì, anche l’età che avanza… purtroppo… ahahah
C’è un messaggio centrale che volevi trasmettere?
Come persona sicuramente, guardare avanti. Se stai a pensare a quello che non hai fatto ti deprimi. Pensa a quello che vuoi fare, il tempo usalo per creare qualcosa di tuo. Come musicista, credo la voglia di suonare tanto, di non prendersi troppo sul serio. Vorrei che si vedesse la “fame” di musica
Rispetto ai tuoi lavori precedenti, in cosa senti di essere cambiato come artista?
Moltissimo. L’esperienza ti aiuta sotto ogni aspetto. Se così non fosse avrei già smesso. Il poter scrivere canzoni con una band e non da solo, mi aiuta ad avere idee diverse, un approccio diverso, imparare cose nuove. Quando hai la fortuna come me, di stare su un palco con musicisti molto bravi, ti viene voglia di fare, di dare il massimo, di imparare… di studiare.

Questo album rappresenta una nuova fase della tua musica?
Dal punto di vista compositivo sicuramente, ma anche nel modo di lavorare in studio, usare strumenti diversi, cercare sonorità alle quali prima non ti approcciavi tanto. L’idea è quella di continuare ad evolvere per dare alla band uno stile sempre più definito, riconoscibile.
Ci sono tracce dell’album che consideri particolarmente personali o significative?
Sicuramente, 3 Legs Chair, From The Core, Wasted Years, Luck on my Side, dove descrivo comunque sentimenti vissuti direttamente, o visti “molto da vicino”.
Ce n’è una che ti emoziona più delle altre quando la ascolti?
MI piace molto il testo che ho scritto su “ Where The Eagles Go To Rest”, non avevo mai scritto un testo così riflessivo sulla società che mi circonda.
Com’è stato il tuo approccio alla produzione musicale questa volta?
Sicuramente la ricerca di un sound tutto personale. Volevamo che il disco suonasse “The Steel Bones”, anche se ovviamente le radici e il nostro background vengono fuori come sempre. Inoltre, abbiamo fortemente voluto un approccio diverso nel lavoro in studio. L’ingresso del nuovo bassista Mirco Agostini, ci ha permesso di lavorare molto “ come band “ negli arrangiamenti e in fase di registrazione abbiamo potuto lavorare molto più in stile vecchia scuola, registrando live le sezioni ritmiche di tutti i brani , cercando di dare il giusto groove al disco. Abbiamo usato tante chitarre diverse, arrangiato archi, usato pianoforti e organi Hammond. Ci piace molto lavorare in studio.
Hai sperimentato nuovi strumenti, collaborazioni o tecniche?
Nuovi strumenti? Mah.. diciamo che abbiamo usato tanti strumenti. Abbiamo sperimentato con gli archi, con gli organi, armoniche, miscelando il sound in modo da dare sempre un’impronta “retrò”. In questo Raffaelle Petrucci, il nostro sound engineer , è stato fondamentale. Riesce a cogliere le nostre idee e interpretarle molto bene, a volte anche meglio di noi.
In che modo il tuo ambiente o le tue esperienze di vita recente hanno influenzato i testi e le sonorità? Sicuramente mi influenza molto ciò che vivo ogni giorno. A volte ci sono particolari che possono sembrare insignificanti, ma che poi magari ispirano una canzone. Le nostre sonorità sono influenzate dalla musica che ascoltiamo, dalle radici musicali, ma anche da tutto ciò che possono essere nuove produzioni … (non roba come la trap ovvio..)
C’è qualche episodio concreto che ha dato forma a una canzone?
Queen of Rock n’ Roll descrive in modo molto ironico, di quando ci hanno rubato parte dell’attrezzatura, dopo un live a Roma, qualche anno fa. Io e Carlo abbiamo colto l’occasione per costruirci un video sopra ed esorcizzare la rabbia.
Tra le canzoni del nuovo album, quale pensi risuonerà di più con il pubblico dal vivo? E perché?
Per quello che stiamo notando durante i live, piacciono molto Sunset Song, Queen of Rock n’Roll. La prima è un blues corposo vecchia scuola, molto ruvido ma che rimane in testa. Queen è un brano rock molto semplice e diretto, che ti fa muovere..

Hai dei riferimenti artistici o influenze musicali che hanno guidato questo progetto?
Sì, sicuramente. Per noi band come Lynyrd Skynyrd, Allman Brothers sono un punto di riferimento, specialmente in studio. Ci ispiriamo molto a determinate sonorità e cerchiamo sempre di avere quel tipo di groove.
Che musica ascolti mentre componi? Io di rock in realtà ne ascolto molto poco … ahahah Ci sono band come Blackberry Smoke o Black Crowes, che mi piacciono parecchio, oltre ai miei miti come Zeppelin, Stones, Elvis… Negli ultimi anni, però, mi sono appassionato molto di musica Country ad artisti come Chris Stapleton, Keith Urban, Brad Paisley, che sono diventati un’influenza molto forte anche nel mio modo di scrivere.
Se potessi descrivere l’album con tre aggettivi, quali sceglieresti e perché?
Passionale: perché se lo ascolti senti che le voci, i suoni, le melodie sono passione pura.
Ruvido: perché quello che facciamo lo facciamo senza mezzi termini
Ironico: per questo devi leggere i testi!

Quali sono i tuoi prossimi passi dopo l’uscita dell’album? Tour, video, progetti futuri o nuove collaborazioni?
Tanta promozione e speriamo tante date live. Abbiamo già due date programmate in febbraio e marzo. Oltre alla collaborazione con Nova Era Records che distribuisce l’album, abbiamo iniziato a lavorare con due di verse agenzie di management e booking. Caronte Music Group che ci sta promuovendo in ambito Social e Spotify, e che sta lavorando per farci suonare in giro per l’Italia, Better Music Booking, che si occupa di promuoverci per date live in Germania e Svizzera. Stiamo lavorando anche ad un nuovo videoclip che faremo uscire nei primi mesi del 2026.
Quanto conta l’Abruzzo nel tuo percorso artistico?
Sono nato li. Ho cominciato li. Li ho mosso i primi passi come musicista, la prima band, i primi concerti. Lo scorso giugno sono tornato a suonare nella mia città Lanciano, dopo… ohhhh 30 anni!!!… sto invecchiando…
È una radice, un luogo dell’anima o una distanza necessaria per scrivere e creare musica?
È sicuramente la culla di tanti ricordi esperienze, anche molto negative, che però mi hanno insegnato, dalle quali ho tirato fuori lezioni importanti, e che senza dubbio mi hanno sempre ispirato a scrivere la mia musica. Io penso che la cosa importante sia riuscire sempre a portare quello che era, in quello che… sarà!

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